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    October 30

    INFO-BIGLIETTI...

    CAMPIONATO STAGIONE 2009/2010  F.C. INTER – A.S. ROMA DELL’ 8 NOVEMBRE Ore 20.45 STADIO COMUNALE “G. MEAZZA”


    PREVENDITA BIGLIETTI:
    DALLE ORE 10.00 DI LUNEDI’ 2 NOVEMBRE, ALLE ORE 19.00 DI SABATO 7 NOVEMBRE 2009

    PUNTI VENDITA:
    RICEVITORIE LIS LOTTOMATICA DELLA “RETE DI VENDITA BIGLIETTERIA CALCIO OSPITI” DELLA SOLA REGIONE LAZIO CONSULATBILI SUL SITO www.listicket.it

    PREZZO SETTORE OSPITI (TERZO ANELLO BLU):
    € 30,00

    MODALITA’:

    • VENDITA DI UN SOLO TAGLIANDO PER ACQUIRENTE DIETRO PRESENTAZIONE DI UN VALIDO DOCUMENTO DI IDENTITA’;

    • IL TITOLO ACQUISTATO NON POTRA’ ESSERE CEDUTO.

    COMUNICATO CURVA SUD...

    La Curva Sud, in occasione della partita Roma-Bologna effettuerà cinque minuti di silenzio per ricordare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda della morte di Stefano Cucchi, il ragazzo morto dopo il suo arresto a Roma nei giorni scorsi.

     

    ULTRAS NEL BENE E NEL MALE...

    Inchiesta andata in onda sul canale satellitare Current TV (piattaforma Sky)...
     
     

    PER RENDERE MEGLIO L'IDEA...

    Articolo tratto dal quotidiano Liberazione a firma Checchino Antonini ...
     

    Aveva già gli occhi neri il mattino dopo l’arresto, Stefano Cucchi, 31 anni. Morto dopo quattro giorni di ricovero nel reparto penitenziario del Pertini. Il viso sfigurato, due vertebre rotte. I familiari non lo hanno potuto visitare. Ora vorrebbero le foto dell’autopsia e la salma, prima che sia ricomposta. Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio ma il suo corpo sfigurato, a sua madre che cerca ancora verità, dice tutt’altro. Fino a l’altro ieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Tor Pignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente "Stefano era morto", in ospedale. Più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell’autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate. Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobre lo pescano con 20 grammi di sostanze nel vicino quartiere Appio Claudio. Le modalità dell’arresto e del sequestro non sono ancora note alla famiglia. All’una e mezza di notte di notte, il citofono di casa Cucchi segnala l’arrivo di Stefano. Non è solo. Con lui ci sono i militari che lo hanno arrestato. Perquisiranno solo la sua cameretta, senza per altro trovare nulla. Uscendo, uno di loro cerca di rassicurare la madre: "Signora non si preoccupi. Per così poco è capace che domani sia a casa ai domiciliari". Dettaglio importante: Stefano "era pulito", racconta Ilaria nella sala d’aspetto dell’obitorio di Piazzale del Verano. Ossia "camminava sulle sue gambe, non aveva segni sul viso". E ricorda quanto fosse esile suo fratello. Basso e magrissimo. Il mattino appresso suo padre va a Piazzale Clodio all’udienza per direttissima. Stefano aveva il viso livido e gli occhi gonfi. L’udienza è rinviata al 13 novembre. Si torna a Regina Coeli.

    Il sabato sera, l’indomani, i carabinieri arrivano a casa Cucchi per comunicare il ricovero al Pronto soccorso dell’Isola Tiberina. Si scoprirà, invece, che era stato portato al Pertini. Motivo ufficiale: dolori alla schiena dovuti a una caduta precedente all’arresto di cui in casa nessuno sa nulla. Ma una lastra dirà che aveva due vertebre rotte, una sacrale e una lombare, due vertebre basse. Si può camminare per tre giorni con due vertebre rotte, andare a casa, poi in carcere, quindi al processo e di nuovo in galera? Bisognerebbe sapere quanto siano profonde quelle lesioni. Ma sicuramente il dolore sarebbe stato evidente. E per capire quando si siano verificate ci sarebbe da osservare l’emorragia attorno alle vertebre. Quella sera i genitori di Stefano sono scappati in ospedale ma fu spiegato loro - era la prima volta che si trovavano in quelle condizioni - che era un carcere a tutti gli effetti. Non era possibile vederlo, né avere notizie senza una carta del pm. La stessa cosa si sarebbero sentito dire la domenica mattina. Lunedì la carta non è ancora arrivata. "Ma perché è qui?", riescono a domandare a una poliziotta. "Non vi preoccupate, vostro figlio è tranquillo". Mercoledì arriva l’autorizzazione ma vale per il giorno successivo. Ma Stefano muore all’alba. All’ora di pranzo - un bel po’ di ore dopo - arrivano i carabinieri a portare il dispositivo per la nomina di un consulente di parte per gli "accertamenti urgenti non ripetibili", l’autopsia. C’è qualcosa che non quadra. Ilaria ha sempre più domande in testa e nessuna risposta. La sera prima una volontaria le aveva telefonato per riferire un messaggio di Stefano. Voleva parlare con suo cognato, il marito di Ilaria, appunto. Il ragazzo cercava aiuto per affidare a qualcuno la sua cagnetta. "Ma quando esco la rivoglio", aveva precisato. Poi aveva chiesto un bibbia. "Noi siamo molto religiosi", conferma Ilaria. La volontaria non ha saputo dire granché delle condizioni fisiche di Stefano. Dice che era sempre sotto il lenzuolo.

    Dopo un’inutile corsa sotto la pioggia a Piazzale Clodio - "credevamo fosse lì l’autopsia" - Ilaria e i suoi arrivano al Pertini. Una dottoressa conferma la versione della volontaria: pare che Stefano stesse per ore sotto le lenzuola. "Non si voleva nutrire - ha detto - gli portavamo la carne ma lui la lasciava". E avrebbe rifiutato le cure. Suonano beffarde le parole della dottoressa ai genitori che nemmeno hanno potuto assistere un figlio moribondo: "Perché non vi siete rivolti a noi?". Dopo un braccio di ferro col posto di polizia, finalmente il pm autorizza i familiari a vedere la salma. Dietro il vetro divisorio, Stefano rivela il viso deformato, nero, "come bruciato". Un occhio pesto, l’altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. "Per forza non mangiava!", esclama la sorella. Il corpo era nascosto da un lenzuolo. L’autopsia è durata più di cinque ore e stavolta il pm ha negato ai consulenti di parte di effettuare foto. Ci saranno solo quelle del perito del pm.

    All’uscita dall’obitorio il medico di parte avrà poche parole. Conferma la natura traumatica degli ematomi sul viso ma nega emorragie interne. Insomma, quelle botte non spiegherebbero la morte. Sarebbe evidente una "sofferenza polmonare" ma per capire meglio si dovranno aspettare gli esami istologici, le cartelle cliniche, i rilievi tossicologici. Le domande di Ilaria sono troppe, e sempre più inquietanti.

    ATTENZIONE LE IMMAGINI CHE SEGUONO POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA' (fonte delle fotografie CnrMedia)

     Foto 1

    Foto 2

    Foto 3

    Foto 4

    LO STATO CONTINUA AD UCCIDERE...

    Dal blog di Beppe Grillo...
     
    Roma- Storie di ordinaria repressione...
     
      
    October 29

    CASMSSSSSS...

    ll Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (Casms) ha disposto la vendita del biglietto singolo per i tifosi ospiti per le partite Inter-Roma (8 novembre) e Milan-Cagliari (22 novembre) oltre alla chiusura del settore ospiti per la partita Palermo-Catania del 22 novembre. Biglietto singolo per tutti gli spettatori anche per Atalanta-Juventus del 7 novembre. La decisione del Casms è stata motivata dal fatto che questi match sono stati considerati «ad alto rischio».

    UDINESE-ROMA…

    On-line le foto della trasferta infrasettimanale a Udine…

    Visualizza UDINESE-ROMA 

     

    P.S. Un sentito ringraziamento va ai ragazzi dei Friulani al Seguito con cui abbiamo condiviso pre e post partita. Vi aspettiamo a Roma!

    RADICALI CON NOI...

    CALCIO: TESSERA TIFOSO; PERDUCA E STADERINI (RADICALI) MANIFESTAZIONE ULTRA' 14/11 PER RISPETTO DELLA COSTITUZIONE
     
    Dichiarazione di Marco Perduca, Senatore Radicale eletto nelle liste del Pd e Mario Staderini del Comitato nazionale di Radicali italiani:
    "La manifestazione indetta per il 14 novembre prossimo da parte di tutte le tifoserie va ben oltre la critica alla tessera del tifoso, è una mobilitazione nazionale per il rispetto della Costituzione.
    Cercheremo per quanto possibile di sostenere anche questa fase popolare di opposizione alle misure annunciate a ferragosto da parte del Ministro Maroni che a oggi non son state tradotte in norme certe. A tal proposito nei prossimi giorni torneremo a sollecitare una risposta alle quattro articolate interrogazioni parlamentari in merito a cui il Viminale non risponde da due mesi.
    Compatibilmente coi lavori del VIII Congresso di Radicali italiani - che si terrà a Cianciano dal 12 al 15 novembre e al quale sin d'ora invitiamo una delegazione dei manifestanti -  cercheremo anche di essere presenti, perché cittadini (e tifosi), alla mobilitazione per il rispetto dei diritti di tutti gli italiani di poter assistere alle manifestazioni sportive senza l'obbligo di registrazione o anti-costuzionali bandi a vita.
    Come già dimostrato nei mesi scorsi, i tifosi son capaci di manifestazioni pacifiche, siamo certi che per il 14 si possa arrivare anche ad arricchirle con la nonviolenza."
    October 27

    ROMA-LIVORNO…

    On-line le foto della partita di domenica…

    October 26

    FINO ALLA VITTORIA...

    Dal sito Eurosport.com un interessante articolo a proposito di tessera del tifoso e striscioni...
     

    Gli striscioni e la tessera del tifoso sparita...

    Venerdì prossimo i 42 presidenti di A e B diranno no alla tessera del tifoso e lo comunicheranno al ministro Roberto Maroni: come noto, il numero 1 del Viminale voleva renderla obbligatoria per le trasferte dal prossimo gennaio. Ma di fronte al no compatto dei club e alle proteste degli ultrà, è pronto a fare slittare tutto all'inizio della stagione 2010-'011. Sempre che il progetto, nel frattempo, non venga definitivamente accantonato. Intanto il senatore e giurista del Pdl, Domenico Benedetto Valentini, si è fatto firmatario di un disegno di legge presentato alla Commissione Affari costituzionali del Senato: nel nuovo articolo 9 della legge 41/2007 si specifica infatti che il Daspo deve essere "in atto". Solo in quel caso non si possono acquistare biglietti e avere la tessera del tifoso. Prima era una norma assurda e troppo penalizzante. Chi ha sbagliato e pagato, non deve essere bollato a vita. "Con le regole attuali-sostengono infatti gli ultrà-un daspato sarebbe privato a vita della tessera del tifoso". Lo stesso Maroni si era accorto che l'articolo 9 (voluto da Amato) era sbagliato, e quindi da cambiare. Detto questo, il progetto tessera del tifoso subirà uno stop, forse definitivo. I tifosi l'hanno capito e difatti non protestano nemmeno più. Altro problema, gli striscioni: la normativa attuale è stata voluta in tempi di emergenza ma sarebbe saggio adesso ridiscuterla. Basta burocrazia, ci vuole buon senso. Negli stadi devono tornare gli striscioni allegri, gli sfottò, l'ironia. Altrimenti è una tristezza che non giova certo all'immagine del nostro calcio. Pare che ci sia un'apertura per quanto riguarda gli impianti sotto i 7500 posti, anche se non tutte le questure si comportano allo stesso modo. Per gli impianti grandi, nessuna novità (positiva) al momento. Anche perché di questa sacrosanta battaglia dovrebbero farsi portatori soprattutto i club. Sono loro che devono andare da Maroni e chiedergli di cambiare la normativa. Ora ci sono gli steward, basterebbe un controllo nell'antistadio e si potrebbe fare passare solo gli striscioni senza insulti, senza violenza. Ci vuole poco, a volte. Quando c'è la volontà. Ma la realtà è che i primi a fregarsene sono proprio i club. A loro vanno bene gli stadi semivuoti e senza folclore: tanto prendono i soldi dalle tv...

    October 25

    FULHAM-ROMA…

    On-line le foto durante e dopo la trasferta in terra anglosassone…

     

    October 24

    CASMSSSSSSSSSSS...

    Roma-Bologna in programma domenica 1 novembre sarà soggetta a limitazioni per i tifosi ospiti.

    La decisione è stata prese dal Casms (il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive) che ha stabilito la vendita del biglietto singolo per i supporters del Bologna che decideranno di seguire la propria squadra in trasferta nella Capitale. Identico provvedimento anche per Cagliari-Atalanta e Genoa-Fiorentina mentre ai tifosi del Napoli saranno vietate le prossime due trasferte di Firenze eTorino.

    STADI E AFFARI...

    Interessante articolo a firma Fulvio Bianchi tratto dalla rubbrica SpyCalcio (Repubblica.it)...
     
    A rischio la legge sugli stadi Euro 2016, meglio rinunciare?
     
    La nuova legge sugli stadi è passata al Senato con voto bipartisan (d'altronde la stessa legge è bipartisan, Butti-Rognoni): ma adesso ecco che stanno nascendo problemi enormi, e chissà se risolvibili, alla Camera. Presto il testo dovrebbe finire alla VII Commissione cultura, scienza e istruzione: la presiede l'onorevole Valentina Aprea (Pdl), ne fanno parte anche Claudio Barbaro, che di sport ne capisce, Gabriella Carlucci, Luciano Ciocchetti, Manuela Di Centa (membro Coni e Cio), Giovanni Lolli (ex sottosegretario, fra i firmatari della legge), Andrea Sarubbi (Pd, esperto di calcio in quanto tifoso juventino...).

    Ma cresce l'elenco dei politici che sono contrari, o quantomeno perplessi: l'ex ministro Giovanna Melandi (Pd), la senatrice Brugnano (Idv), l'on. Ciocchetti (Udc), l'noprevole Girogetti (Lega Nord), l'on Realacci (Pd), il senatore Della Seta (Pd), l'on. Granata (Pdl). Lo stesso ex presidente Figc, e membro Cio, Franco Carraro, ha fatto rilievi assai pesanti sul testo. In più durissima è stata Legambiente: "Questa legge non c'entra nulla con lo sport, è la più grande speculazione edilizia del dopoguerra". A Roma intanto il Ministero dei Beni Culturali ha bocciato le zone scelte da Roma e Lazio per "costruire" i nuovi stadi: una comica. Il sottosgretario, con delega allo sport, Rocco Crimi, ha tentato di spegnere subito il fuoco che vorrebbe bruciare la nuova legge sugli stadi, attesa ormai da tantissimi anni: "Il disegno di legge non deroga al regime vincolistico vigente. Non approveremo un testo che non rispetti l'ambiente e il territorio".

    Ma pare proprio che il cammino non sarà per niente agevole: se ci fossero modifiche sostanziali, la legge dovrebbe tornare al Senato ed è chiaro che non verrebbe mai approvata entro fine anno, come sperava Crimi. In questo caso, sarebbe un durissimo colpo alla candidatura italiana per gli Europei del 2016: prima edizione con 24 squadra, servono 9 stadi più tre riserve. Carraro, di recente, è stato lapidario: "Abbiamo tutto tranni gli stadi... E poi ci vuole l'appoggio del governo". Gli stadi non ci sono, e non è certo cosa da poco. E il governo, di questi tempi, ha altre grane per occuparsi degli Europei di calcio.

    Che fare? La Figc entro il 15 febbraio deve presentare il dossier: si è svegliata in ritardo e ora sta cercando di recuperare terreno. Il project manager, Michele Uva, ha fatto il giro d'Italia parlando con gli enti locali: la situazione, in alcune città, non è per niente rosea. E senza legge, senza appoggio di Berlusconi, come possiamo presentarci davanti all'Uefa? Giancarlo Abete, n.1 del calcio, è persona intelligente e di buon senso: vale la pena portare ancora avanti questa candidatura? Non si rischia la seconda figuraccia? La Francia ha l'appoggio di Sarzoky, in più gli stadi. Noi, come al solito, stiamo a litigare. Peggio, comunque, quello che sta succedendo per l'Olimpiade 2020: lì siamo alla farsa.

    Calciopoli: giudice fra ricusazione e Csm
    Un giudice sotto tiro: è Maria Casoria, presidente della nona sezione del tribunale di Napoli, che si occupa del maxi-processo a Calciopoli. La Casoria è un giudice scrupoloso, che tiene udienze-fiume e che ha già fissato (22) dibattimenti sino a giugno del prossimo anno con la speranza di poter arrivare a sentenza nel 2010. Ma adesso deve affrontare due ostacoli, impegnativi: i pm Narducci e Capuano (che ha sostituito Beatrice, trasferito a Roma) l'hanno ricusata perché secondo loro, con le sue dichiarazioni, avrebbe anticipato addirittura l'assoluzione degli imputati (Moggi, Lanese, Pairetto, Bergamo, Mazzini, presidenti di club, eccetera). Accusa durissima, e quasi senza precedenti nella storia della giustizia italiana.

    Ora deciderà la Corte d'appello che aveva già respinto una ricusazione simile delle parti civili. Non si sa quindi che farà il presidente martedì 27 quando riprenderà il processo: potrebbe anche astenersi. Ma la Casoria deve superare anche un altro ostacolo: il consigliere Ciani, avvocato generale presso la Corte di Cassazione, ha sul suo tavolo da un paio di giorni la pratica e deve decidere se fare aprire un provvedimento disciplinare presso il Csm nei confronti della Casoria ma anche degli altri due giudici della nona sezione. Il motivo? La decisione di escludere le parti civili, decisione che è stata ritenuta "abnorme" dalla Cassazione che poi le riammesse. Insomma, il processo di Napoli va avanti in mezzo ai veleni. E i tempi rischiano di allungarsi.

    Tessera tifoso: fra convegni e bocciature
    Tessera del tifoso: settimana decisiva. Lunedì a Coverciano, in occasione del seminario Ussi, si terrà un dibattuto su questo argomento di stretta attualità, che ha provocato (e provoca) infinite polemiche. Interverranno Mario Macalli, vicepresidente Figc e presidente Lega (che è favorevole alla tessera), poi Francesco Tagliente, questore di Firenze, Pietro Ieva, presidente dell'Osservatorio e Roberto Massucci, che dell'Osservatorio è stato da anni un punto di riferimento importante. Tagliente e Massucci sono stati fra i principali ideatori della tessera del tifoso: e l'hanno difesa anche ultimamente.

    Ma il problema è che venerdì a Milano si terrà l'assemblea della Lega Calcio e nell'occasione i 42 presidente di A e B chiederanno al ministro Roberto Maroni di fare slittare l'obbligo della tessera del tifoso alla prossima stagione. Come noto, Maroni vorrebbe (o voleva...) che fosse indispensabile da gennaio, almeno per chi va in trasferta. Respinto, con perdite. Le società non ne vogliono sapere (tranne Inter e Milan, anche se quella rossonera non è a norma) e non fanno alcuno passo avanti, collaborando poco o niente col Viminale. Gli ultrà hanno già contestato. Probabile che il progetto venga rimesso in un cassetto, e chissà per quanto. Maroni si è spinto troppo in avanti e poi non ha avuto la forza di difendere la sua decisione. Un brutta figura che si poteva evitare. In un ambiente, quello dei tifosi, già in ebollizione. O si ha il coraggio, o è meglio lasciar perdere.

    DA IL MANIFESTO...

    Interessante intervista a Lorenzo Contucci a fima Giacomo Russo Spena apparsa sul Manifesto...
     
    Per Lorenzo Contucci: «Gli impianti sportivi del futuro sono concepiti in funzione del dio denaro». «Si vuole operare una vera e propria sostituzione dei tifosi di calcio, in favore delle categorie più agiate. Una sorta di pulizia etnica di classe». Lorenzo Contucci, avvocato di molti ultras ed esperto del pacchetto antiviolenza, non vuole sentir parlare della nascita di “stadi polifunzionali e produttivi” in Italia: «Non sono contrario agli impianti di proprietà - dice ma con questa legge i criteri di costruzione non terranno presente le passionalità dei supporter. Campo Testaccio era la struttura della Roma ma era scoperto, di legno e con prezzi popolari».

    L’intento è quello di far ritornare le famiglie negli impianti e di emarginare il tifo violento?
    Detesto l’idea di poter comprare un telefonino in uno stadio, come se non ci fossero abbastanza centri commerciali per la città. La gente comune continuerà ad andare allo stadio solo occasionalmente. Del resto il solo costo dei biglietti per una famiglia di 4 persone si aggira sui 200 euro. Quanti potranno permetterselo? E nessun impatto ci sarà sulla violenza: da diverse decadi gli incidenti avvengono fuori gli stadi e non dentro.

    Ma in Inghilterra funziona così da anni.
    Innanzitutto lì gli stadi sono sempre stati di proprietà e, a differenza di quanto propone questa legge, non sono stati costruiti in periferia e con i soldi pubblici. Molti club d’Oltremanica hanno adesso i conti in rosso. È il capitalismo esasperato che ha rovinato tutto. L’Emirates, il nuovo impianto dell’Arsenal, è popolata solo da chi può permetterselo. Chi ha un basso salario non può andarci.

    La sorprende che la proposta venga da uno schieramento bipartisan?
    No. Vedo sempre meno differenze tra centrodestra e centrosinistra su provvedimenti del genere.

    Intanto gli ultras vanno all’attacco.
    Quel che si teme, a ragione, è che i nuovi stadi tengano conto di tutto tranne che dei veri tifosi. Il rischio è la perdita pressoché totale della passionalità, che ha bisogno del concentrarsi sull’evento e non sulla nuova marca di jeans in vetrina.

    Vede similitudini con la tessera del tifoso?
    Entrambe le norme hanno alla base il medesimo progetto economico: gli stadi del futuro sono concepiti in funzione del dio denaro. Chi dissente deve esser fatto fuori. Molti ultras sono ormai rassegnati a perdere definitivamente il loro giocattolo.

    TESSERA DELTIFOSO...

    Dal sito Diritto.it a firma Domenico Bilotti...
     

    Tessera del tifoso verso ulteriori profili di incostituzionalità

    Il diffuso allarmismo sociale relativo alle violenze commesse in occasione di eventi sportivi ha avuto la funzione pratica di detonatore per quelle tendenze di riforma, e rimodulazione aspra, degli strumenti legislativi volti al contenimento del tifo organizzato.
    Questa ipotesi di politica legislativa ha radici antiche, e risale al 1989[1], quando, pochi mesi dopo il nuovo codice del rito penale, che teoricamente doveva servire ad adeguare il processo penale italiano agli standard garantistici ed accusatori propri degli altri ordinamenti e di specifiche convenzioni internazionali[2], veniva invece concepita una legge che affrontava in modo non lieve il fenomeno della violenza sportiva, delineando sempre più concretamente la possibilità di usare norme ad hoc, anche in deroga ai principi generali dettati dalla Costituzione. La creazione di una classe normativa dedicata alle manifestazioni sportive, e agli eventuali illeciti commessi da supporters organizzati, si è definitivamente consolidata nel 2005, con un’accoppiata, sempre più scontata nella legislazione delle nuove emergenze, D.L.-legge ordinaria[3]: in questo caso, l’applicazione della normativa italiana sembrava essere pronta ad estendersi anche alle competizioni sportive disputate all’Estero. Il che, se non altro per opportunità strategica, si dimostrava strategia poco apprezzata, sia per l’obbligo perlomeno programmatico di leale cooperazione che dovrebbe informare i rapporti tra Stati, sia per il concreto rischio di conflitto di giurisdizione.
    Le modifiche che risalgono al D.L. n. 8/2007 (cd “Amato-Melandri”), lungi dall’intervenire sulle dinamiche inflative che stanno contraddistinguendo la giustizia relativa a presunti fatti di violenza avvenuti negli stadi o in occasione di eventi sportivi, prevedono una lunga serie di inasprimenti a limitazioni già esistenti, e sostanzialmente ripropongono la strategia dilatoria già sperimentata: introduzione di norme ad hoc, che sono idonee a determinare procedimenti sin qui extra ordinem, modifiche più o meno incisive ad articoli del Codice sostanziale[4].
    Il dibattito giurisprudenziale e dottrinario degli ultimi anni ha riguardato soprattutto la misura del DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPortive), ciò specialmente perché essa si è dimostrata minare la nozione codicistica e costituzionale di flagranza del reato -introducendo ipotesi di flagranza differita sino a 48 ore- e, non secondariamente, perché lo strumento “DASPO” è stato individuato in modo almeno parzialmente inesatto dalla stessa giurisprudenza costituzionale, che gli ha attribuito natura preventiva[5], ma che non ha affrontato in modo soddisfacente il necessario rispetto del principio ex art. 16 Cost[6].
    Né è sin qui emersa una netta strategia di coordinamento idonea a limitare i potenziali conflitti tra questo peculiare divieto e altre disposizioni costituzionali, come quelle desumibili in base al successivo art. 19[7], o ad altre “sezioni” ancora del testo costituzionale[8].
    Chiariti gli antecedenti storici, non stupisce il tentativo di adottare per via amministrativa l’ulteriore “strozzatura” agli accessi della “tessera del tifoso”.
    La terminologia adoperata nelle fonti ministeriali rimanda al tifoso ritualmente tesserato -recte, ad oggi: tesserando- come supporter “fidelizzato”. Per la sociologia dei movimenti collettivi e per l’antropologia culturale potrebbe trattarsi di una conferma, retroattiva, di intuizioni sviluppate da gran tempo. Sulla componente metropolitana del tifo sportivo, tralasciati gli istant books[9] che hanno spesso accompagnato singoli episodi luttuosi, ma che non forniscono ragguagli sostanziali fruibili anche dal giurista, è ormai accertata l’ansia di controllo e commercializzazione del fenomeno. Anzi, le tesi più significative sostengono la biunivocità della direzione[10].
    Va inoltre precisato che parlare di “fonti ministeriali” significa avvalorare il deficit di performatività del decreto ministeriale sul punto[11], e perciò doversi richiamare alla direttiva[12], anch’essa a rischio di valutazione extra ordinem, in quanto non solo specificativa del già stabilito in atto ministeriale (e lo strumento non sembra congruo), ma persino, sì dettagliata, introduttiva dell’aliquid novi che non dovrebbe contraddistinguere la fonte esplicativa. Risulterà dall’analisi dei punti qualificanti[13]:
     
    1. il primo punto della richiamata direttiva sembra subordinare la richiesta della tessera ad una scelta in capo all’acquirente del singolo tagliando o dell’intero abbonamento. Posto che, però, non vi è discrimine alcuno tra le due opzioni, è da chiedersi come mai nelle precedenti stagioni sportive si rivelò invalsa la pratica di garantire l’accesso per determinate manifestazioni ai soli titolari dell’abbonamento annuale e non anche ad acquirenti occasionali, la cui eventuale pericolosità sociale -sempre che possa essere questa la ratio giustificativa della previsione- dovrebbe a maggior ragione non essere correlata alla specificità dell’evento calcistico in atto[14];
    2. al secondo punto si introduce un profilo apparentemente premiale nel possesso della tessera, ovverosia l’accesso alle tribune attraverso ingressi preferenziali. Ma delle due l’una: o la norma intende restare provvisoria e residuale, elitaria, per cui pochi titolari si troveranno certamente avvantaggiati rispetto alle normali code d’ingresso, o se il fenomeno resterà settario ed eventuale non può certo essere la più rapida confluenza allo stadio il grimaldello attraverso cui promuoverne la diffusione[15];
    3. la “tessera” ha valenza identificativa solo rispetto alla manifestazione sportiva, salvo “[…] contingenti valutazioni degli Ufficiali ed Agenti di P.S. […]”;
    4. nella prima parte del punto quarto sembra essere introdotto un principio di reciprocità tra società sportive (garantire l’ingresso ai rispettivi titolari delle tessere durante un incontro), e subito dopo però si enuncia espressamente il principio di prevalenza dei propri “fidelizzati[16];
    5. nei riguardi dei non tesserati, le società calcistiche, quasi venissero investite di autonoma potestà regolamentare, possono aumentare gli stewards, o (pare) addirittura prevedere orari d’accesso differenziati o comunque anticipati[17];
    6. dal primo gennaio del 2010, probabilmente ancora una volta in conflitto col principio tutelato ex art. 16 Cost., i biglietti d’accesso al “settore ospiti” potranno essere destinati soltanto a possessori della tessera del tifoso[18]. Si noti che, magari per refuso, non si specifica se gli “ospiti” tesserati debbano esserlo necessariamente per conto della società sportiva che gioca in trasferta oppure no[19];
    7. dalla stessa data, potrà abbonarsi soltanto chi è già in possesso della tessera predetta (l’automatismo è apparente, perché l’indicazione dovrà allora riferirsi all’anno 2010/2011, essendo concluse le campagne abbonamenti generali destinate all’annata in corso).
     
    A corredo di quest’analisi testuale può allora argomentarsi che, se il difetto di comprensibilità giuridica è pure a monte, dietro la disciplina generale e contemporaneamente speciale relativa al fenomeno del tifo sportivo, proprio quegli atti destinati a fornire i dovuti chiarimenti operativi sembrano riproporre, o accrescere, incertezze, lacune e finanche perplessità d’ordine costituzionale suscitate dalle fonti primarie. Il che potrebbe non giovare in alcun modo al contenimento degli episodi di violenza.


    [1] Cfr. l. 401/1989 (di multiforme contenuto, assimilabile al cd fenomeno della “legislazione [o “decretazione”] omnibus”, difatti “INTERVENTI NEL SETTORE DEL GIUOCO E DELLE SCOMMESSE CLANDESTINI E TUTELA DELLA CORRETTEZZA NELLO SVOLGIMENTO DI COMPETIZIONI AGONISTICHE”).
    [2] L’intento va giustamente rapportato alla (tardiva) novella costituzionale -cfr. l. cost. 2/1999, la quale, come noto, irrobustiva il sistema di tutele e garanzie previsto ex art. 111 Cost.
    [3] Il gioco delle modifiche in sede di conversione non migliora la leggibilità delle norme, né la fluidità del sistema. Cfr. D.L. 162/2005 et L. 210/2005.
    [4] Cfr. artt. 339 (circostanze aggravanti relativi ai reati ex artt. 336-338 CP) & 583 (circostanze aggravanti relative alla lesione personale, altro settore dell’ordinamento oggetto di frequenti modifiche)CP, in specie art. 583-quater, ulteriormente “rimaneggiato” dalla l. 41/2007 di conversione con modifiche del decreto richiamato.
    [5] L’iter argomentativo, pure consolidato, pare apodittico, perché non si discute di astratta ammissibilità dell’intervento della Pubblica Sicurezza, bensì della natura dei suoi provvedimenti. “[…] Il presupposto della eccezionale necessità ed urgenza, richiesto dall’art. 13 della Costituzione, affinché l’autorità di pubblica sicurezza possa temporaneamente adottare provvedimenti incidenti sulla libertà personale, al contrario di quanto ritiene il remittente, è pienamente vigente nell’ordinamento giuridico, rappresentando attualmente sia un presupposto dell’azione amministrativa, sia un criterio per il relativo giudizio di convalida effettuato dall’autorità giudiziaria. Come la Corte ha già avuto modo di affermare con riferimento ad altre misure restrittive della libertà personale emanate da autorità di pubblica sicurezza (sentenza n. 64 del 1977), il fatto stesso che tali misure siano qualificate dalla legge come facoltative – come accade nel caso di specie – obbliga il soggetto titolare del potere a "verificare la ricorrenza in concreto della necessità ed urgenza dell’intervento", consentendo, conseguentemente al giudice della convalida di verificarne l’effettiva esistenza. Il fatto che la legge, in ossequio all’art. 13 della Costituzione, abbia definito tassativamente i casi in cui il questore può imporre l’obbligo di comparizione, implica infatti che la stessa autorità di pubblica sicurezza debba motivare il provvedimento in relazione all’esistenza di situazioni di eccezionale necessità ed urgenza. La non automaticità del provvedimento e, quindi, la necessità di una sua ponderata motivazione e conformazione, richiedono anzitutto che l’autorità amministrativa, in presenza di un soggetto al quale ha irrogato il divieto di accesso, valuti comunque le ragioni di necessità e di urgenza che richiedono anche l’adozione dell’obbligo di comparizione […]”. Cfr. C. Cost. n . 512/2002 (grassetto sottolineato mio). 
    [6] Non rischia d’esser spropositato l’inquadramento della diffida nell’ambito delle “[…] limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza […]”? E se ragione della diffida fosse il contenuto di uno striscione, tuttavia non inneggiante a forme di odio razziale? È infatti innegabile che alcuna “[…] restrizione può essere determinata da ragioni politiche […]”.
    [7] Dato il giorno tendenzialmente deputato alle manifestazioni sportive (quello domenicale), l’obbligo di comparizione potrebbe intralciare la presenza del destinatario ad una funzione religiosa, per quanto siffatta ipotesi possa apparire residuale o comunque facilmente arginabile, anche ove l’interessato alleghi le “gravi e documentate esigenze” che impediscano la comparizione materiale. Quid iuris nel valutare la documentabilità (o documentazione?) delle stesse, e la loro gravità, che induce a circoscriverle ad ambiti ancora più specifici, come le esigenze medico-sanitarie?
    [8] Potrebbe prospettarsi, ripetendo certo le avvertenze di mera configurabilità avanzate nella nota precedente, un eventuale conflitto tra la misura irrogata e la qualificazione del voto ex art. 48 Cost, specie in caso di consultazione svolgentesi in un solo giorno settimanale.
    [9] Ovviamente non si vuole avanzare una critica di tipo editoriale, anzi, pure singoli episodi possono essere inquadrati in uno studio più generale. Tuttavia, con qualche perplessità, cfr. M. STEFANINI, Ultras. Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri, Milano, 2009.
    [10] Un’analisi ancora più articolata si trova in V. MARCHI, Il derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio, Roma, 2005, anche con alcuni profili di politica del diritto. Sul tifo come riscatto partecipativo dello spettatore all’evento, nel contesto d’un rifiuto d’applicazione di termini mercatori, cfr. per tutti C. DIONESALVI, Comunicazione e potere nello spettacolo calcistico, Cosenza, 1997.
    [11] Cfr. D.M. (Interni) 15 agosto 2009 (cd “Decreto Maroni”).
    [12] Cfr. http://www.altalex.com/index.php?idnot=47267.
    [13] Ovviamente si intende avvalorare come l’istituzione e messa a regime della “tessera del tifoso” possa innegabilmente costituire fonte lesiva di diritti costituzionalmente garantiti, ma il rilievo, dal punto di vista giurisdizionale, non è invocato da parte della Corte Costituzionale, la quale non solo -come noto- non estende la propria attività sino ad atti regolamentari, ma addirittura, secondo giurisprudenza recente, neanche ove l’eventuale norma regolamentare (o di provenienza ministeriale) fosse espressamente richiamata in norma di legge o d’atto avente forza di legge. Cfr. ord. N. 389/2004.
    [14][…]a chiunque la richiederà, contestualmente all’acquisto di un biglietto o all’esibizione dell’abbonamento […]”. Il sottolineato (mio) lascia intendere che, se l’abbonamento va esibito ed esso solitamente è sottoscritto prima dell’inizio della stagione regolare, le società, per ragioni impiantistiche oppure organizzative, non erano pronte a partire con tali “tesseramenti” sin dall’inizio della stagione in corso.
    [15][…] dovranno essere previste “corsie dedicate” per i possessori della “tessera del tifoso” e dei loro familiari o accompagnatori […]”… E se l’accompagnatore fosse a sua volta un tesserato? O, invece, persona sfornita dei requisiti oggettivi e soggettivi necessari per ottenere il tesseramento?
    [16] Cfr. “[…] le società che adotteranno il programma “tessera del tifoso” consentiranno la circolarità della tessera tra le tifoserie (fermo restando il principio della “prevalenza” dei propri fidelizzati), favorendo cosi l’accesso allo stadio ai possessori del titolo, anche se rilasciato da altre società o organismi sportivi del calcio […]”. Si noti incidentalmente che neanche l’organismo emittente sembra individuato sic et simpliciter, non comprendendosi se per “organismi sportivi del calcio” vadano intesi quelli già esistenti o altri in corso di istituzione per secondare l’iter applicativo del decreto.
    [17] Cfr. “[…] al fine di garantire elevati standard di sicurezza per tutti gli spettatori i controlli presso i varchi dello stadio riservati ai tifosi sprovvisti della “tessera del tifoso” dovranno essere improntati al massimo rigore, anche prescrivendo alle società sportive l’obbligo di aumentare il numero degli stewards e di avviare campagne di comunicazione tese ad anticipare l’arrivo dei tifosi allo stadio […]”.
    [18] Cfr. “[…]a decorrere dal 1 gennaio 2010 le società potranno vendere o cedere a qualsiasi titolo i tagliandi riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della “tessera del tifoso” […]”.
    [19] La precisazione è meno peregrina delle apparenze, essendo consuetudine nel tifo calcistico che taluni gruppi organizzati seguano occasionalmente squadre diverse dalla propria in quanto “gemellati” (legati da rapporti di amicizia in qualche modo incoraggiati dai vari clubs e gruppi sportivi) coi sostenitori della formazione in trasferta.
    October 21

    TESSERA DEL TIFOSO...

    Da leggere con estrema attenzione...
     
    Prima importante vittoria...
     
    Sulla tessera del tifoso bisogna evitare forme di persecuzione, senza però recedere dal rigore e dalla severità. Questo il significato del ddl di modifica dell'articolo 9 della Legge 41 del 2007, che oggi è stato presentato in una conferenza stampa nella Sala Nassyria dai senatori Domenico Benedetti Valentini, primo firmatario del disegno di legge, Franco Mugnai, Andrea Augello e Francesco Paolo Bevilacqua e dalla presidente dell'Adcs (Associazione Difesa Consumatori Sportivi), Antonella Bellucci. Il disegno di legge presentato interviene nel modificare l'art.9 della legge 4 aprile 2007 che ha introdotto misure di prevenzione e repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, tra cui la tessera del tifoso.

    Il ddl, formato da un singolo articolo, prevede due modifiche: la prima, spiega, si riferisce alla parte in cui si fa riferimento al divieto alle società di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso o tessere del tifoso a soggetti che «siano in atto destinatari di provvedimenti» come Daspo e non più «che siano stati». La seconda modifica riguardo l'inserimento che specifica come l'inibizione dalle competizioni sportive è valida «fino al completamento dei 5 anni successivi alla data di condanna». «Con questo ddl -ha spiegato il senatore Benedetti Valentini- abbiamo puntato a ristabilire il diritto dei tifosi, che dopo aver scontato la loro pena devono avere la possibilità di tornare allo stadio. Questo non significa recedere da posizioni di rigore o severità ma piuttosto impedire che i cittadini possano trovarsi nella situazione di essere marchiati a vita». «Il criterio di severità -dice il senatore Mugnai- rigore ed efficienza al riguardo va confermato come ispiratore delle norme e delle articolate modalità di attuazione sul campo». Nessun arretramento ma come continua il senatore Augello «cerchiamo di evitare che nel nostro ordinamento rimanga una normativa che nei fatti configura una damnatio memorie. Con questa modifica non vengono meno le esigenze di prevenzione e repressione ma piuttosto si è cercato di recepire le osservazioni che sono giunte da più parti, rettificando una normativa che rischia di comprimere le facoltà di chi ha già subito provvedimenti adeguati». «In effetti -spiega il senatore Bevilacqua- sia il Governo che il ministero dell'Interno si erano fatti carico della necessità di operare modifiche che sono state fatte attraverso una seria di interventi amministrativi. È chiaro però che solo grazie ad una modifica legislativa è possibile ristabilire il corretto equilibrio della legge, evitando che ai tifosi sia impedito per sempre l'accesso agli stadi anche qualora avessero scontato la loro pena». Un disegno di legge che ha incontrato il pieno sostegno dell'Associazione Difesa Consumatori Sportivi che con la sua presidente Bellucci ha ribadito la necessità che sul tema tessera del tifoso sia necessario fare chiarezza «perchè la restrizione non può essere applicata a chi abbia già scontato o a chi poi sia stato assolto nel procedimento oppure a chi abbia avuto revocato il Daspo».

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    October 20

    ANCORA MILAN-ROMA….

    Aggiunta di altre foto sempre di domenica….

    MILAN-ROMA…

    On-line le foto della partita di domenica…

    NO AL DDL 1881...

    Ricevo e pubblico un comunicato dei Boys Parma...
     
    In Parlamento sta avanzando la proposta di legge n. 1881 “Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione degli impianti sportivi”. L’obbiettivo è quello di alterare la natura comunitaria e sportiva degli stadi italiani. Si punta a privatizzare beni che appartengono storicamente alle comunità locali; a costruire complessi polifunzionali; a modificare le destinazioni d’uso di aree collettive; e ad elargire finanziamenti e agevolazioni di Stato ai privati (per progetti che di sportivo hanno ben poco). Queste politiche, in sinergia con la Tessera del Viminale, puntano a trasformare radicalmente il mondo del calcio italiano, in senso anti-sociale e anti-popolare, e ad impoverire il Paese (privandolo di beni storici, spazi sociali e soldi pubblici).

    Tutto questo ci tocca per primi (e in modo estremamente drammatico), ma come spesso accade: sono in ballo gli interessi e i diritti di tutti gli italiani.

    Scarica e leggi qui il testo del decreto

    Mentre ultras e tifosi sono distratti dall’ultima misura punitiva e lucrativa a danno di chi vorrebbe andare allo stadio: la cosiddetta “Tessera del Tifoso”, in Parlamento sta proseguendo il suo iter la proposta di legge n. 1881 “Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione degli impianti sportivi”. Un titolo piuttosto fuorviante, giacché il ddl 1881 è finalizzato a costruire e a finanziare tante cose, commerciali; residenziali; a privatizzare gli impianti sportivi pubblici esistenti e a modificare le destinazioni d’uso di aree pubbliche, per favorirne lo sfruttamento extra-sportivo. Un affare gigantesco, capace di far impallidire le speculazioni di Italia ’90. E infatti costruttori e palazzinari sono da tempo attorno al mondo del pallone, in attesa di una legge ad hoc che gli renda le cose ancor più facili; una legge che gli consenta di mettere le mani su beni comunitari, di stravolgerne la natura, e di cementificare con finanziamenti pubblici. Il paradiso della speculazione. Mentre il nostro Paese riduce la spesa per i suoi servizi più essenziali e indispensabili (scuola, ricerca, sanità, sicurezza e giustizia, tanto per fare qualche esempio) li trova per opere dannose, utili solo ad arricchire una classe imprenditoriale del tutto parassitaria. Opere destinate ad impoverire il Paese e le sue comunità, privandole di beni, di territorio (da sacrificare a nuovo cemento), e soprattutto di spazi sociali e popolari (gli stadi e le aree che li circondano) a favore di strutture commerciali e consumistiche (i nuovi complessi polifunzionali).
    La Tessera del Tifoso, alla luce di queste politiche, appare come un’arma per annientare i gruppi sociali delle Curve e, al contempo, per distrarli. L’obbiettivo è il business più sfrenato, da perseguire attraverso la “destrutturazione” dei corpi sociali del tifo (Gruppi ultras e clubs), affinché lo stadio (trasformato in complesso polifunzionale privato) sia vissuto in modo assolutamente individuale e commerciale, senza organizzazioni indipendenti capaci d’esprimere dissenso, affinché l’unica voce sia quella delle S.p.a. che lo occupano.
    Roberto Maroni, ministro dell’Interno, parlando di come “destrutturare” i gruppi ultras, ha dichiarato “che è più facile agire in altri Paesi, dove gli stadi sono di proprietà delle società di calcio che li possono organizzare nel migliore dei modi” (nota 1). Roberto Massucci, V. Questore Agg. della Polizia e segretario dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, ha spiegato meglio il discorso: “Fin’ora i gruppi ultrà sono l'unico tipo di aggregazione allo stadio. Io però credo che sia giunto il momento di una nuova community di tifosi ufficiali che faccia capo alla società sportiva” (nota 2). Privatizzare, per disgregare meglio, per andare oltre la Tessera. Propositi speculativi, che per affermarsi non esitano a ricorrere a misure repressive, avente carattere anti-sociale e anti-popolare, per cui le uniche forme d'aggregazione non dovranno nascere spontaneamente dalla gente, ma essere imposte e pilotate dall'alto: ovvero dalle ditte del pallone, secondo precise direttive delle forze di polizia. Si sta cercando di alterare i processi naturali di aggregazione sociale, per sostituirli con qualcosa che vi assomigli all'apparenza, ma di tutt'altra natura.
    A pagina 4, della relazione che introduce il testo del ddl 1881 si legge: “Lo stadio potrà svolgere un’importante funzione di aggregazione sociale, diverrà uno spazio accogliente, da vivere tutta la settimana, adatto a tutta la famiglia. Sarà dotato di cinema, ristoranti e attività commerciali di vario genere. E’ noto che le aziende sono attratte dalle strutture sportive (stadi, centri polifunzionali eccetera) in quanto ritenute ottime ‘location’ per intrattenere rapporti con la propria clientela. […]”. Ristoranti, cinema, negozi e attività commerciali, non sono centri di aggregazione sociale, ma luoghi deputati alla spesa che non stimolano la vita di gruppo. Dire che sono adatti alla famiglia non è essenzialmente errato (tutti devono fare la spesa per soddisfare i propri bisogni) ma è estremamente preoccupante quando li si propone come luoghi per trascorrere il tempo libero, facendo trasparire una mentalità che sembra considerare le famiglie come gruppi eterogenei di clienti, da indirizzare al consumismo più sfrenato, e non come i nuclei umani alla base della nostra società, che dovrebbero realizzarsi come persone imparando a stare insieme. Ammassamenti di persone nello stesso luogo non significano aggregazione sociale. Aggregazione sociale è conoscersi, parlarsi, confrontarsi, condividere progetti, collaborare alle stesse attività, imparare a vivere le dinamiche di gruppo. Questa “confusione” non stupirebbe troppo su documenti confindustriali, inorridisce, invece, letta su documenti della Camera dei Deputati, firmati da onorevoli di vari partiti, eletti in nome del popolo di questo Paese. Purtroppo il supporto a queste politiche, come ormai accade sempre più spesso, è assolutamente bipartisan. Tra i vari firmatari figurano esponenti del Partito Democratico, del Popolo delle Libertà, dell’Unione di Centro, e anche uno dell’Italia dei Valori.
    Nella critica agli stadi italiani contemporanei, contenuta nella relazione che introduce il ddl, si legge che gli “impianti esistenti sono costruiti senza requisiti di polifunzionalità, non sono integrati nel tessuto sociale” (relazione sul ddl 1881, nota 3), come se il non essere polifunzionali (dotati di strutture commerciali) ne impedisse l’integrazione nel tessuto sociale. Ma è vero proprio il contrario: gli stadi attuali sono nel cuore delle comunità e favoriscono l’aggregazione (attraverso la pratica sportiva e le dinamiche del tifo e delle curve) e quindi la creazione di un tessuto sociale vero, che non può essere confuso con le concentrazioni umane che possono realizzarsi nei centri commerciali. Sentir parlare di mancata integrazione degli stadi nel tessuto sociale, da parte di chi vorrebbe agire “trasferendo gli stadi fuori dalle città” (relazione, nota 4), ovvero delocalizzandoli nelle periferie, appare estremamente contraddittorio. E infatti, al di là di certe asserzioni aleatorie, nel concreto si punta a realizzare un certo tipo di stadio: lo “stadio produttivo”. “Stadio «produttivo» significa, dunque, stadio che produce reddito, ovvero «polifunzionale» (complesso sportivo comprendente spazi destinati ad attività diverse da quella sportiva” (relazione, nota 5) per cui la produttività dell’impianto si intende in senso economico e privato, e non in senso sociale e collettivo. In tale ottica il fatto che gli stadi siano “tutti sottoposti a vincoli urbanistici e monumentali” (relazione, nota 6), è presentato come un fatto negativo, e non come il modo migliore per conservare e perpetrare il patrimonio comune e la sua natura.
    La ricetta per il business si compone di “nuovi strumenti normativi e agevolazioni amministrative” e di “una partecipazione pubblica in termini di contributi a sostenere l’investimento privato” (relazione, nota 7). Ovvero: aggirare le tutele pubbliche e regalare soldi dello Stato ai privati per opere inutili e dannose. Tutto alla faccia delle tanto pubblicizzate leggi di mercato, per cui lo Stato dovrebbe fare solo da spettatore in campo economico; ma forse tali dogmi sono solo un pretesto, da usare contro la gente comune quando osa rivendicare i propri diritti più fondamentali.
    La proposta di legge 1881 punta a fare tutto in tempi molti brevi. Si fonda su un “un piano triennale di interventi straordinari” (ddl 1881, nota 8) da predisporsi “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge” (ddl 1881, nota 9) dopo aver analizzato gli studi di fattibilità presentati da istituzioni locali, federazioni e società sportive. Gli enti locali che vorranno aderire a tale piano triennale dovranno presentare, “entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, lo studio di fattibilità” (ddl 1881, nota 10). Fare tutto, e alla svelta, per apparire belli e puntare ad un nuovo business, ovvero: ad “organizzare un evento sportivo di una certa rilevanza, [come] potrebbero essere i Campionati di calcio (del 2016)”; sono queste le parole testuali con cui si conclude la relazione introduttiva alla Proposta di legge (a pagina 5).
    Organizzare gli Europei di calcio potrebbe e dovrebbe essere positivo, per tutta la nazione. Già solo il candidarsi potrebbe essere un’occasione di crescita e sviluppo, per tutti. Sono gli ultras e i tifosi, per primi, che vorrebbero che gli stadi italiani diventassero più confortevoli, più accessibili (anche economicamente), con una migliore visibilità, con la possibilità di tifare ed esprimersi liberamente, con i lavori di manutenzione che vengono eseguiti regolarmente, senza gabbie e tornelli, e senza biglietti nominali (la Uefa ci ha già criticati in merito, visto che non esistono in nessun altro Paese del mondo!). Così come sarebbe positivo, per tutti, incrementare le strutture di base, per facilitare la pratica sportiva. Ma invece, una proposta di legge che dice d’essere finalizzata a “favorire lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva per i soggetti di ogni età e tra tutti gli strati della popolazione” (ddl 1881, nota 11), si occupa di tutt’altro.
    Come esempio di “stadio produttivo” è citato lo stadio inglese “Emirates” dell’Arsenal, eretto ad Ashburton Grove, che “ha generato nella sua prima stagione sportiva un incremento del 110 per cento dei soli incassi” (relazione, nota 12). Non si citano però i prezzi applicati in tali struttura, estremamente proibitivi per una buona fetta di tanti “strati della popolazione”. Abbonarsi ai Gunners costa infatti 1.156 euro nei posti più economici (nota 13). Una vera e propria selezione economica e sociale.
    La cosa più curiosa è che i maggiori club inglesi, nonostante i loro giganteschi complessi polifunzionali e le mille attività che curano, abbiano i conti comunque in rosso. E guidano la graduatoria proprio il Chelsea e il Manchester United, le società più ricche e famose (nota 14). Se privatizzando e realizzando nuovi complessi polifunzionali (e magari anche mille altre speculazioni) “I ricavi derivanti dagli stadi potrebbero riequilibrare le voci di entrata dei club della serie A di calcio” (relazione, nota 15) non è affatto detto che i conti di tali società migliorerebbero. Chi vive al di sopra delle proprie possibilità (come fanno spesso tanti club) finisce comunque in passivo. Non crediamo comunque sia compito dello Stato quello di “riequilibrare” le voci di entrata delle S.p.a. del pallone, tanto meno usando il denaro e il patrimonio pubblico.
    Vale la pena ricordare che l’impianto “Emirates” è stato costruito senza sovvenzioni pubbliche e nel 2007 ha fatto schizzare il passivo del club degli Artiglieri a 262 milioni di sterline. Un debito a cui si sta cercando di far fronte con un piano immobiliare (crisi permettendo), ovvero con la vendita di migliaia (sic) di appartamenti, costruiti attorno al nuovo stadio e dove prima sorgeva Highbury (lo storico stadio dell’Arsenal). Odore di mattone e speculazione, che qui da noi, nel Paese del cemento depotenziato, dei terremoti lievi che radono al suolo intere città, di Punta Perotti, dei vincoli violati, dei condoni e degli abusi, suona estremamente pericoloso. E infatti, tornando in Italia e parlando di nuovi impianti, risulta già che “Se si prendono i dieci progetti più dettagliati, la somma delle aree interessate ai ‘nuovi stadi’ è pari a 1.920 ettari: metà del territorio, per capire, su cui si produce tutto il vino della Basilicata” (nota 16). A Roma, ad esempio: “Su 600 ettari (la città di Amalfi) di proprietà del suocero Mezzaroma (costruttore) e accatastati come agricoli, Lotito vuole edificare: il nuovo stadio Delle Aquile” (nota 17), uno “stadio” che è in realtà una nuova città. Si parla addirittura di “una nuova stazione, un nuovo svincolo autostradale, un approdo in battello sul Tevere”. E ovviamente: “Sulla collina (che ha vincoli paesaggistici) Lotito immagina una cementata di villette” (nota 18) .
    Le aree che comprendono gli stadi italiani sono destinate allo sport, a tutela dell’interesse pubblico. Ma il ddl 1881 ha pensato anche a loro. E infatti all’art. 6, comma 4, in tema di “Ristrutturazione e privatizzazione di impianti sportivi pubblici esistenti” leggiamo che: “Nell’atto di cessione dell’impianto ai fini della ristrutturazione dello stesso, il comune deve specificare le destinazioni d’uso, anche in variante alle destinazioni d’uso esistenti, degli impianti sportivi e delle aree funzionali e pertinenziali, al fine di consentire l’utilizzo e lo sfruttamento economico quotidiano e continuativo degli impianti e delle aree medesimi.” Ovvero: ci si potrà costruire quasi di tutto.
    Ma a chi serve tutto questo cemento? A pagina 4 della relazione introduttiva alla Proposta di legge 1881 leggiamo che saremmo noi a guadagnarci, ovvero la “collettività, […] si avvantaggerebbe sia per la riduzione, se non addirittura per l’annullamento, dei costi per la gestione dell’impianto, sia per la riqualificazione della propria area urbana”. Ma i costi per la gestione degli stadi pubblici dovrebbero già spettare a chi ha le relative concessioni, ovvero le S.p.a. del pallone. La collettività, attraverso questa legge, perderebbe il proprio patrimonio, e si vedrebbe trasformare spazi sociali e aree verdi in zone di proprietà privata destinate al consumo e alla cementificazione. O, se si preferisce, per adattarli agli: “sfruttamenti commerciali” (relazione, nota 19).
    I personaggi che stanno cercando di imporre la Tessera del Tifoso sono gli stessi, in moltissimi casi, che supportano la tesi dei nuovi impianti. Non è un caso. Le due cose lavorano in sinergia. La “Tessera del Tifoso” è la prima arma speculativa e repressiva per colpire e distrarre i Gruppi del tifo (soprattutto quelli che non piegano la testa al potere) in attesa di “destrutturarli” definitivamente con un nuovo sistema calcio anti-sociale e anti-popolare, dove l’aggregazione vera sarà annientata. Per questo si continuano ad adottare misure che hanno evidenti contraddizioni economiche (biglietti nominali, divieti di trasferta, limiti alla vendita dei biglietti, Tessera del Tifoso, ecc.), giacché svuotano gli stadi. Perché il business (che il ddl 1881 vuole realizzare) è indipendente dai tifosi. E’ nell’appaltare, nel lottizzare, nel costruire, nel vendere, e nel gestire attività fondamentalmente aliene al tifo e ai tifosi, all’evento sportivo, e anche allo sport. Si parla infatti di “attività commerciali, ricettive, di svago, del tempo libero, di servizio, nonché ad insediamenti residenziali o direzionali” (ddl 1881, nota 20). Se poi gli spalti (all’interno dei complessi commerciali) saranno pieni o vuoti, sarà un dato economicamente trascurabile, giacché il loro business deriverà fondamentalmente da altre strutture. Un business che vuole arricchire qualcuno, ma alle spalle di tutti gli altri, come accade di sovente nel nostro Paese.
    Si vuole sfruttare il mondo del calcio per una gigantesca speculazione, trasformandolo in qualcosa di completamente diverso. Un qualcosa dove il tifoso non sarà più centrale ed essenziale, ma assolutamente secondario. I tifosi dovranno trasformarsi in clienti, o semplicemente andarsene, trasformandosi in clienti televisivi.
    Al progetto di stadi privati per clienti selezionati, opponiamo il concetto di stadio di tutti e per tutti.
    Contro repressione e speculazione, contro la Tessera del Tifoso (che calpesta diritti civili e garanzie costituzionali), contro progetti che vogliono impoverire la collettività (dal punto di vista economico e sociale), invitiamo tutti a mobilitarsi.
    La natura comunitaria e sportiva degli stadi italiani va preservata.

    Il testo “No al ddl 1881” è firmato generalmente “Ultras liberi”. Può essere utilizzato e distribuito da tutti liberamente.
     
    Ultras liberi