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    November 26

    CASMSSSSSSSSS...

    Nel campionato di serie A solo una gara a rischio sicurezza, Palermo-Cagliari, in programma il 6 dicembre, per la quale il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (Casms) ha deciso la chiusura del settore ospiti. Il Casms ha inoltre preso atto "del deplorevole comportamento posto in essere dai tifosi del Bari in ambito autostradale, in occasione della trasferta a Roma, e da quelli del Genoa, in ambito ferroviario, in occasione delle trasferta a Livorno, già rimarcato dall'Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive nella riunione di ieri".

    GABRIELE SANDRI...

    Da Libero-news.it...
     
    La procura generale della Toscana e i difensori dell'agente Luigi Spaccarotella hanno depositato le richieste di Appello alla sentenza di primo grado con la quale, il 14 luglio scorso, il poliziotto e' stato condannato a sei anni di reclusione per omicidio colposo per la morte del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso con un colpo di pistola l'11 novembre del 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino (Ar).

    Anche la procura di Arezzo e' intenzionata a depositare la richiesta di appello.

    Non sarà mica che oltre al danno qualcuno vuole aggiungere la beffa? Queste persone che pensano di far diventare innocente un assassino sappiano sempre che noi non abbasseremo mai la guardia, noi non dimentichiamo!

    GABRIELE VIVE!

     

    November 25

    TESSERA DEL TIFOSO/1...

    Dal sito dell'ADCS (Associazione Difesa Consumatori Sportivi) il comunicato finale sul congresso tenuto ieri a Roma...

    TESSERA DEL TIFOSO: DAL CONVEGNO ORGANIZZATO DALL’ADCS (ASSOCIAZIONE CONSUMATORI SPORTIVI) A ROMA TANTE INDICAZIONI IMPORTANTI

    “La Legge Sui Tifosi”, ovvero la controversa introduzione della Tessera del Tifoso è stata questa mattina oggetto di un partecipato convegno a Roma, organizzato dall’Associazione Difesa Consumatori Sportivi  a cui hanno preso parte politici, tifosi, società sportive e associazioni.

    Ne è scaturito un dibattito interessante dal quale, pur nel rispetto delle diverse posizioni, si sono cercate le soluzioni più idonee in vista della imminente obbligatorietà della tessera.

    Unanimemente accolto con favore lo slittamento voluto dal Ministro Maroni, che ha spostato i termini dell’introduzione della tessera al prossimo campionato.

    “Non vorrei però che la proroga-ha detto il presidente di ADCS Antonella Bellucci associazione che ha organizzato il convegno-sia dovuto soltanto a logiche commerciali. Il convegno di oggi lo abbiamo voluto perché la nostra associazione si ripropone di difendere e sostenere i diritti dei consumatori sportivi e saremo attenti affinchè la Tessera del Tifoso non diventi uno strumento che nuoce gli interessi di chi ama lo spettacolo sportivo e va allo stadio. Il rischio è quello che si vada, ed uso volutamente un termine forte verso “l’omicidio della passione” seguendo non solo la tutela dell’ordine pubblico ma anche motivi di interesse. Fino ad oggi solo l’Inter (ed il Figline Valdarno ndr) hanno introdotto la tessera del tifoso e sono contenta che la società nerazzurra abbia garantito fino adesso la gratuità della stessa. La strada da percorrere però è molto lunga e mi auspico che questo rinvio (da gennaio a luglio) possa servire a tutte le forze che interagiscono sulla questione di trovare le giuste soluzioni.”

    Chiamata in causa l’Inter risponde per bocca di Pierfrancesco Barletta e di Simona Trovati, dirigenti che si sono trovati in prima linea nell’introduzione della tessera del tifoso.

    “Siamo soddisfatti di quanto sta avvenendo-hanno dichiarato-perché abbiamo già raggiunto le 20.000 tessere pur essendo per ora facoltativo tesserarsi. Visto che l’età media dell’utenza è di 38 anni possiamo affermare come la tessera sia stata sottoscritta in maniera eterogenea. Ci auspichiamo che possa servire al ritorno delle famiglie negli stadi. La tessera infatti, oltre a garantire l’acquisto dei biglietti per ogni gara ai loro possessori, offre una serie di servizi che riteniamo possano fidelizzare i nostri tifosi.”

    Hanno espresso ovviamente forti dubbi nei confronti della tessera gli avvocati Lorenzo Contucci e Alessio Spatafora, che si sono spesso trovati a difendere tifosi colpiti da DASPO ed altri provvedimenti restrittivi.

    “Vogliono farci credere-sostengono-che la tessera del tifoso sia a totale tutela di chi va allo stadio. Noi la vediamo come un mezzo per “riacquistare” attraverso una card quella libertà che dopo l’omicidio Raciti è stata tolta a chi frequenta gli stadi. L’emergenza di allora oggi è istituzionalizzata. Possibile che solo pagando una card si possa accedere liberamente in uno stadio? Crediamo inoltre che quello che vale per le grandi società, ed i privilegi che la tessera offre ai tifosi delle grandi società, non valga per i sostenitori dei piccoli club. Andare allo stadio di 1^ o 2^  divisione non comporta certo problemi di prevendita o di tutto esaurito. Quando la tessera non avrà troppi legami con il marketing allora potremo riparlarne.”

    Al dibattito hanno preso parte anche alcuni rappresentanti politici, di entrambi gli schieramenti, che hanno presentato proposte di legge di modifica all’attuale normativa sulla tessera del tifoso.

    Paola Frassinetti ne ha recentemente presentata una alla camera insieme all’altro deputato della PDL Claudio Barbaro. “La tessera del tifoso può essere un utile sistema per fermare la violenza negli stadi, a patto però che non si tramuti in un provvedimento ingiustamente restrittivo. La nostra proposta di legge intende rivedere gli elementi di criticità dell'art. 9 e cioè che la diffida presa in uno stadio non diventi un provvedimento a vita.”

    Più critico ancora il radicale Marco Perduca. “ Dobbiamo capire se siamo davvero in uno stato di diritto-ha affermato-Apprezziamo il rinvio ma la legge così non va. La legislazione d’emergenza introdotta in questi anni a colpi di decreti si è rivelata, oltre che inutilmente autoritaria, cervellotica e discriminante, come dimostrano le interrogazioni parlamentari ancora senza risposta. Ed ha contribuito a creare un clima d’odio nei confronti delle forze dell’ordine. E’ inoltre dimostrabile come la tessera non garantisca il reale controllo di chi entra in uno stadio. Ci impegneremo a portare nelle istituzioni quelle richieste di buon senso che vengono dai ragazzi delle curve, a cominciare dalla modifica delle norme anticostituzionali ancora vigenti.”

    Davvero sentito l’intervento di Anthony Weatherill, l’inglese ideatore, in tempi non sospetti e con ben altre finalità, della “Carta del Tifoso”.

    “Che dolore vedere il calcio essere diventato tutt’altro che uno sport. Le società non hanno capito che il vero business è la protezione della passione. Ho visto gli amici dell’Inter molto soddisfatti per aver raggiunto 20.000 tessere, ma sanno di avere sette milioni di tifosi in tutto il mondo? Credo che i tifosi siano i veri proprietari delle squadre di calcio. Del resto nel mondo oggi il 50% dei club sono di proprietà dei tifosi.

    Speriamo che se ne accorgano presto anche in Italia ed Inghilterra prima che il calcio muoia. Mi sto battendo per difendere l’idea della “carta del tifoso” che ho ideato trent’anni fa con ben altri obiettivi rispetto a quelli attuali.”

    TESSERA DEL TIFOSO...

    Dal sito OsservatoriosullaLegalità.org a firma Biagio Rizzo...

    La tessera del tifoso è una card dedicata a tutti i tifosi di calcio e rappresenta una modalità di fidelizzazione messa in atto dai club calcistici al fine di creare la categoria degli “spettatori ufficiali”. I possessori della tessera possono godere di una serie di vantaggi: percorsi preferenziali e con controlli limitati negli impianti sportivi, ottenimento di sconti su altre manifestazioni organizzate dalle società, sconti su enti convenzionati (es. ferrovie dello Stato, Autogrill) ed agevolazioni commerciali nei punti vendita (raccolta punti, sconti negli store ufficiali delle società), diritto di prelazione e possibilità di poter acquistare altri tagliandi oltre al proprio.

    In sostanza, si tratta di una tessera multi-servizi con lo scopo di rendere il supporter sempre più legato alla società, in un’ottica di commercializzazione e consolidamento del rapporto società-tifoso. La tessera, che inizialmente sarebbe dovuta entrare in vigore obbligatoriamente il 31 dicembre di quest’anno, è stata contestata aspramente da tutte le tifoserie organizzate, ma anche da molti addetti ai lavori, che ne hanno sottolineato gli aspetti ambigui. Vediamo perché.

    La tessera del tifoso unisce all’aspetto commerciale un risvolto legato alla sicurezza ed al controllo (forse sarebbe meglio dire “schedatura”) del tifoso che, a detta di molti, risulterebbe tra l’altro inutile(perché duplica altri provvedimenti in vigore), fino a sfiorare importanti profili di costituzionalità. Secondo gli ideatori invece, la tessera è un utile strumento che contribuirà ad aumentare gli standard di sicurezza all’interno degli stadi. Per ottenere la tessera è necessario ottenere il nulla osta dalla Questura, che autorizza le società a rilasciare la carta. La questura rilascia l’autorizzazione solo dopo una serie di verifiche: è necessario non essere destinatari di DASPO ( divieto di accedere a manifestazioni sportive) in corso o non aver subito condanne per “reati da stadio” negli ultimi cinque anni.

    Secondo il disegno originario, dal 31 dicembre la tessera sarebbe dovuta essere obbligatoria per accedere al settore ospiti degli impianti sportivi e quindi, di fatto vietava le trasferte ad i non possessori della card. Questo è stato uno degli spunti che ha provocato più di tutti l’ira degli ultras, che hanno fatto sentire la loro voce organizzando una serie di manifestazioni, scioperi e sit-in contro l’ennesimo provvedimento repressivo nei loro confronti.

    Procedendo con ordine, risulta vantaggioso riferire un po’ di storia della tessera, e capire da dove essa prenda le mosse: ovviamente l’idea nasce in Inghilterra, la nazione che forse più di tutte dovette affrontare il problema della violenza ultras e che, prima di tutte, adottò strumenti (a volte discutibili) per risolverla. Uno dei provvedimenti adottati dalle autorità per combattere il fenomeno degli hooligans fu, per l’appunto, la tessera del tifoso (membership card). Il Chelsea FC fece da società pilota al progetto, creando una fidelizzazione del tifoso al marchio della società. Trattandosi di una sorta di contratto normato dalla disciplina civilistica britannica, la società Chelsea FC poteva rifiutarsi di concedere la “membership card” a singoli tifosi che risultavano non graditi, ad esempio per pregresse intemperanze o comportamenti connotati da violenza o ubriachezza.

    Veniamo ora all’analisi dei fondamenti normativi della tessera. L’articolo che, di fatto, la istituisce è contenuto all’interno della Legge Amato n. 41/2007 ( quella emanata all’indomani della morte dell’ispettore Raciti a Catania), precisamente all’articolo 9: “E' fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili dell'emissione, distribuzione, vendita e cessione del titolo di accesso […], di mettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'art. 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401[DASPO] ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive”.

    E’ utile ricordare che il Daspo è provvedimento amministrativo, immediatamente efficace, che vieta l’accesso ad una manifestazione sportiva, per un periodo di tempo. Dalla lettera dell’articolo sembrerebbe che il tifoso, che in passato è stato raggiunto da DASPO o che è stato condannato per reati “da stadio” anche con una sentenza non definitiva, non potrà mai più acquistare la Tessera del Tifoso e di conseguenza non potrà accedere allo stadio, in trasferta.

    La norma è oscura e quanto meno ambigua. E’ giusto che un tifoso, raggiunto da DASPO regolarmente scontato, o che magari abbia vinto il ricorso al Tar con conseguente annullamento del provvedimento non possa, oggi, acquistare la Tessera del Tifoso? Possono comprare la tessera coloro i quali hanno avuto una sentenza di condanna di primo grado ma poi sono stati assolti in appello o chi, invece, ha patteggiato la pena? Può acquistare la tessera chi ha avuto un Daspo di tre mesi tra un campionato e l’altro e non ha fatto ricorso solo per poter riprendere ad andare allo stadio la stagione successiva?

    Le intenzioni del legislatore, dunque, non risultano chiare e proprio per questo è intervenuto l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive che, attraverso un documento, ha attenuato la portata repressiva della legge, indicando che risultano esclusi dalla possibilità di acquistare la Tessera del Tifoso solo coloro che hanno, al momento dell'acquisto, un DASPO in corso. Non puntualizzano nulla, invece, riguardo le sentenze di condanna per reati da stadio, anche non definitive. E’ chiaro che occorrerebbe una correzione alla norma, sostituendo il “siano stati destinatari” con un più congruo “siano destinatari” di provvedimenti. In ogni caso, per quanto riguarda le condanne ai reati da stadio la norma è chiara e non ammetterebbe deroghe: chi è stato condannato, anche nel solo primo grado non potrà più acquistare la Tessera del Tifoso. Risulta palese la violazione dell’articolo 27 della Costituzione che sancisce la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

    Il problema maggiore si verifica nei confronti di chi non è mai stato condannato o nemmeno raggiunto da DASPO, ma subisce la notifica di una diffida (c.d. “preventiva”) basata sull'ultimo capoverso dell’art. 6 c. 1 l. 401/89 (legge che introdusse il DASPO) come introdotto dalla Novella Amato: “Il divieto di cui al presente comma può essere, altresì, disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi [es. semplice frequentazione di un gruppo ultras, frequentazione contemporanea di un gruppo politico e ultras assieme, frequentazione di un settore della curva ritenuto non pacifico ecc.] risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse”. Queste persone non avranno diritto alla tessera, senza aver avuto la possibilità di difendersi in un regolare processo.

    Ecco perché il movimento ultras è in fibrillazione. Vede nel provvedimento un subdolo tentativo di eliminare le tifoserie organizzate a vantaggio del semplice tifoso consumatore e, dal punto di vista giuridico, teme la reintroduzione della c.d. “pericolosità presunta”, da tempo eliminata nel nostro ordinamento e l’aggiramento di ogni dimensione temporale data dalla legge stessa al DASPO. Anche dal punto di vista culturale il provvedimento in esame risulta discutibile, perché è il frutto di quel concetto di “animalizzazione” del tifoso, privato di alcuni diritti, perché imprevedibile e pericoloso. In questo senso il tifoso va ad inserirsi nella tipica legislazione settoriale che tende a normare, ma forse anche a ghettizzare alcune categorie di soggetti ritenute pericolose per l’ordine sociale: si pensi all’extracomunitario, al bullo, al guidatore del sabato sera.

    In conclusione, è proprio l’ambiguità del provvedimento a renderlo criticabile. La tessera del tifoso è progetto di fidelizzazione del tifoso in ottica commerciale da un lato e strumento per contrastare la violenza negli stadi dall’altro. Una doppia valenza che non lascia intravedere la vera ratio della norma. E’ sacrosanto, benché inquietante, per le società di calcio proseguire sulla strada del consumismo estremo (d’altronde sono delle aziende ed in quanto tali adottano una logica di profitto) e, in quest’ottica, la tessera del tifoso si inserisce perfettamente nel meccanismo turbo-capitalista in atto nel calcio-business moderno. Ma perché legare a questo progetto un fine statale, collettivo come quello della pubblica sicurezza? Forse il progetto del tifoso-consumatore passa strategicamente dal controllo e dalla selezione dei tifosi?

    Questo interrogativo aleggia, purtroppo, attorno a questo contestato provvedimento. E’ notizia di pochi giorni fa che l’entrata in vigore della tessera è stata fissata per la prossima stagione calcistica. I motivi dello slittamento risiedono probabilmente nelle proteste di molte tifoserie, ma più realisticamente dalla pressione di alcune società, contrarie alla tessera e dalle dichiarazioni scettiche di alcuni esponenti di rilievo del mondo calcistico. Il pericolo, per il momento, è scampato.

    Rimane, comunque, il vulnus giuridico dell’articolo 9, non certamente colmabile dai comunicati riparatori del ministero. L’impressione è che, a ridosso dell’entrata in vigore della tessera, le polemiche divamperanno più forti di adesso, con i tifosi organizzati nuovamente sul piede di guerra per non vedere calpestati i loro diritti.

    November 24

    STEFANO CUCCHI...

    Da Repubblica.it emergono inquietanti verità in attesa di risposte...
     
    Lesioni al cranio, alla mandibola e alla colonna vertebrale. "Lesioni non registrate nel verbale della prima autopsia", affermano gli avvocati della famiglia di Stefano Cucchi, il giovane che sarebbe stato pestato nei sotterranei del tribunale di Roma ed è morto al reparto penitenziario dell'ospedale Pertini il 22 ottobre scorso. Stavolta, dopo la riesumazione della salma, con la seconda autopsia, le ossa rotte sono state "trovate".
    I legali Dario Piccioni e Fabio Anselmo insistono sul fatto che le lesioni al cranio e alla mandibola "non erano state notate" nel precedente esame. Confermate, invece, le fratture alla colonna vertebrale ed alle mani. Sono stati prelevati campioni dal corpo per altre indagini e soprattutto per valutare quei segni che sembrano bruciature di sigaretta. Dunque il corpo di Stefano non verrà riconsegnato alla famiglia prima della prossima settimana.
    Gli esami medico-legali supplementari sono stati svolti da un pool di esperti all'istituto di medicina legale de La Sapienza. Come perito della commissione parlamentare d'inchiesta ha partecipato anche il professor Vincenzo Pascali, del policlinico Gemelli.
    I nuovi accertamenti, che si dovrebbero concludere entro la fine della settimana, saranno svolti sotto l'occhio vigile dei consulenti dei sei indagati: tre agenti di polizia penitenziaria, accusati di omicidio preterintenzionale, e tre medici del Pertini, indagati per omicidio colposo. Un esame del Dna è stato fatto sulle macchie di sangue trovate sui jeans indossati da Cucchi.
    Dopo quello col supertestimone africano, sabato prossimo un nuovo incidente probatorio per trasformare in prova la testimonianza di un detenuto albanese, che dice di aver sentito "un italiano lamentarsi e piangere".

    ROMA-BARI…

    Con un po di ritardo altre foto di Domenica scorsa…

    ROMA-BARI…

    On-line alcune foto della partita di domenica…

    November 21

    TESSERA DEL TIFOSO...

    Articolo tratto da CalcioBlog.it...
     
    Tessera del Tifoso: dopo la manifestazioni arriva il rinvio di un anno
    Stavano scherzando. Dopo mesi di strenua difesa dell’iniziativa, con tanto di perentori inviti alle società di calcio perché si attrezzassero in tempo da parte del Ministro degli Interni Maroni, arriva la soluzione all’italiana: la tessera del tifoso non partirà prima di un anno. La scadenza era stata fissata per il gennaio del 2010, ma nonostante gli Ultras avessero organizzato la loro manifestazione nazionale a Roma appena 6 giorni fa, era ormai chiaro che una dilazione del termine fosse alle porte.

    Non ci si aspettava però un rinvio di un anno e soprattutto non un rinvio che rimettesse di fatto in discussione le modalità di applicazione della Tessera (con tutta probabilità anche molte di quelle contestate dai tifosi). La Lega Calcio ha infatti deciso di avviare un tavolo di lavoro per “perfezionare” l’iniziativa, composto da De Laurentis (Napoli), Sagramola (Palermo), Lotito (Lazio) e Marotta (Sampdoria). Tutti contenti, anche i presidenti di Serie A e B che non nel 99% dei casi non sarebbero mai stati pronti in meno di due mesi a creare la Tessera del Tifoso nonostante se ne parlasse da un anno. Il presidente della Lega, Maurizio Beretta, appare molto soddisfatto:

    November 20

    MARCO PERDUCA...

    Intervista a Marco Perduca (Radicali Italiani) tratto da la Voce Repubblicana a firma Lanfranco Palazzolo...
     
    Senatore Perduca, perché siete contrari alla tessera del tifoso?
    "Non esiste una norma di legge chiara che istituisce la tessera del tifoso. C`è stata solo un`ordinanza emessa dal ministro degli Interni Roberto Maroni a ferragosto, nella quale si rendeva obbligatoria, per tutti i tifosi che volessero seguire la propria squadra in trasferta nel settore degli ospiti, una sorta di affiliazione con la propria società sportiva che implicasse il costo di una decina di euro. Ma senza questa tessera non si può entrare in uno stadio".
    Che tipo di problemi ha creato questa tessera?
    "Il tifoso che non ha la tessera non può seguire la propria squadra in trasferta. Il problema è che per rilasciare questa tessera occorre che la società sportiva del tifoso acceda al casellario giudiziario, controlli la sua fedina penale e decida se dare o non dare la tessera al supporter della squadra. Nella tessera ci possono essere i reati commessi dal tifoso ed eventuali diffide. Ricordiamo che un decreto del 2007 dei ministro dell`interno Giuliano Amato, emanato all`indomani dell`assassinio di Raciti a Catania, ha stabilito che il tifoso oggetto di una diffida non potrà più mettere piede in uno stadio di calcio perché si ritiene che questa persona possa creare dei problemi di ordine pubblico".
    Quali sono le vostre perplessità su questi fatti e sul ruolo delle società sportive?
    "Non si capisce perché una società sportiva di calcio possa avere libero accesso al casellario giudiziario. Inoltre è chiaro che le regole per l`accesso allo stadio dei tifosi sono troppo severe. Si pone anche un problema di costituzionalità della norma. L`accesso in un luogo aperto al pubblico, come sono tutti gli stadi italiani, avverrebbe con una tessera a pagamento".
    Qual è stata la risposta delle società di calcio?
    “All`inizio i grandi club erano favorevoli a questa ipotesi. Si può anche pensare che siano state le società stesse a suggerire a Maroni questa tessera. Poi si sono pronunciate le società più piccole. che hanno fatto presente che avrebbero avuto delle difficoltà con questa tessera.
    Quali sono le caratteristiche tecniche di questa tessera?
    "Dovrebbe fungere da telepass con una tecnologia molto più complessa. Il tifoso passa davanti ad uno scanner con la tessera. I suoi dati vengono memorizzati e il tifoso può entrare. Questo sistema costa molto. E all`interno di questo programma ci sono società come Autogrill, Ferrovie dello Stato e alcune banche. La maggior parte dei proventi non andrebbero alle squadre di calcio. Ecco perché all`interno dei club è sorto più di un dubbio".
     
     

    TESSERA DEL TIFOSO/1...

    Dal blog Dentro lo Stadio a firma Roberto Stracca (Corriere.it)...
     
    No alla diffida vita, no a quello che viene definito un “mostro giuridico”.  E’ la di modifica dell’articolo 9 della legge Amato, firmata dai deputati del Pdl Claudio Barbaro e Paola Frassinetti. L’articolo 9 prevede infatti che chi ha ricevuto un Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, non possa acquistare biglietti. O titoli equiparabili, come la tessera del tifoso. Per sempre. Anche quando si è finito di scontare la diffida. 
    La proposta Barbaro-Frassinetti specifica che il Daspo deve essere «in atto». Quando non lo è più, il tifoso può tornare a fare il tifoso. In secondo luogo, la legge Amato non prevede la possibilità di sottrarre, in caso di condanna definitiva, gli anni senza stadio già scontati con il Daspo.
    C’è da registrare, dopo la manifestazione ultras contro la tessera del tifoso del 14 novembre a Roma, l’allargarsi di un fronte politico trasversale che non vuole punire a prescindere chi vive la passione sportiva, ovviamente nei limiti della legalità. Come ha sottolineato Alessandro Cochi, delegato per lo sport del sindaco di Roma, Alemanno.  “Le modifiche e i correttivi che saranno apportati a questo provvedimento sono tutti volti a tutelare e salvaguardare la figura del tifoso, elemento fondamentale e anima del movimento sportivo, che non deve subire alcun tipo di manipolazione a fini politici, ma essere il centro di un più ampio ragionamento anche in maniera traversale, proprio come sta accadendo con l'ex sottosegretario Paolo Cento, i radicali Perduca e Staderini, e gli onorevoli del Pdl Benedetti, Valentini, Barbaro e Frassinetti, che tenga in considerazione la passione sportiva e la incanali nella giusta direzione della legalità».

    TESSERA DEL TIFOSO...

    Articolo tratto da CalcioMercato.com...
     
    Roberto Massucci a GRT: "Potrebbe essere occasione per approfondire dettagli tecnici, ma non un prendere tempo in attesa di qualcosa che non sarà". Tessera del tifoso, segretario Osservatorio: "Probabile rinvio".

    "La richiesta fatta dalla Lega Calcio è in esame in questi giorni ed è molto probabile che venga accolta favorevolmente perché potrebbe essere l'occasione per approfondire ulteriormente alcuni dettagli tecnici della Tessera del tifoso". Così all'Agenzia GRT, Roberto Massucci, Segretario dell'Osservatorio Nazionale per le manifestazioni sportive, sulla richiesta fatta al Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, da parte della Lega Calcio, di rinviare alla prossima stagione l'attivazione della cosiddetta "Tessera del tifoso".  "La richiesta sarà valutata dai vertici istituzionali e non è certo una mia competenza - afferma il Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato - ma credo che se prendersi un po' più di tempo significa migliorare il livello di comprensione da parte delle società sportive su come attuare la Tessera del tifoso allora ben venga anche questo rinvio di qualche mese che non è certamente una preoccupazione eccessiva purché - conclude Massucci a GRT - non si tratti semplicemente di un voler prendere tempo in attesa di qualcosa che non sarà.
    Temo - continua - che la Tessera del tifoso non sia stata compresa appieno in primis dai dirigenti sportivi di alcune società e conseguentemente la tifoseria ha strumentalizzato determinate argomentazioni per sostenere ciò che non è, cioè una schedatura".

    "Credo che sia importante aprire un dialogo con i tifosi su tutti i temi -  sostiene  -  paradossalmente anche le manifestazioni che si sono tenute sono state un momento di dialogo perché il tifoso ha espresso delle perplessità e noi stiamo fornendo delle risposte, come dimostra l'iter di modifica degli articoli 8 e 9 della legge antiviolenza che è in corso in Parlamento".

    Massucci chiarisce così un punto particolamente contestato, legato a un presunto rischio di impossibilità di ricevere la Tessera del tifoso per chi abbia ricevuto un Daspo anche in passato, in relazione a quanto prevede l'art. 9 della Legge Amato.
    "Il rischio del 'Daspo permanente' è escluso: non può ricevere la Tessera del tifoso chi ha un Daspo in atto oppure è stato condannato negli ultimi cinque anni per reati da stadio. Però non avendo percepito una totale chiarezza in quest'interpretazione che è stata fornita - conclude - è stata ritenuta oppurtuna, e sta accadendo in Parlamento, una modifica dell'articolo che ha generato incomprensioni"
     
    La legge non ammette incomprensioni, ci avete provato ma vi è andata male. Adesso cominciate con la modifica degli articoli in questione, ridateci tutti gli strumenti di tifo, abolite le trasferte vietate e fateci vivere le nostre passioni a modo nostro!
    November 19

    TESSERA DEL TIFOSO...

    Interessante articolo tratto dal quotidiano "Il Romanista" di oggi...
     
    E due, ma martedì diventeranno tre per iniziativa del senatore Idv «Stefano Pedica. Terrazza Caffarelli, Campidoglio, la Roma delle basiliche sullo sfondo, dopo quella al Senato è stata presentata ieri una seconda proposta di modifica dell’articolo 9 della legge Amato. Firmata dai deputati del Pdl Claudio Barbaro e Paola Frassinetti (peraltro, membri entrambi della Commissione cultura che in questi giorni sta esaminando la riforma sugli stadi), punta a cancellare quello che viene definito «un mostro giuridico ». L’articolo 9 prevede infatti che chi ha ricevuto un Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, non possa acquistare biglietti. O titoli equiparabili, come la tessera del tifoso. Per quanto tempo? Secondo l’articolo, mai. Una sorta di ergastolo della curva. Invece, la proposta Barbaro-Frassinetti specifica che il Daspo deve essere «in atto». Quando non lo è più, il tifoso può tornare a fare il tifoso. In secondo luogo, la legge Amato non prevede la possibilità di sottrarre, in caso di condanna definitiva, gli anni senza stadio già scontati con il Daspo. Spieghiamo.

    Se oggi ricevessi un Daspo di cinque anni dal Questore, e per quello stesso reato da stadio venissi condannato nel 2014 a cinque anni di interdizione, potrei rientrare in un impianto solo nel 2019. In pratica, i precedenti anni di Daspo non conterebbero nulla per il giudice. A differenza, e questa è l’anomalia più grave, di quanto avviene con le misure cautelari: il periodo passato tra le sbarre prima di un processo deve essere scalato dalla condanna definitiva. Una possibilità, anzi una necessità, che viene prevista dal nuovo articolo 9. «Le leggi spezzatino, figlie dello sgomento e del sensazionalismo, andrebbero evitate», commenta il presidente dell’Associazione difesa consumatori sportivi, Antonella Bellucci. «Nelle curve - ricorda la Bellucci - c’è anche chi fa volontariato». Gente normale. «Gente che, a forza di provvedimenti repressivi, non va più allo stadio», sottolinea Barbaro, facendo riferimento alle determinazioni del Comitato di analisi del Viminale. Un dicastero che fa capo a Maroni, stessa coalizione di Barbaro ma diversa sensibilità quando si parla di ultras. Che «vogliono governare gli stadi», secondo il Ministro. Sempre più, ormai solo.

    Seppur lentamente qualcosa si muove...

    November 18

    LA VOCE DELLA VERITA'...

    Di seguito l'intervista dell'avvocato Lorenzo Contucci ai microfoni di Vox Populi Romani (Powerstation 100.5) tratto dal sito laroma24.it...


    Avvocato Contucci, anzitutto i numeri, al solito si oscilla tra i 5 mila e i 15 mila...

    In realtà ci saranno state sulle sei mila persone, ma il dato rilevante è che a differenza delle manifestazioni sindacali o dei pullman  di partito, non c'erano agevolazioni. Chi è venuto da San Cataldo in Sicilia ha speso cento euro a testa per stare sul posto. Seimila in piazza ma con la propria curva dietro.

    Un corteo omogeneo, pacifico, apolitico e contro qualsiasi ideologia. L'unico elemento che accomunava era la voglia di manifestare il proprio dissenso verso questo provvedimento che si difende con forza singolare

    Corteo pacifico, certo anche caratterizzato da un astio particolare poichè parlavamo di persone che hanno subito in proprio, magari anche per colpe proprie, la repressione che c'è stata ultimamente negli stadi.
    Per repressione intendo non la condanna giusta, che ci può stare se qualcuno si comporta male, ma il fatto che il tifoso di calcio è l'unico che paga più volte per lo stesso reato: prima con la diffida, poi con la condanna, poi con un'altra diffida data dal giudice e poi con il mancato rilascio di un titolo d'accesso per gli stadi per tutta la vita. Si contestava in particolare l'articolo 9 della legge Amato che Maroni riconosce vada cambiato poichè illegittimo, ma sul quale si è intervenuti solo con una circolare applicativa
    insufficiente. Sotto il profilo sociale la tessera del tifoso viene considerata uno strumento unicamente economico poichè alla partite chi è diffidato già non può partecipare. Quindi se si viene privati della libertà in quanto Atalanta-Roma è a rischio in virtù dei comportamenti pregressi delle due tifoserie, il
    fatto che chi ha la tessera ed ha acquistato questa specie di bancomat possa invece andarci significa che la libertà viene tolta ma la posso ricomprare.

    La  tessera del tifoso nasce come tessera per il tifoso ma diventa contro il tifoso

    Ci sarebbero molti meno problemi se la tessera non fosse a pagamento e se ogni transazione non portasse ricavi per gli istituti bancari

    E' difficile non  considerare per il tifoso la tessera come una schedatura.

    E' inutile. Esempio:  se il Verona ha cento persone diffidate che devono firmare in questura ogni volta che l'Hellas gioca, le partite in trasferta, anche se a rischio, possono essere frequentate sia dai possessori della tessera che dagli altri tifosi poichè i diffidati comunque non potranno presenziare. Quindi quale è lo scopo pratico se ad eliminare i soggetti pericolosi provvede il DASPO? Questo è il problema che i media non affrontano se non per frasi secche, senza spiegare una materia complessa.

    Le tifoserie negli ultimi quindici anni sono state colpite  da diverse disposizioni di legge.

    A me piace parlare per esempi: in occasione  di Parma-Palermo ai tifosi rosanero è stata interdetta la trasferta. I tifosi hanno deciso di seguire la partita davanti alla Favorita mangiando e giocando a pallone: sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata e sottoposti a DASPO di tre anni con le firme. Il DASPO è giuridicamente illeggittimo, ma questi ragazzi dovranno affrontare processi, spendere soldi: avranno motivo di essere arrabbiati contro chi glielo ha affibbiato? Oltretutto, con la tessera del tifoso, non potranno più recarsi allo stadio per aver giocato a pallone davanti allo stadio. Non sempre chi ha il DASPO è una persona violenta. Per capire: se Totò Riina sega le sbarre ed evade rischia una pena da sei mesi ad un anno. Se un tifoso diffidato si dimentica di mettere una delle tre firme rischia una pena da uno a tre anni e multa da 10 a 40 mila euro ed un'altra diffida da due ad otto anni.

    Repubblica nei giorni scorsi ha parlato di una  riapertura delle curve a fumoni, tamburi etc. Intravede una possibilità?

    Quando si gira la vite, quando viene introdotta una misura repressiva nessuno si prende la responsabilità di tornare indietro. Il problema è che la società civile dovrebbe ribellarsi. Quindi no.

    Al corteo si sono accomunate nel  ricordo le vicende Sandri e Cucchi

    La cosa incivile non è lo striscione per  Cucchi, ma il modo in cui è morto Cucchi. Credo che l'omicidio Sandri ed il caso Aldovrandi abbiano finito per scuotere le coscienze dei media che hanno dato il giusto rilievo alla vicenda, cosa che inpassato difficilmente è accaduta.
    November 17

    INFO-BIGLIETTI...

    Uefa Europa League 2009/2010: info biglietti CSKA SOFIA - A.S. ROMA del 16 Dicembre 2009 Ore 20.00 (ora locale) “VASIL LEVSKI NATIONAL STADIUM” Di Sofia

    PREVENDITA BIGLIETTI: dalle ore 12.00 di Giovedi 19 Novembre, fino alle ore 13.00 di Lunedi 14 Dicembre 2009

    PUNTI VENDITA: A.S. Roma Store di via Appia Nuova 130 (orario 10.00-18.00)

    PREZZO SETTORE OSPITI: € 20,00

    MODALITA’: E’ obbligatorio presentare un valido documento d'identità per ogni intestatario di ciascun titolo d'ingresso

    CASMSSSSS...

    Niente trasferta per i tifosi della Roma a Bergamo e per quelli del Bari a Napoli: il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive del Viminale (Casms) ha infatti disposto la chiusura del settore ospiti per Atalanta-Roma (29 novembre) e Napoli-Bari (6 dicembre), considerando le due gare ad «alto rischio». Nel corso della riunione di oggi, il Comitato ha anche stabilito la vendita del biglietto singolo per l'incontro Juventus-Inter (5 dicembre), mentre per Catania-Milan e Cagliari-Juventus (entrambe il 29 novembre) è stata disposta la vendita del biglietto singolo per i tifosi ospiti.
    November 16

    14 NOVEMBRE 2009…

    Di seguito qualche scatto del corteo di Sabato…

    PAOLO CENTO...

    Dichiarazione di Paolo Cento a termine della manifestazione del 14 Novembre...
     
    In migliaia nella Capitale per dire no agli ultimi quindici anni di legislazione speciale che di fatto ha criminalizzato le curve italiane. Oltre 15mila uomini e donne, prima ancora che tifosi appartenenti ai gruppi delle curve dei molti stadi italiani, hanno manifestato ieri a Roma contro la tessera del tifoso. Un corteo pacifico e civile, che forse può rappresentare una svolta anche sulle modalità con cui le tifoserie si autorappresentano alle istituzioni e all’opinione pubblica. Gli organizzatori avevano deciso di bandire dalla manifestazione simboli politici e ideologici e di lasciare a casa sciarpe e striscioni dei singoli gruppi di appartenenza con l’obiettivo di dimostrare una compattezza finora mai raggiunta nella battaglia contro la tessera del tifoso.

    Altra novità è stata quella di aver chiamato alla presenza e agli interventi finali che si sono svolti in piazza della Bocca della Verità anche i rappresentanti istituzionali e politici che trasversalmente, nel corso di questi mesi, si erano espressi non solo a parole, ma anche con i fatti, contro il provvedimento voluto dal ministro Maroni. Tra gli altri, è intervenuto il delegato allo Sport del Comune di Roma Cochi e il senatore radicale Staderini, oltre agli avvocati che da anni difendono i tifosi nei diversi tribunali italiani. Le ragioni di questa manifestazione erano rappresentate nei manifesti e nei volantini comunicato diffusi lungo il percorso del corteo, partito da piazza dell’Esquilino.

    La tessera del tifoso, è stato denunciato dai manifestanti riuniti in un comitato nazionale, rappresenta l’ultimo tassello di una legislazione che negli ultimi 15 anni ha criminalizzato le curve italiane, introdotto aggravanti penali su ogni comportamento considerato illegittimo fino a vietare fumogeni e striscioni non autorizzati dentro gli stadi, ha cercato di dividere le tifoserie, cancellando la parte più attiva, ma anche paradossalmente più responsabile, attraverso l’uso indiscriminato della diffida (daspo). Quindici anni di legislazione speciale che hanno avuto l’obiettivo di normalizzare gli stadi italiani, addomesticare il tifo e la passione popolare, rendere il calcio un evento soprattutto televisivo, dove il tifoso si trasforma in un cliente che paga e non partecipa.

    La tessera del tifoso è anche nello specifico della norma un vero e proprio orrore giuridi co: si schedano i tifosi, lasciando alle società di calcio e alle questure l’arbitrio di decidere chi può o non può andare allo stadio. La mobilitazione di questi mesi, contro quella che è stata definita una vera e proprio schedatura di massa, sembra aver prodotto già alcuni piccoli risultati: in Parlamento sono state presentate alcune proposte di modifica della legge Amato mentre lo stesso ministro dell’Interno Maroni, dopo un estenuante braccio di ferro con le società di calcio, ha aperto all’ipotesi almeno di uno slittamento dell’entrata in vigore della norma. Questo ovviamente non basta e l’hanno gridato con forza gli oltre 15mila manifestanti e gli interventi che si sono succeduti al microfono aperto a conclusione del corteo. La richiesta è quella di cancellare la tessera del tifoso e di riaprire gli stadi a quella strumentazione assolutamente innocua che fa parte della passione dei tifosi: tamburi, megafoni, striscioni, fumogeni.

    La manifestazione era attraversata anche da un forte sentimento di emozione e di partecipazione agli ultimi avvenimenti di cronaca. Già nelle settimane scorse in molti stadi italiani erano apparsi striscioni per chiedere verità e giustizia sulla morte di Stefano Cucchi, e questa richiesta era ricorrente anche durante il corteo di ieri. D’altra parte, pur in contesti assolutamente diversi, la vicenda di Cucchi è assai simile a quella di tanti altri, a cominciare da Gabriele Sandri. Uno Stato, delle istituzioni, incapaci di gestire con trasparenza l’ordine pubblico e pronte a far calare il silenzio su ogni forma di ricerca della verità quando ad agire sono rappresentanti delle istituzioni stesse.

    Questa miscela, che va dalla tessera del tifoso alla coscienza civica e critica contro gli abusi delle istituzioni, rappresenta un fatto nuovo nel mondo delle tifoserie ed è forse la prima volta negli ultimi anni che ci sono le condizioni per creare una sintonia tra chi frequenta la curva e una parte consistente dell’opinione pubblica del Paese. è anche per questo che la battaglia contro la tessera del tifoso può diventare una grande battaglia di civiltà giuridica e di libertà nel nostro Paese, che merita di essere sostenuta senza avere la pretesa di strumentalizzarla politicamente. Ora spetta al governo e al Parlamento dare una risposta alle tante questioni sollevate dalla bella manifestazione di ieri.

    RADICALI CON NOI...

    Dichiarazione di Marco Perduca, senatore Radicale eletto nelle liste del PD e di Mario Staderini, della Direzione di Radicali Italiani.
     
    La manifestazione delle tifoserie italiane in cui abbiamo preso la parola, invitati, va ben oltre la critica alla tessera del tifoso, perchè rappresenta una vera e propria mobilitazione nazionale per il rispetto della Costituzione e dei diritti di libertà di tutti.
    Quando dei cittadini, anche se ultras, si assumono la responsabilità di lottare attraverso il diritto e l’espressione democratica del dissenso, seppur dura nei toni, è dovere delle istituzioni dare risposte e trovare forme di dialogo.
    La legislazione d’emergenza introdotta in questi anni a colpi di decreti si è rivelata, oltre che inutilmente autoritaria, cervellotica e discriminante, come dimostrano le interrogazioni parlamentari ancora senza risposta. Ed ha contribuito a creare un clima d’odio nei confronti delle forze dell’ordine.
    Leggi speciali che hanno ridotto le garanzie di tutti i cittadini e rappresentano un laboratorio per nuove forme di controllo sociale pronte per essere estese in altri settori.
    Da Radicali, dopo essere stati gli unici ad opporci in Parlamento con il gruppo della Rosa nel Pugno, ci impegniamo a portare nelle istituzioni quelle richieste di buon senso che vengono dai ragazzi delle curve, a cominciare dalla modifica delle norme anticostituzionali ancora vigenti.
    Chiediamo ora al Ministro Maroni di non arroccarsi in un ottuso statalismo illiberale e poliziesco: occorre una soluzione di continuita' con le politiche sin qui seguite e riportare la disciplina nell'alveo della legalità

    COMUNICATO FINALE 14 NOVEMBRE...

    Di seguito il documento finale della manifestazione del 14 Novembre a Roma...

     

    Le proteste di questi mesi da parte delle tifoserie organizzate si sono rivolte principalmente contro l'art. 9 della legge n. 41/2007, cosiddetta Legge Amato, varata d'emergenza dal precednte governo dopo la morte dell'Isp. Raciti.

    L'art. 9 in vigore dispone testualmente che:

    Nuove prescrizioni per le societa' organizzatrici

    di competizioni riguardanti il gioco del calcio
    1. E' fatto divieto alle societa' organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio,
    responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro
    dell'interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive"
    .

     

     

    La criticità, anche costituzionale, risiede nel participio passato utilizzato dal legislatore, che porta alla non rilasciabilità di biglietti di ingresso agli stadi a chiunque abbia avuto in passato una condanna per reati da stadio, anche in tempi remoti, e a chiunque abbia subito un daspo, vale a dire una interdizione dagli stadi, senza limiti di tempo.

    Ciò significa che se un soggetto ha avuto un daspo o una condanna nel 1990 non potrà più andare allo stadio, anche se ha scontato la misura di prevenzione o la sua pena.

    Naturalmente vi è contrasto con una serie di istituti giuridici e costituzionali, tra i quali il principio della scopo rieducativo della pena, ed anche il rischio di disparità con gli altri cittadini che, condannati o sottoposti a misure di prevenzione, riacquistano i loro diritti a condanna terminata o hanno la possibilità di riabilitazione.

    Già l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive si è reso conto del problema giuridico e con la determinazione n. 33 del 23 settembre 2009 – che ovviamente non ha valore di legge né può interpretarla in modo autentico, vista la natura consultiva dell’organo ministeriale – ha cercato di rispondere ai quesiti che da più parti provenivano stabilendo che

     

    “Interpretazione degli artt. 8 e 9 del dl 8 febbraio 2007 n. 8, come

    convertito con la legge 4 aprile 2007 n. 41

    I competenti uffici del Dipartimento, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, la Lega Nazionale Professionisti e la Lega Pro, ognuno per la parte di propria competenza, sono invitati a dare la massima diffusione, a livello territoriale, dei seguenti criteri di applicazione dell’ art 8 del dl 8 febbraio 2007 n.8, come convertito con la legge 4 aprile 2007 n.41, riferibile al programma tessera del tifoso:

     sono temporaneamente escluse dal “programma” le persone attualmente sottoposte a DASPO ovvero ad una delle misure previste dalla legge 27/12/56 n.1423 (c.d. misure di prevenzione);

     nei casi in cui siano state riportate condanne, anche in primo grado, per reati c.d. da stadio - per episodi per i quali sia stata già comminata la misura del DASPO – il periodo di 5 anni di divieto di accesso al programma deve tenere conto di quello già scontato per il DASPO stesso;

     in caso di intervenuta assoluzione o revisione totale o parziale del provvedimento del DASPO, i motivi ostativi siano considerati immediatamente decaduti.

    La presente sostituisce in parte quanto contenuto al riguardo nel secondo punto della determinazione nr. 27 del 17 agosto 2009”.

    *

    La precisazione dell’O.N.M.S., pur andando nel senso indicato dalla logica e della Costituzione, contiene alcune imprecisioni che potrebbero portare a notevoli problemi di applicazione pratica.

    Il punto 2, infatti, può portare a conseguenze paradossali se non opportunamente modificato ma, prima di chiarire con un esempio la sua criticità, è bene indicare la riformulazione dell’art. 9, che dovrebbe essere sostituito dal seguente:

    "1. E' fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministero dell'Interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso o "tessere del tifoso" a soggetti che  siano  in  atto  destinatari  di  provvedimenti  di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, fino al completamento dei cinque anni successivi alla data della condanna e che non abbiano già scontato, anche parzialmente,  per lo stesso episodio la misura inflitta con i provvedimenti di cui al citato articolo 6 della legge 401/1989”.

    Il primo punto modificato rispetto al precedente articolo 9, è quello relativo alla non rilasciabilità dei titoli di accesso negli stadi, tessere del tifoso incluse, a coloro che abbiano un daspo in corso

    Chi ha scontato il daspo, per la questura, non è più pericoloso e quindi non vi è alcuna ragione per inibirgli l’acquisto di un titolo di accesso.

    Per la stessa ragione, il novellato articolo 9 prevede altresì che non possano avere titoli di accesso coloro che abbiano subito una condanna per reati “da stadio” purché per lo stesso episodio non abbiano scontato, anche parzialmente il daspo, non essendo logico quanto suggerito dall’O.N.M.S. che vorrebbe semplicemente detrarre dal periodo quinquennale di non rilasciabilità di titoli quanto già scontato con il daspo stesso.

    Un esempio vale a chiarire la questione:

    • A un soggetto viene notificato un daspo di 3 anni nel 2010, sulla base della semplice denunzia (è infatti noto che il daspo può essere dato dal questore sulla base di una semplice denuncia e non necessariamente della condanna)
    • Lo stesso soggetto, nel 2015, viene condannato in primo grado per il reato commesso.

    Se si facesse come suggerisce l’osservatorio, accadrebbe che il soggetto, per lo stesso episodio:

    - dal 2010 al 2013 non può avere titoli d’accesso per via del daspo in corso;

    - dal 2014 può tranquillamente andare allo stadio acquistando regolarmente i biglietti per aver - scontato il daspo;

    - tuttavia, per via della condanna ricevuta nel 2015, nuovamente non potrà andare allo stadio fino al 2017 (5 anni successivi alla condanna, detratti i tre anni scontati).

    E’ quindi illogico che il soggetto in questione, al quale dal 2015 non vengono rilasciati titoli di accesso perché pericoloso, possa andare allo stadio tra il 2014 e il 2015.

    E’ invece logico che lo stesso, finito il daspo, possa avere titoli di accesso, perché la sua pericolosità, per come valutata dal questore, si è esaurita.

    Per questa ragione è opportuno inserire la modifica prevedendo che non possano avere titoli di accesso coloro che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, fino al completamento dei cinque anni successivi alla data della condanna e che non abbiano già scontato, anche parzialmente,  per lo stesso episodio la misura inflitta con i provvedimenti di cui al citato articolo 6 della legge 401/1989"

     

    Un altro esempio:

    a) nel 2010 prendo il daspo di un anno perché ho scavalcato un vetro;

    b) nel 2011, a daspo scontato, posso avere titoli di accesso e tessere del tifoso;

    c) nel 2013 vengo condannato per il reato commesso;

    d) fino al 2018 (o al 2017 se si volesse detrarre quanto ho già scontato) non posso avere titoli di accesso (perché ritenuto pericoloso, evidentemente!) ma nel 2011 sono già tornato allo stadio e ci sono andato nel 2012, nel 2013, nel 2014, nel 2015 e nel 2016!

    Con la modifica apportata all’art. 9, invece, il divieto quinquennale scoccherebbe solo se il questore non emette il daspo per il soggetto in questione sulla base della denuncia.

    Ad esempio:

    - un soggetto viene denunciato perché accusato di avere lanciato un sasso ai tifosi avversari;

    - il questore preferisce attendere l’esito del processo penale e non gli dà il daspo (oppure si dimentica di diffidarlo)

    - a questo punto, una volta che il questore si rende conto  il soggetto è stato condannato per un reato da stadio mi negherà la tessera del tifoso o i titoli di accesso per 5 anni, e questo è condivisibile, trattandosi di una sorta di daspo postumo.

    Queste le ragioni di carattere giuridico.

    Per altro verso,  il fatto che l’art. 9 di cui si contesta la legittimità non parla di “tessera del tifoso” ma estende le limitazioni a tutti i titoli di accesso negli stadi, consente di affermare che la “tessera del tifoso”, ma sarebbe meglio definirla “tessera per il tifoso”, è una invenzione che non ha fondamento giuridico e che, invece di nascere dalle società di calcio, in modo del tutto singolare viene imposta alle stesse dal Ministero dell’Interno, con la scusa della sicurezza.

    In realtà il fine è esclusivamente economico, visto che la tessera altro non è che una carta di credito prepagata emessa da un istituto bancario: sostanzialmente, ancora una volta, si gioca sulla passione dei tifosi privandoli delle libertà per poi riconsegnargliela sotto forma di tessera.

    A pagamento, s’intende.

    Si tratta del passo finale di un’azione che, con la scusa di voler creare una nuova categoria di tifosi, quelli “ufficiali” al posto dei tifosi “non ufficiali” impersonificati dai ragazzi di curva, ha già portato alla scomparsa del colore dagli stadi e al loro progressivo svuotamento.

    Si era detto che le disposizioni varate nel febbraio 2007 che limitavano l’esposizione di striscioni, bandiere, megafoni, tamburi ed altri strumenti di tifo erano temporanee, perché emergenziali.

    Non era vero.

    Attualmente gli strumenti di tifo vengono fatti entrare negli stadi con autorizzazioni e controautorizzazioni e con regole differenti da città a città: si chiede che si possa tornare alla situazione pre-emergenziale, che demandava il controllo all’autorità di P.S. presente allo stadio.

    Prendere i biglietti è a volte una impresa titanica, con la chiusura dei botteghini il giorno della partita: se ne chiede la riapertura, magari rimodernizzandoli.

    Conviviamo con trasferte vietate, anche se non pericolose e addirittura tra squadre le cui tifoserie sono gemellate: l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive è divenuto – senza averne i poteri – il giudice sportivo delle tifoserie e non vieta più incontri realmente a rischio ma anche quelli che riguardano squadre le cui tifoserie la domenica prima si sono comportate male. Ma, se la partita che si vieta non è a rischio, questo dovrebbe essere compito dell’Ufficio Disciplinare della Lega Calcio, non del Ministero dell’Interno.

    Il costo dei biglietti è spropositato e i tifosi sono alla mercé delle società calcistiche: i settori popolari debbono avere costi popolari, in modo da non discriminare le fasce sociali più deboli che le oligarchie vogliono invece eliminare.

    Per i futuri stadi, se proprio dovranno essere costruiti, si guardi al modello tedesco, dove non si impone con la forza di stare seduto al tifoso che vuole stare in piedi a tifare.

    Per finire, gli articoli 6 e seguenti della legge 401/89 dovrebbe essere modificati, rendendoli più armonici con le altre disposizioni del codice penale e - perché no? – con la Costituzione.

    Perché gli stadi non sono luoghi extraterritoriali.

     

    NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO NO AL CALCIO MODERNO

     
     

    MANIFESTAZIONE 14 NOVEMBRE...

    Ringraziando tutti i ragazzi che da tutta Italia sono intervenuti , posto l'unico articolo degno di nota che ho trovato, tratto dal Corriere della Sera...
     
    Che cosa resta della massiccia (considerando che non c’erano treni e pullman gratis come in altre occasioni, ma tutti sono arrivati con mezzi propri) manifestazione ultrà a Roma? Che fare dopo che oltre seimila ultrà (secondo il tg di La7) hanno attraversato le strade della capitale urlando qualche slogan pesante ma “in modo assolutamente pacifico” (come hanno sottolineato tutti i notiziari televisivi che hanno dato ampio risalto all’evento)? Che ne sarà della tanto discussa “tessera del tifoso” dopo che tanti ragazzi (“se sono uniti non verranno mai sconfitti”, lo slogan mutuato da una canzone degli Sham 69) hanno detto, scritto, urlato il proprio no.
    Se gli ultrà fossero un movimento politico, le agenzie di stampa avrebbero già battuto fiumi di dichiarazioni con decine di politici pronti a dire che “è una piazza che deve essere ascoltata”. Qualche politico, a dire il vero, ha manifestato con loro. Come l’ex sottosegretario all’economia, Paolo Cento, esponente di Sinistra e Libertà (ma c’era anche Alessadnro Cochi, delegato allo sport del sindaco di Roma, Alemanno). Ma gli ultrà, in genere, non piacciono troppo ai politici. E non perché ieri hanno scritto “Sì alla tessera del parlamentare”. “Stanno sulle balle – come ha spiegato, tempo addietro, Enrico Brizzi al Corriere- perché ragionano con la propria testa”.
    Gli ultras non sono un movimento, come dimostra il fatto che alcune tifoserie si sono dissociate dal corteo di Roma.  E forse non lo saranno mai. Troppe divisioni al proprio interno. La sbandierata “mentalità ultras” ha varie interpretazioni a seconda della latitudine del gruppo. Ma sono una grande realtà aggregativa. Forse l’ultima grande polo di aggregazione in una società sempre più liquida. Basti pensare al fatto che tanti ragazzi scelgono di essere ultrà nonostante godano di una pubblicistica peggiore dei terroristi. 
    Certo in mezzo c’è chi ne approfitta per far propaganda politica, chi delinque perché delinque abitualmente, chi spaccia droga, chi compie atti violenti perché violento. Vanno puniti con lo stesso metro di giudizi di chi compie simili atti per strada, in discoteca, in un pub. Senza che nessuno chieda che si chiudano, strade, discoteche e pub o che Altrimenti andrebbero chiuse discoteche, e via discorrendo.  Una politica di pura repressione non porta da nessuna parte. Anzi fa solo il gioco di chi vuole pescare in acque torbide . C’è stato un momento di leggi speciali necessarie dopo la tragica morte dell’ispettore Raciti. Ma non si vive di emergenza. Né ghettizzando una forza viva per colpa delle mele marce.