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June 30 Ricevo e pubblico dagli amici dell'Aquila...
I Red Blue Eagles L'Aquila 1978 rendono noto i primi risultati del conto corrente bancario aperto in seguito al terremoto del 6 Aprile 2009 (per tutte le informazioni vedi precedenti comunicati 1 e 2 ), al 29 Giugno 2009, i gruppi Ultras che hanno già aderito alla nostra iniziativa sono:
ASSOCIAZIONE SPORTIVA GUBBIO 1910 ULTRAS PANTHERS FANO 77 GIOVANNINI S.N.C. (un Ultras Curva Sud Roma) I CANI SCIOLTI DI LECCE ULTRAS CRIPS 1988 CASERTA ULTRAS FEDAYN BRONX CASERTA ULTRAS SETTORE SUD CASERTA ULTRAS FOREVER ATALANTA ULTRAS CURVA SUD BENEVENTO ULTRAS RIZLA GROUP - MOSCIANO ULTRAS U.T.S.B. CASSINO RAVELLO CASUAL FIRM SA 1919 - AMALFI ULTRAS BEVI & SCOLA VADESE 1985 ULTRAS TESTE QUADRE REGGIO EMILIA ULTRAS CURVA NORD ANCONA ULTRAS COLLETTIVO INC UDINE ULTRAS GRANATA PONTEDERA 1979 ULTRAS BOYS CASALE
Al momento la cifra raccolta è pari a 14.3822,55 €. Altri gruppi Ultras si stanno adoperando alla raccolta fondi e saranno prossimi al versamento.. Raccomandiamo a tutti di precisare bene il nome del gruppo di appartenenza, per noi è importante saperlo. I risultati verranno aggiornati periodicamente: su internet, giornali sportivi e riviste ultras. Ringraziamo tutti i gruppi Ultras che hanno già aderito e tutti quelli che lo faranno prossimamente.
IL VOSTRO GESTO NON SARA' MAI DIMENTICATO PER SEMPRE ULTRAS NON E' FORTE CHI NON CADE MA E' FORTE CHI CADE E SI RIALZA, L'AQUILA RIALZATI E TORNA A VOLARE. RED BLUE EAGLES L'AQUILA 1978
June 28 Ricevo e pubblico un interessante intervista a firma Giacomo Russo Spena con Lorenzo Contucci, comparsa sull'edizione on line del quotidiano di oggi...
Divieto di stadio Con la «tessera del tifoso» una forte limitazione dei diritti civili
«È l'anticamera della carta sui diritti civili, un provvedimento da Ventennio». Lorenzo Contucci, avvocato di molti ultras ed esperto del pacchetto antiviolenza negli stadi, osteggia l'introduzione dal prossimo campionato della tessera del tifoso. Voluta dal ministro Amato (subito dopo la morte a Catania del commissario Raciti) e messa in pratica adesso da Maroni, si presenta come uno strumento di fidelizzazione adottato dalla società di calcio. Per contrastare gli episodi di violenza. Dov'è il problema avvocato? Non sono contrario di per sé alla tessera perché è corretto che una proprietà adotti una fidelizzazione coi propri supporter e cerchi di invogliare il proprio cliente con un rapporto di natura premiale. Se sono un sostenitore che va sempre allo stadio in casa, è giusto che in trasferta guadagni dei punti che mi consentono delle agevolazioni rispetto a quelli di solito guardano la partita in televisione. E allora? Questa non è la tessera del tifoso ma quella del Viminale, nel senso che da un lato la società si regola con i clienti-tifosi, dall'altro ci vuole il nullaosta della questura come per il porto d'armi. Si configura uno stato di polizia. Quindi contesta il controllo delle questure? Il problema sono i criteri con cui viene distribuita la tessera. Vieta l'emissione o la vendita per qualsiasi persona sottoposta a daspo o che è stata condannata, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Quindi se uno, sbagliando, fa una bravata da giovane poi per tutta la sua vita non potrà più entrare negli stadi. In realtà Lega Calcio e Viminale dicono che non possono usufruirne solo chi ha una diffida in corso o chi ha avuto una condanna negli ultimi 5 anni. Non è vero. Mentono sapendo di mentire. L'articolo 9 della legge 401 del '89 è chiarissimo: non devi esser stato condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o causa di manifestazioni sportive. E non c'è scritto negli ultimi 5 anni. Stesso discorso per il daspo. In base all'articolo tutti i soggetti che hanno ricevuto una diffida, in qualunque anno, per qualsiasi ragione e qualsiasi sia stato l'esito del procedimento penale, non potranno avere la tessera. Poi forse le questure faranno una circolare per ammorbidire il provvedimento. Ma la legge rimane quella. Quindi anche se alla fine uno viene prosciolto non può più accedere negli impianti? Certo, la legge non prevede questo caso. C'è un vulnus giuridico, siamo allo azzeramento dei diritti civili di una persona. E malgrado quanto dica il ministero degli Interni a Milano ci sono già alcuni precedenti. La tessera del tifoso infatti prende come modello la carta milanista Cuore Rossonero. Un caso? Forse c'è un piccolo conflitto d'interessi (ride, ndr). Comunque la società ha distribuito all'inizio del campionato migliaia di tessere e successivamente il Viminale ne ha bloccate tantissime facendo un grande screening. Alcune sono state invalidate e inserite in un'apposita black list. Da qui il grido d'allarme delle tifoserie del Paese. Nel resto d'Europa però esistono le tessere del tifoso e il modello non crea malumori. Ma non sono gestite dallo Stato. A differenza dell'Italia le società sono padrone degli stadi quindi decidono loro chi volere: il nullaosta non viene dato dalla questura. Ad esempio, in Inghilterra le membership card sono gestite dalla proprietà, sono a pagamento e hanno sostituito il pubblico da popolare a ceto benestante. Non tutti possono permettersi la gold card. E' un meccanismo turbocapitalista, non mi piace ma è così e gli ultras lo accettano. La scritta «No alla tessera del tifoso» campeggia sui muri di molte città italiane da Roma a Firenze, Napoli e Milano. Sta rinascendo un movimento ultras? Stanno localizzando la protesta attraverso campagne di sensibilizzazione, ma non escludo che facciano anche una manifestazione nazionale. Non sono contrari, ribadisco, alla tessera in generale ma ai suoi criteri di assegnazione. Chiedono di modificare due articoli della legge, per il resto sono anche favorevoli a vietare la tessera per chi ha un daspo in corso o ha commesso, negli ultimi 5 anni, reati in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Con un pizzico di buon senso Maroni potrebbe risolvere facilmente la questione, c'è di mezzo la democrazia. Altrimenti faccia come vuole e si troverà proteste ovunque e stadi vuoti. A livello legale sta preparando un'offensiva? Sono pronto insieme a un pool di avvocati a fare ricorsi di ogni tipo e in qualsiasi sede. Compresa la corte di giustizia europea. La partita è appena iniziata.
June 26 Ricevo e pubblico un interessante articolo a firma Fulvio Bianchi tratto dalla rubbrica Spy Calcio...
Viminale, maxivertice il 7 luglio Tessera del tifoso: i club in silenzio. Appuntamento il 7 luglio, al Viminale: maxivertice fra il ministro Roberto Maroni, il capo della polizia Antonio Manganelli e tutti i vertici del calcio (Figc, Leghe, eccetera). C'è da discutere sul tema della sicurezza negli stadi e dintorni. E soprattutto si dovrà decidere sulla grande novità della prossima stagione, la tessera del tifoso. Maroni è già stato chiaro: saranno introdotte "forti restrizioni" per le tifoserie delle squadre che non la adottano e nessuna per le altre.
Il ministro sa benissimo che molti tifosi non ne vogliono assolutamente sapere: temono una ulteriore schedatura e non condividono il fatto che venga tagliato fuori chi ha avuto precedenti condanne, per reati "da calcio", negli ultimi cinque anni. "Lo so che ci sono tifoserie-ha spiegato di recente Maroni-che premono perché la carta non venga adottata dalla propria società, mi hanno detto che ci sarà anche una manifestazione nazionale". Ma "i tifosi violenti", ha spiegato ancora Maroni, "con me avranno vita dura".
Il Viminale è pronto a venire incontro alle società di calcio. La Lega Pro è favorevole alla tessera, qualche club di B come l'Albinoleffe si sta muovendo ma la stragrande maggioranza delle società di A non fa assolutamente nulla. Le uniche società che l'hanno adottata sinora sono Inter e Milan: l'Inter ne ha oltre 40.000, il Milan ottantantamila (ma le tessere non hanno foto e non sono a norma). La Juventus ha appena lanciato la campagna abbonamenti ma della tessera del tifoso non fa alcun cenno. La prossima settimana tocca alla Roma: ci saranno novità? Tace la Fiorentina, che pure anni fa sembrava favorevole (a parole). Tace il Napoli, i cui tifosi la scorsa stagione sono stati fortemente penalizzati proprio da Maroni: hanno potuto seguire la loro squadra in trasferta una sola volta, il 31 agosto. Dopo il giallo del treno fantasma lo stop totale. Che fa ora Aurelio De Laurentiis? Verrà incontro ai suoi tifosi? Che fanno le altre società? Molto sovente se ne infischiano di tifosi-clienti che portano tanti soldi: dovrebbero imparare da Barcellona e Manchester United.
Il tempo è scaduto, ormai: se anche volessero, le società italiane non avrebbero più la possibilità di preparare le tessere per l'inizio della prossima stagione (serie B il 22 agosto e A il giorno dopo). Ci sono procedure da rispettare, un iter da completare. E nessun club si è ancora fatto vivo. Che deciderà Maroni? Bloccherà davvero le trasferte? Speriamo che nell'occasione si possa parlare, e decidere, anche su altri argomenti che stanno a cuore ai tifosi: i biglietti, gli striscioni, eccetera. Ci sono imposizioni troppo forti, procedure a volte complicate nella vendita dei tagliandi. Vengono penalizzate le famiglie, i turisti stranieri, chi vive magari fuori Regione, eccetera. E anche sugli striscioni si potrebbe studiare un'apertura: un minimo di ironia in più non guasterebbe al nostro calcio. L'emergenza è davvero finita? Se è davvero così, riapriamo gli stadi ai tifosi per bene.
Milan, Inter e c. trattano con Sky allenamenti e interviste Il 3 luglio si tiene a Milano l'assemblea decisiva: i 42 presidenti di A e B dovranno approvare il bando d'asta per i diritti tv domestici, prima trance (due stagioni, 2010-'011 e 2011-'12). Con i diritti che diventeranno collettivi, i grossi club perderanno qualcosina, mentre guadagneranno quelli medio-piccoli guadagneranno cifre abbastanza consistenti. Per poter compensare il mancato incasso, rispetto ad adesso, i club come la Juve, l'Inter e il Milan si stanno già organizzando e contrattando privatamente con Sky la cessioni di alcuni servizi particolari come gli allenamenti, le interviste, eccetera. Si cercherà di dare sempre più spazio alla tv. Dal 2010, come già ricordato, ci sarà inoltre una gara alla domenica: scelto anche l'orario, le 12,30. Così non andrà a disturbare le gare delle 15 e nemmeno Novantesimo Minuto, trasmissione storica della Rai.
June 25

Serata molto significativa, in uno dei luoghi più frequentati da Gabriele e dai suoi amici. In una piazza gremita all'inverosimile di amici, parenti, semplici cittadini mischiati a tifosi provenienti da varie parti d'Italia, si sono susseguiti molteplici cori tutti con un unico denominatore...è ora che sia fatta GIUSTIZIA PER GABRIELE.
Sul palco si sono alternate personalità della politica di entrambi gli schieramenti, tutti i rappresentanti dei comitati che hanno accompagnato la famiglia Sandri nel suo viaggio, su e giù per l'Italia, per la presentazione del libro-denuncia su quel maledetto 11 Novembre e soprattutto la famiglia Sandri che, ancora una volta, con grande coraggio e dignità, ha ribadito lo sconcerto per l'intervista rilasciata da Spaccarotella all'Espresso e chiesto nuovamente a gran voce che sia fatta GIUSTIZIA senza se e senza ma, non nascondendosi più dietro le bugie che in passato sono state dette e dietro i luoghi comuni nei quali ci si è trincerati.
La gente romana, come sempre, ha fatto sentire il calore e l'affetto a Gabriele e alla sua famiglia ed ha lanciato nuovamente un messaggio chiaro ed a tratti forte alle istituzioni e alla magistratura, nessuno dimentica, nessuno abbasserà mai la guardia, è l'ora di fare Giustizia.
GIUSTIZIA PER GABRIELE! June 24
STASERA NON PUOI MANCARE...
L’evento in attesa della sentenza da Arezzo. Numerosi partecipanti da tutta Italia, forse anche Amnesty International.
Ponte Milvio, ponte degli innamorati. Ma presto diventera’ anche il ponte della solidarieta’, amore per la verita’. Un grande serata e’ infatti in programma stasera per chiedere giustizia per Gabriele Sandri, e la Torretta Valadier sara’ al centro dell’evento. Arriveranno in tanti e con ogni mezzo: in aereo o in treno da Piemonte, Calabria, Lombardia e Puglia. Ma anche in macchina dalla provincia romana. E Roma si sta mobilitando.
.Tutti in piazza. L’appuntamento è per mercoledì 24 giugno alle ore 21 in piazza di Ponte Milvio. Per la serata sono previste numerose presenze, tra cui gli organizzatori delle tappe itineranti di presentazione del libro “11 Novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica” effettuate a Milano, Lecce, Biella, Fiumicino, Formello, Monterotondo, Palombara Sabina, Tivoli, Anzio, Marino e Reggio Calabria. Ma soprattutto ci sarà la famiglia Sandri: Daniela, Giorgio e Cristiano.
Un vero e proprio movimento d’opinione si è creato ormai intorno all’omicidio di Gabriele dopo i ripetuti interventi della famiglia Sandri e gli sviluppi processuali. Ma anche un moto popolare nato intorno agli striscioni negli stadi, al libro scritto per non dimenticare e al tour dei 20 eventi-verità effettuati negli ultimi 9 mesi. Anche Amnesty International, l’organizzazione mondiale non governativa, nel suo rapporto annuale 2009, ha puntato l’indice sugli esiti del processo che vede imputato l’agente della Polizia di Stato Luigi Spaccarotella, auspicando che il giudice si pronunci “con la massima trasparenza e nel pieno della garanzia del diritto.” Non è escluso che rappresentanti di Amnesty possano presenziare all’evento per Sandri, a pochi giorni dalla lettura della sentenza della Corte d’Assise presso il Tribunale d’Arezzo per l’omicidio dell’Autostrada del Sole. Alla Fondazione Sandri la Sovera Multimedia, la casa editrice del libro, nella serata del 24 Giugno devolverà pubblicamente il ricavato delle vendite. Lo stesso farà Maurizio Martucci, l’autore del testo risultato tra i più letti in assoluto, che donerà interamente alla fondazione i suoi diritti d’autore.
La Torretta Valadier di Ponte Milvio al centro dell’evento. Per l’occasione si stanno mobilitando anche i tifosi degli stadi: per tutta la giornata del 24 Giugno i ragazzi della Curva Nord esporranno dalla torretta di Ponte Milvio una gigantografia raffigurante il volto di Gabriele. Al centro della piazza sarà allestito un palco dove, oltre la famiglia Sandri, prenderanno parola anche rappresentanti istituzionali, considerato il patrocinio del Delegato allo Sport del Comune di Roma On. Alessandro Cochi. Particolarmente significativo il posto: l’evento si farà a Ponte Milvio, dove nel trigesimo dell’uccisione di Gabriele venne impiantato in sua memoria un albero di magnolia e posata una targa ricordo a forma di disco, una delle passioni del giovane Dj romano.
GIUSTIZIA E VERITA' PER GABRIELE!!!
June 23 Ricevo e pubblico alcune foto decisamente curiose inviatemi oggi:
La scritta sul muro proviene da Chieti, mentre lo striscione è affisso su un balcone dell’ospedale San Giovanni di Roma…
Evidentemente né i portantini, né i medici, né i pazienti sono d’accordo col Ministro Maroni, quindi esprimono il proprio sdegno nei confronti della Tessera, direttamente dal proprio posto di lavoro…senza alcuna autorizzazione... Ricevo e pubblico:

I Red Blue Eagles L’Aquila 1978 rendono noto i primi risultati del conto corrente bancario aperto in seguito al terremoto del 6 Aprile 2009 (per tutte le informazioni vedi precedenti comunicati 1 e 2 ), al giorno 19 Giugno 2009, i gruppi Ultras che hanno già aderito alla nostra iniziativa sono: ULTRAS CURVA NORD ANCONA ULTRAS TESTE QUADRE REGGIO EMILIA ASSOCIAZIONE SPORTIVA GUBBIO 1910 ULTRAS PANTHERS FANO 77 GIOVANNINI S.N.C. (un Ultras Curva Sud Roma) I CANI SCIOLTI DI LECCE ULTRAS CRIPS 1988 CASERTA ULTRAS FEDAYN BRONX CASERTA ULTRAS SETTORE SUD CASERTA ULTRAS FOREVER ATALANTA ULTRAS COLLETTIVO INC UDINE ULTRAS CURVA SUD BENEVENTO ULTRAS U.T.S.B. CASSINO ULTRAS RIZLA GROUP - MOSCIANO ULTRAS BEVI & SCOLA VADESE 1985 RAVELLO CASUAL FIRM SA 1919 - AMALFI
Al momento la cifra raccolta è pari a 11.732,55 €. Altri gruppi Ultras si stanno adoperando alla raccolta fondi e saranno prossimi al versamento. Raccomandiamo a tutti di precisare bene il nome del gruppo di appartenenza, per noi è importante saperlo. I risultati verranno aggiornati periodicamente: su internet, giornali sportivi e riviste ultras. Ringraziamo tutti i gruppi Ultras che hanno già aderito e tutti quelli che lo faranno prossimamente.
IL VOSTRO GESTO NON SARA’ MAI DIMENTICATO PER SEMPRE ULTRAS NON E’ FORTE CHI NON CADE MA E’ FORTE CHI CADE E SI RIALZA, L’AQUILA RIALZATI E TORNA A VOLARE. RED BLUE EAGLES L’AQUILA 1978
June 22 Ricevo e pubblico un interessante articolo comparso quest'oggi sul quotidiano on line L'AQUILANUOVA...
L’Aquila, 21 Giu - Sono passati ormai 76 giorni da quel tragico 6 Aprile che ha cambiato la vita di molti aquilani. Il tempo trascorso non però fermato la solidarietà degli ultras che anche oggi hanno dimostrato che la tragedia non ha colore. I Red Blue Eagles L’Aquila 1978 sono stati protagonisti di una giornata all’insegna dell’amicizia, dell’ospitalità e della cordialità con i Fedayn Roma 1972 e gli Ultras Granata Pontedera 1979.
Fedayn - Già presenti sul territorio aquilano (insieme ad altri gruppi della Curva Sud) a pochi giorni del terremoto, i Fedayn Roma 1972 non hanno affatto dimenticato il disagio che ancora provano sulla loro pelle il vicino popolo aquilano ed in particolare i bambini. Infatti gli Ultras della capitale hanno portato diversi scatoloni pieni di giocattoli. A causa di un violento acquazzone che si è abbattuto sul capoluogo di regione non è stato possibile consegnarlo direttamente nei campi ma è stato affidato in mano ai Red Blue Eagles L’Aquila 1978 che provvederanno in prima persona a recapitarlo nei campi dell’aquilano. I Fedayn hanno accolto in modo favorevole l‘iniziativa degli Ultras aquilani che sta coinvolgendo tutte le tifoserie italiane ed hanno promesso di aderire al progetto.
Pontedera - Gli Ultras granata e quelli rossoblù hanno rinsaldato, in questo momento di tragedia, il rapporto di forte amicizia e stima che da molti anni unisce le due tifoserie. I rappresentanti degli Ultras del Pontedera hanno consegnato a mano, come testimoniano le foto, l’adesione al progetto dei Red Blue Eagles L’Aquila 1978 per la ricostruzione di un asilo, una scuola o un monumeto confermado che tutti gli Ultras amano ricostruire al contrario di quanto i media fanno apparire. I toscani hanno invitato i ragazzi aquilani a passare qualche giorno in tranquillità in toscana.
Ospitalità - I Red Blue Eagles L’Aquila 1978, i Fedayn Roma 1972 e gli Ultras Granata Pontedera 1979 hanno trascorso la mattinata scambiando idee sul mondo ultras in generale e poi gli aquilani hanno invitato le due tifoserie a pranzo. Nel pomeriggio il programma era quello di far toccare con mano, agli ultras toscani e a quelli romani, il dramma che la città de L’Aquila sta vivendo ma un violento temporale ha impedito la visita nel centro storico parzialmente riaperto rinviando il tutto a data da destinarsi… Ricevo e pubblico questo interessante articolo apparso sulla Repubblica.it a firma Fulvio Bianchi...
Di seguito il link all'articolo:
Domenica in campo alle 12,30 come cambiano le abitudiniUna partita a pranzo. Alle ore 12,30. Questa la grande novità. La rivoluzione però arriverà soltanto dalla stagione 2010-'011, non dalla prossima (vedi Spy Calcio del 14 giugno). La Lega Calcio il 3 luglio pubblicherà il bando d'asta per i diritti domestici, serie A e serie B, che torneranno collettivi. Per quanto riguarda la Coppa Italia e i diritti esteri se ne parla più avanti. Traguardo: un miliardo di euro a stagione (900 milioni sono già garantiti). Scegliendo una "finestra" in più, si è preferito puntare su una gara a pranzo alla domenica, più che le altre opzioni (una partita alle 19 sempre di domenica o una al lunedì sera, il cosidetto monday night). L'orario dovrebbe essere quello delle 12,30: così viene incontro alle tv a pagamento (Sky e Mediaset) e non si sovrappone con le gare delle 15. Inoltre, la partita a pranzo fa comodo anche alla Rai (Novantesimo Minuto non avrebbe alcun danno) e soprattutto al mercato estero perché le nostre 12,30 corrispondono al "prime time" del Giappone e dell'Estremo Oriente, un mercato ricchissimo (vedi la Premier). Certo giocando a pranzo alle domenica cambieranno le abitudini degli italiani: non solo per quelli che andranno allo stadio (in fondo è solo una gara alla domenica) ma anche per i tantissimi "incollati" al televisore. Pensate ad esempio, ad un derby di Milano o di Roma. Tempo fa c'erano state proteste della Chiesa per la partita a pranzo della domenica, giorno dedicato al riposo: non so se si ripeteranno. Ma il dado, ormai, è tratto: e i tifosi dovrebbero essere favorevoli. Inoltre ci sarà sempre una gara anticipata al venerdì e una posticipata al lunedì per la serie B: possibile, in qualche caso, che la B "impresti" alla A la sua gara del lunedì sera. Possibile ma non certo, anche perché non potrebbero essere utilizzati i club impegnati nella Champions (almeno nelle prime fasi). Dalla prossima stagione, intanto, le gare in notturna avranno inizio alle ore 20,45 e non più alle 20,30: come da richiesta delle tv. E' stato scelto lo stesso orario della Champions. A proposito di Coppe: in occasione dell'ultima assemblea di Milano il presidente-commissario Giancarlo Abete ha lanciato un appello anche alle società impegnate nella Europa League (Roma, Genoa e Lazio) a impegnarsi al massimo, schierando sempre la formazione migliore. Il motivo? Nei prossimi due anni è derby con la Germania: se ci raggiunge perdiamo una squadra in Champions. Attenti, quindi. La Lega Calcio intanto ha dato ancora dimostrazione di funzionalità ed efficienza, pur essendo commissariata. Il dg Marco Brunelli lavora a pieno ritmo, anche al bando d'asta. Il responsabile del Centro Studi, Fabio Santoro, ha appena sfornato i dati e le curiosità della stagione di A appena chiusa. Non si sa se ci saranno due Leghe, una di A e una di B: ma Antonio Matarrese ha lasciato una "macchina" che cammina.
Gli stadi mezzi vuoti: Olimpico, San Paolo, ecc. Si chiama percentuale di occupazione. Ecco un esempio: la capienza ufficiale di San Siro è di 80.018 posti. Il Milan ha chiuso la stagione con una media di 59.731 spettatori a partita (più di tutti), l'Inter con 55.345. Vale a dire: il Milan ha occupato il 74,65% della capienza, l'Inter il 69,17%. Sono buone medie, inferiori comunque alla Premier League e alla Bundesliga. Perché il problema dei nostri stadi è che, sovente, sono mezzi vuoti: c'è stato, è vero, un consistente recupero di spettatori. Si è passati dai 7.127.310 del 2006-'07, l'anno dopo Calciopoli, agli 8.775.883 del 2007-'08, ai 9.544.280 dell'annata appena conclusa. Il traguardo 10 milioni non è impossibile: il prossimo anno ci saranno in A Livorno, Parma e Bari (e quest'ultimo club può portare molto pubblico, più del Lecce appena scivolato in B). Come detto in precedenza, però, molti stadi restano mezzi vuoti: prendiamo l'Olimpico di Roma. La Roma ha una percentuale di occupazione del 54,16% (39.374 spettatori di media), la Lazio del 48,16% (35.013). L'Olimpico ha una capienza ufficiale di 72.698 spettatori. Questo significa che è troppo grande: per questo Lotito pensa ad un nuovo stadio e chissà che farà la nuova presidenza della Roma. Fiorentina è intorno al 67% di occupazione, Napoli dopo una stagione infelice il 66%. Il Palermo è sul 63%, molto meglio il Catania (85%). Anche la Sampdoria non riesce a riempire Marassi: solo 63,75% di occupazione. Si può fare molto di più. Come? Non è semplice: per quanto riguarda San Siro ci sono vincoli ambientali che rendono complicato qualsiasi ampliamento esterno. Problemi anche a Firenze dove sognavano uno stadio nuovo. La Juventus fra due anni avrà il suo: un gioiellino, che dovrebbero fare aumentare il fatturato da stadio del 20%. La legge bipartisan sugli stadi va intanto avanti, anche se dal mondo del pallone non ci sono stati grossi contributi. Alcuni stadi si potrebbero rendere almeno più accoglienti, più civili (e con prezzi più bassi): così tornerebbero più volentieri le famiglie.
La tessera del tifoso e la rivolta degli ultrà L'Osservatorio del Viminale sta facendo la sua parte, anche se, passato questo regime di emergenza, si potrebbe mettere mano ad alcune situazioni che sono troppo penalizzanti per i tifosi: mi riferisco alla vendita dei biglietti, agli striscioni, eccetera. Anche per quanto riguarda la tessera del tifoso si potrebbe modificare, o almeno addolcire, la norma che esclude chi ha avuto una condanna, per reati da stadio, negli ultimi cinque anni. Anche se la condanna (può essere anche un Daspo) è stata già ampiamente scontata. E' un po' troppo pesante. E questo sta facendo infuriare molti ultrà. Ma il ministro Roberto Maroni non se ne preoccupa: speriamo che presto incontri i club, perché potrebbero esserci problemi in occasione della campagna abbonamenti di molte squadre. Alcune società sono pronte a fare firmare un'autocertificazione ai tifosi. Ma attenti, il Viminale controlla poi le tessere dei tifosi e se non si è in regola vengono revocate (è già successo al Milan). Meglio quindi fare una maxi-riunione, per chiarirsi le idee.
Volly, ecco la mascotte per i Mondiali 2010 Il nome della mascotte è stato scelto, si chiamerà Volly: per i Mondiali maschili di pallavolo del 2010 manca solo... la squadra azzurra. Ma per questa per fortuna c'è tempo: le prime uscite della Nazionale di Anastasi sono state piuttosto deludenti. Dopo mesi di sondaggi online e votazioni nelle scuole delle dieci città sedi di gara (Ancona, Catania, Firenze, Milano, Modena, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste e Verona), alla fine Volly l'ha spuntata su Fly, l'altro nome più gettonato per la rondine che volerà alta sul cielo del Mondiale (24 settembre-10 ottobre 2010). Le gare avranno inzio a Milano per concludersi a Roma. L'organizzazione intanto procede spedita: il dg Francesco Ghirelli presto presenterà anche il nuovo, modernissimo sito del comitato organizzatore e sta lavorando al grande sorteggio del prossimo ottobre.
June 20 Notizie dal Belgio...
LIEGI Passione calcistica e diritti sindacali si fondono in una fabbrica di Liegi. 'Colpa' dell'eccessiva passione di un operaio per lo Standard, campione del Belgio dopo un duello interminabile, vinto al termine di un doppio spareggio, contro l'Anderlecht. I 400 operai metalmeccanici dell'azienda Cmi (gruppo Arcelor Mittal) hanno proclamato uno sciopero di 24 ore in difesa del collega tifoso, "richiamato" dalla direzione per le sue "eccessive" manifestazioni a favore della squadra del cuore.
LA BANDIERA DELLO SCANDALO - Secondo quanto riportato dal quotidiano belga 'La Derniere Heure' sul suo sito internet, Mario, questo il nome dell'ultras che stravede per lo Standard, per festeggiare il titolo aveva attaccato una grande bandiera del club nei magazzini dell'azienda dove lavora. Quando la direzione gli ha chiesto di rimuoverla, Mario si è rifiutato. A quel punto la bandiera è stata comunque tolta dal muro, ma il tifoso noncurante ha riappeso il drappo, provocando una lettera di avvertimento in cui l'azienda gli rimproverava un "comportamento eccessivo". Una sanzione che il sindacato ha considerato decisamente "sproporzionata", tanto che dopo un'assemblea da stamani sono state proclamate per protesta 24 ore di sciopero.
Quando la classe operaia ed i sindacati funzionano per far rispettare i propri diritti...
Il mio personale ringraziamento va a tutti quelli che si sono adoperati per l'evento di ieri sera. E' ancora emozionante almeno per me, sentire un coro rimbombare tra più di 100 voci, vedere cosi' tante persone al seguito di una fede, tutti con i propri trascorsi alle spalle, tutti alle prese con i propri problemi quotidiani, unirsi ancora anche solo per un attimo e lasciarsi tutto il resto alle spalle, ritrovandosi ancora una volta sotto i nostri striscioni, uniti dalla nostra antica passione.
DEDICATO A CHI ANCORA COMBATTE PER IL NOSTRO IDEALE, AGLI AMICI DI SEMPRE ED A TUTTI QUELLI CHE CI HANNO LASCIATO!!! June 18 Manifesti di protesta contro la Tessera del Tifoso apparsi nelle zone di Cinecittà, Quadraro e Appio Tuscolano… June 17 Oggi ricorrono 8 anni da quando la Roma si laureò Campione d'Italia. Quel 17 Giugno a Roma c'era un sole splendente fin dalle prime ore del mattino, ricordo ancora nitidamente tutti i pensieri e tutte le emozioni vissute in quella magica giornata.
La nostra amata città d'un tratto si colorò magicamente di giallo ocra e rosso pompeiano, nelle strade, nei quartieri, nelle scuole ed in ogni suo angolo, anche il più nascosto.
Una festa che non si vedeva da tempo, durata per mesi e mesi, che sembrò trasformare Roma in una sorta di grande Carnevale di Rio.
Un anno pieno di emozioni, del cuore e dell'animo, vissute spalla a spalla con gli amici di sempre, viaggi interminabili, trasferte sotto la pioggia battente, ne ricordo alcune tra le più significative almeno per me, Parma con risultato ribaltato nel secondo tempo, Verona con la nascita del coro, che ancora oggi accompagna i nostri viaggi, "Dammi 3 Punti", Torino con la Juve e il pareggio di Montella allo scadere, Brescia ed il suo parcheggio al mercato ortofrutticolo, in casa col Milan col magico pallonetto sempre di Montella...sembra passata una vita...ma un'emozione viva e forte batte ancora in ognuno di noi.
Una squadra fantastica, un tecnico antipatico ma importante, e i tifosi, encomiabili come sempre, che hanno accompagnato in massa la nostra amata squadra in ogni trasferta, questo è stato il connubio vincente che ha reso magica l'intera stagione 2000/2001.
DEDICATO A CHI QUEL GIORNO ERA CON NOI E ADESSO NON C'E' PIU'!! June 15
L'innovazione tecnologica ormai è fedele compagna della nostra vita, i-pod, i-phone, decoder digitale, Facebook e chissà quante altre diavolerie dimentico...
Anche lo stadio è cambiato moltissimo in questi anni tra tornelli, pre-filtraggi, steward, fax, trasferte vietate e tante altre vessazioni a cui domenicalmente i tifosi oramai sono abituati...
La Domenica era una sorta di reliquia, il tempo antecedente la partita veniva trascorso con gli amici di sempre, tra una chiacchiera ed un borghetti. Prepararsi ad assistere alla partita significava prendere parte ad un evento quasi sacrale per noi seguaci del calcio.
La Domenica sapeva offrire uno spettacolo magico, una sensazione che andava assaporata e goduta fino al fischio finale. Mettersi in movimento per andare a vedere una partita sin dalle prime ore della mattinata dimenticandosi di tutto il resto. Lo scorrere lento della settimana era preparatorio all'evento della domenica. Si trascorreva con la stessa strana leggerezza con la quale ci si appresta ad ascoltare un nuovo disco appena comprato.
Tutto è cambiato, ormai. Nel modo di ascoltare la musica, di accostarsi al calcio e di vivere le proprie passioni. Certe riflessioni anche a me stesso sembrano patetiche, soprattutto se paragonate ai gravi problemi che affliggono il nostro Paese.
Quando ascolto gli aneddoti e le storie di chi ha avuto la fortuna di viverli, quei tempi, una grande malinconia mi assale, perchè ormai mi rendo conto che tutto è troppo cambiato e difficilmente potrà tornare come prima, noto anche che chi racconta si trova in grande difficoltà quando deve spiegare ciò che si provava allora e che (non) si prova oggi.
Certi discorsi e certe analogie possono sembrare sorpassati e paranoici. Soprattutto alle generazioni di oggi immerse tra i-pod e Facebook, prese più dal calciomercato e dai bilanci delle società, piuttosto che da un coro cantato a squarciagola e da una torcia accesa pur tra mille difficoltà. Ma una volta era davvero così...
Una partita di calcio girava tutta intorno alla passione dei tifosi, ormai messi tristemente in un angolo. Niente equivale oggi, quando capita di poter andare a vedere una partita, a quelle emozioni vissute appena un secondo prima che la nostra squadra del cuore iniziasse a giocare su un campo di calcio. June 14 Ricevo e pubblico delle informazioni aggiuntive sul raduno del 28 Giugno a Latina...
Teniamo a comunicare per diritto di partecipazione a ogni gruppo e/o tifoseria organizzata quanto segue:
L''incontro Nazionale TESSERA DEL TIFOSO previsto a Latina in data 28 Giugno non avrà nessuna matrice o stampo politico al seguito e di carattere.
Il dibattito sarà tenuto da un pool di avvocati esperti in materia e molto vicini alla maggior parte delle tifoserie Italiane, che da mesi si sta adoperando per riuscire insieme a tutti noi, a trovare una soluzione contrastante o adeguante all'entrata in vigore della Tessera del Tifoso; in seguito ognuno di Noi potrà controproporre nuove idee e dire la propria opinione .
Nel corso della giornata con libera facoltà di partecipazione, come specificato nella locandina, si avrà modo di parlare anche di altre tematiche riguardanti il panorama Ultras nazionale, dall'avvicinamento al seguito della Nazionale di calcio Italiana fino ai fatti e gli eventi che negli ultimi anni hanno mutato e contraddistinto il panorama Ultras Nazionale.
Al fine di mantenere l'incontro sul punto fondamentale dell'entrata in vigore della Tessera del Tifoso e degli argomenti specificati sulla locandina allegata ci teniamo a ricordare a tutti i gruppi e/o Tifoserie Organizzate che:
- NO POLITICA
- NO CAMPANILISMO
Con la consapevolezza che questa potrebbe essere "l'ultima battaglia" per il mondo Ultras Italiano e con la convinzione che tutti noi vogliamo vincerla ...
Vi saremmo grati se ci aiutate a divulgare la notizia dell'Incontro a tutte le vostre tifoserie "amiche e nemiche".
Per qualsiasi tipo di informazione potete contattare i numeri telefonici presenti sulla locandina.
Grazie a tutti!
( Latina - Tivoli - Viterbo )
INCONTRO NAZIONALE TIFOSERIE D'TALIA E GRUPPI ORGANIZZATI " Tessera del Tifoso "
LATINA 28 GIUGNO Ore 10:00
Via Monfalcone 3536 ( vicino cantina sociale di Latina ) Località Borgo Santa Maria
Uscita Autosrada Fosinone Direzione Latina - Pontina Uscita Borgo Montello
June 12 Di seguito riporto l'intervista integrale rilasciata a “L`Espresso“ da Luigi Spaccarotella, l'agente che l`11 novembre 2007 fece partire il proiettile calibro 9 che uccise Gabriele Sandri:
A volte sogno quell'autogrill. Sono come sospeso su una nuvoletta e tutto intorno è sfuocato, ma lui non lo sogno mai... Luigi Spaccarotella parla in casa sua, nella periferia di Arezzo, mentre guarda il figlio di tre anni che gioca con le macchinine in una bacinella piena d'acqua. L'11 novembre 2007 dalla sua pistola partì il proiettile calibro 9 parabellum che uccise Gabriele 'Gabbo' Sandri. L'autogrill è quello di Badia al Pino, sulla A1. Erano uno su un lato, in direzione nord, e l'altro su quello in direzione sud. In mezzo le due carreggiate, dove tutto scorre velocissimo e dove una pallottola, altrettanto veloce, ha troncato un destino e ne ha cambiato un altro. Ed è in questa stazione di servizio che abbiamo cominciato l'intervista con Luigi Spaccarotella, assistente della polizia di Stato, "calabrese nato in Lombardia", che attende la sentenza rimanendo ancorato al 'suo' lato dell'autogrill e scacciando il fantasma di Sandri. Il verdetto è previsto per l'11 luglio, un giorno prima del suo trentatreesimo compleanno. Ma adesso si mostra abbronzato, in forma, sereno. La sua ansia viene tradita soltanto da uno sfogo cutaneo sul braccio.
Che cosa si aspetta dal processo? "Mi auguro che vada nel senso in cui io e i miei avvocati abbiamo lavorato e che venga fatta chiarezza su quello che è accaduto. Un verdetto giusto".
Che per lei sarebbe? "Omicidio colposo. Perché non c'era da parte mia la volontà di uccidere nessuno e nemmeno di sparare un secondo colpo, dopo quello di avvertimento. Io nemmeno mi immaginavo che si trattasse di un'aggressione di tifosi, altrimenti mi sarei comportato diversamente. Pensavo che fosse in corso una rapina. Per questo ho sparato il colpo in aria e infatti i due gruppi si sono divisi. Poi li ho inseguiti correndo sull'altro lato dell'autogrill. Ho visto che erano saliti in macchina e mi sono fermato. Poi ho fatto un gesto come per indicarli. Mi sono reso conto di aver sparato quando ho sentito il colpo".
La pistola era con il colpo in canna e il cane alzato. Una maggiore prudenza avrebbe evitato la morte di Gabriele Sandri. "Col senno di poi tutto si può dire, ma in quell'attimo la voglia di capire chi erano quelle persone e di prendere la targa dell'auto in fuga... Non mi sono reso conto di avere la pistola in mano mentre correvo. Ho fatto un gesto come per indicare, come per dire 'sti' stronzi...' e ho sentito il botto".
Che cos'ha pensato allora? "È stato un attimo, ho detto 'porca puttana!'. Poi ho visto che l'auto partiva sgommando, non ho sentito rumore di vetri infranti o grida e ho pensato che mi era andata bene. E sono tornato dal collega che stava identificando altre persone. Pochi minuti dopo abbiamo sentito per radio che un'altra pattuglia, più avanti, chiedeva un'ambulanza per il passeggero di un'auto. È stato lì che ho capito cos'era successo".
E quando si è reso conto di avere ucciso una persona, come ha reagito? "Ho pensato alla mia famiglia e a cosa sarebbe successo ai bambini e a mia moglie".
Non ha pensato al ragazzo che era morto per il proiettile che aveva sparato? "No, non subito: mi pareva tutto così assurdo".
Come ha spiegato a sua moglie quello che era successo? "Per telefono. Mia moglie aveva già sentito al telegiornale della morte di Sandri, le ho detto che ero coinvolto io e che era successo un incidente".
Dopo quanto tempo ha informato i suoi superiori? Che cosa le hanno detto? "Siamo tornati subito in caserma e ho informato il mio dirigente, che a sua volta l'ha detto al comandante della Stradale del compartimento. Ero frastornato, mi sentivo smarrito. Pensavo solo alla mia famiglia. Il mio capo ha cercato di tranquillizzarmi".
Il ritardo del questore di Arezzo e del ministero dell'Interno nel comunicare la dinamica della morte di Gabriele Sandri hanno contribuito a compattare le frange più violente delle tifoserie e a scatenare una reazione degli ultras come da decenni non si registrava... "Io questo non lo so, i miei capi erano stati informati immediatamente. Comunque la morte di Sandri è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di un sentimento di odio verso la Polizia che si stava già incanalando verso la violenza. C'è stato persino chi ha sostenuto che avessi pareggiato i conti dopo la morte del sovrintendente Raciti a Catania".
Quante volte è tornato in quell'autogrill? "Oltre che con il pm e i periti, ci sono già tornato due o tre volte, da solo, per cercare di capire e per riflettere. Per me quello era il mio luogo di lavoro, conoscevo i baristi, i benzinai, alcuni camionisti. Ci stavo bene con loro, si era creata una specie di comunità, come tra colleghi di ufficio, anche se facevamo lavori diversi".
In 12 anni di servizio si era mai trovato di fronte gli ultras o aveva mai estratto la pistola? "Appena arruolato ho lavorato per due anni al Reparto mobile di Reggio Calabria e ogni domenica eravamo in giro per gli stadi d'Italia, quindi i tifosi li conoscevo bene. Io stesso sono un tifoso dell'Inter e ogni tanto andavo alla partita. La pistola invece l'avevo estratta una volta sola, quando ero in servizio alle volanti di Palermo e mi trovai in un appartamento dove un anziano sparava al vicino, ma non fu necessario usarla".
Quante volte andava al poligono per l'aggiornamento professionale? "Io, come tutti i miei colleghi, al poligono ci sono stato poche volte".
Però l'ultima esercitazione di tiro l'aveva fatta circa un mese prima dell'omicidio Sandri. "È vero, ma al poligono si spara in assoluto silenzio, con le cuffie, a una distanza di 15 metri su un bersaglio immobile; una situazione completamente diversa da quella in cui mi sono trovato a Badia al Pino".
Che voto le davano gli istruttori di tiro? "Sufficiente".
Nel 2004 il capo della Polizia le ha conferito una lode 'per aver salvato un giovane tossicodipendente in overdose, dando prova di determinazione e prontezza operativa'. Cinque anni dopo il Viminale l'ha sollevata dal servizio. Quando è stato sospeso, ha dovuto consegnare pistola, manette e tesserino... "Della pistola non mi importa niente, a fine turno la lasciavo nell'armadietto della caserma e la riprendevo il giorno dopo. Restituire il tesserino, invece, è stato come perdere un pezzo della mia identità. Volevo fare il poliziotto fin da bambino. Ho sempre creduto nella Polizia, ma questa cosa della sospensione non l'ho proprio capita. Mi hanno detto che era un atto dovuto, per il mio rinvio a giudizio. Ma se davvero ero da sospendere, perché dopo la morte di Sandri mi hanno trasferito prima alla Polizia ferroviaria e poi al Reparto Mobile?".
Chi le ha comunicato che era stato sospeso? "L'ho sentito al telegiornale, insieme a milioni di italiani".
Non l'ha contattata nessuno dal Ministero? "No, mai. Dopo la notizia appresa dalla televisione, la sospensione è stata notificata al mio avvocato".
Si è sentito abbandonato dal ministero dell'Interno? "Preferisco non rispondere".
Non ha ricevuto solidarietà o qualche aiuto dalla polizia di Stato? "Per me la Polizia sono gli agenti in strada. Da loro ho avuto tanta solidarietà; dagli altri nulla, nemmeno dai sindacati. Perché Spaccarotella è un poliziotto scomodo. Alcuni politici hanno voluto commentare, ognuno a modo suo, per attaccare le forze dell'ordine. Solo un onorevole della Lega ha detto qualcosa di buono nei miei confronti".
Sul Web si parla molto di lei. Su Facebook ci sono dieci gruppi intitolati a Spaccarotella: gli iscritti la vorrebbero morto... "Non ci faccio più caso, ne hanno dette tante e non vale la pena rispondere. Prima leggevo i loro commenti ma ho smesso. Però temo per la mia vita e soprattutto per quella di mia moglie e dei bambini. In aula sono stato minacciato da alcuni tifosi laziali. Per questo resisto alla voglia di rispondere mettendoci la faccia, per i miei familiari: quelle sono persone capaci di tutto".
I Sandri hanno sottolineato più volte il fatto che non ha mai chiesto perdono. "Il perdono lo chiede chi ha compiuto volontariamente un'azione. Io non volevo sparare. Però ho cercato di mettermi in contatto con loro. In occasione del funerale di Gabriele (nominato per la prima volta per nome, ndr) sono andato dal vescovo di Arezzo chiedendogli di trasmettere al parroco dei Sandri, e quindi alla famiglia, il mio cordoglio e le mie condoglianze. Ma il mio messaggio non è mai stato recapitato. Speravo che un giorno avrebbero capito che era una cosa non voluta, che ero dispiaciuto quasi quanto loro. Io e Sandri siamo due poveracci coinvolti in una cosa più grande di noi. Lui è morto e ha avuto la peggio e io sono qui ad assumermi le mie responsabilità".
"Della pistola non mi importa niente, a fine turno la lasciavo nell'armadietto della caserma e la riprendevo il giorno dopo. Restituire il tesserino, invece, è stato come perdere un pezzo della mia identità. Volevo fare il poliziotto fin da bambino. Ho sempre creduto nella Polizia, ma questa cosa della sospensione non l'ho proprio capita. Mi hanno detto che era un atto dovuto, per il mio rinvio a giudizio. Ma se davvero ero da sospendere, perché dopo la morte di Sandri mi hanno trasferito prima alla Polizia ferroviaria e poi al Reparto Mobile?".
Chi le ha comunicato che era stato sospeso? "L'ho sentito al telegiornale, insieme a milioni di italiani".
Non l'ha contattata nessuno dal Ministero? "No, mai. Dopo la notizia appresa dalla televisione, la sospensione è stata notificata al mio avvocato".
Si è sentito abbandonato dal ministero dell'Interno? "Preferisco non rispondere".
Non ha ricevuto solidarietà o qualche aiuto dalla polizia di Stato? "Per me la Polizia sono gli agenti in strada. Da loro ho avuto tanta solidarietà; dagli altri nulla, nemmeno dai sindacati. Perché Spaccarotella è un poliziotto scomodo. Alcuni politici hanno voluto commentare, ognuno a modo suo, per attaccare le forze dell'ordine. Solo un onorevole della Lega ha detto qualcosa di buono nei miei confronti".
Sul Web si parla molto di lei. Su Facebook ci sono dieci gruppi intitolati a Spaccarotella: gli iscritti la vorrebbero morto... "Non ci faccio più caso, ne hanno dette tante e non vale la pena rispondere. Prima leggevo i loro commenti ma ho smesso. Però temo per la mia vita e soprattutto per quella di mia moglie e dei bambini. In aula sono stato minacciato da alcuni tifosi laziali. Per questo resisto alla voglia di rispondere mettendoci la faccia, per i miei familiari: quelle sono persone capaci di tutto".
I Sandri hanno sottolineato più volte il fatto che non ha mai chiesto perdono. "Il perdono lo chiede chi ha compiuto volontariamente un'azione. Io non volevo sparare. Però ho cercato di mettermi in contatto con loro. In occasione del funerale di Gabriele (nominato per la prima volta per nome, ndr) sono andato dal vescovo di Arezzo chiedendogli di trasmettere al parroco dei Sandri, e quindi alla famiglia, il mio cordoglio e le mie condoglianze. Ma il mio messaggio non è mai stato recapitato. Speravo che un giorno avrebbero capito che era una cosa non voluta, che ero dispiaciuto quasi quanto loro. Io e Sandri siamo due poveracci coinvolti in una cosa più grande di noi. Lui è morto e ha avuto la peggio e io sono qui ad assumermi le mie responsabilità".
In aula lei si è rifiutato di sostenere l'interrogatorio dell'accusa. "Avevo paura di perdere il controllo, di sbagliare e magari di dire qualcosa che mi avrebbe danneggiato".
Ha mai pensato al futuro di Gabriele Sandri? Se fosse ancora vivo, con una una moglie e dei figli? "No, mai".
Cosa si prova a sapere di aver provocato la morte di un ragazzo di 26 anni? "È una cosa tremenda, tutto mi sembra ancora assurdo: io, lui, lo sparo e tutto quello che ne è seguito".
Come è cambiata la sua vita? "Non lavoro, porto i bambini a scuola, faccio la spesa, riordino casa. I soldi però non bastano più. Ora il mio stipendio è dimezzato e non arrivo a mille euro. Ho dovuto vendere la casa perché non riuscivo a pagare il mutuo. Ne cercheremo un'altra, magari in affitto".
Se verrà condannato per omicidio colposo potrà riprendere servizio in Polizia. Quali sono le sue intenzioni? "Io voglio tornare a fare il poliziotto, quella è la mia vita. E lo voglio fare ad Arezzo, non voglio trasferirmi. Anzi, mi piacerebbe tornare proprio alla Stradale: mi manca molto quel tratto di autostrada".
Se tornerà in servizio e si trovasse in una situazione in cui, per difendere dei cittadini o dei colleghi, è necessario usare l'arma, avrebbe ancora la serenità necessaria? "Questo non lo so, dovrei trovarmici. Prima disprezzavo alcuni colleghi che davanti al pericolo si girano dall'altra parte o che arrivano apposta in ritardo su un intervento rischioso. Forse hanno ragione loro: chi te lo fa fare?".
Le riiflessioni che si possono fare dopo un'intervista del genere sono molteplici...mi limito soltanto a constatare che ogni qualvolta questo personaggio parla secondo me non fa altro che peggiorare la sua già complicata situazione. Si continua a parlare della morte di Gabriele legando l'evento a scontri tra tifosi, quando in realtà non c'entra nulla.
Lo stesso assassino ha visto dei movimenti 'sospetti' e ha sparato, senza sapere di chi si trattasse. Se i media e il Ministero degli Interni avessero da subito dato la notizia in maniera corretta, senza cercare di coprire l'omicidio parlando di un morto in seguito a scontri tra tifosi forse sarebbe stato tutto molto più chiaro dall'inizio.
Ci sono testimoni che affermano di averlo visto puntare inequivocabilmente, eppure ogni volta si tirano in ballo le famose "deviazioni di proiettile" che per uno strano fenomeno della fisica avvengono solo in Italia, vedi Carlo Giuliani al G8 di Genova.
Ha ingiustamente tolto la vita ad un giovane ragazzo e sembra non preoccuparsene minimamente. Credo sia ora di porre un freno all'arbitrio delle forze dell'ordine, perchè questo non è ancora diventato nè uno stato cileno, nè uno stato cinese, dove gli agenti hanno diritti di vita e di morte sulla gente qualunque. Esistono delle leggi ed anche loro devono rispettarle, dando soprattutto il buon esempio e non nascondendosi sempre dietro la casualità.
Basta strumentalizzazioni, basta infangare Gabriele.
Vogliamo la verità, Vogliamo giustizia.
June 11 Pubblico questo interessante articolo a firma Sergio Mutolo pubblicato sul sito www.calciopress.net:
Il movimento ultrà si oppone all’introduzione della Tessera del tifoso. Uno strano marchingegno burocratico che si inserisce nel peggior solco della tradizione italica, peraltro ancora in via di elaborazione e rodaggio. Nonostante ciò, dalla prossima stagione si vorrebbe imporlo a tutti i club professionistici. Dovrebbe infatti essere esteso agli eventi di serie A, di serie B e di Lega Pro (Prima e Seconda Divisione).
Anche Mario Macalli, presidente della Lega Pro, ha aderito a questa iniziativa voluta dal Ministero dell’Interno, dall’Osservatorio e dal Casms. Onestamente, e al di là di ogni altra ragionevole obiezione, non si riesce davvero a capire come la rigorosa normativa che sottende alla tessera potrà essere applicata ai fatiscenti impianti su cui giocano le novanta (90!) squadre di terza e quarta serie.
Le ragioni del no urlate dal movimento ultrà sono molteplici e, a nostro parere, tutte ampiamente condivisibili. I tifosi hanno la certezza di essere schedati. Ma, soprattutto, non accettano la regola che quanti siano incappati in precedenti da stadio (ovvero condannati al Daspo negli ultimi cinque anni) rimangano esclusi dalla possibilità di accedere al documento.
In effetti appare chiaro come un provvedimento di tipo temporaneo assumerebbe, in questa prospettiva, il carattere di una “bollatura” a vita. Senza contare che nulla di simile si ritrova in nessuna altra forma di spettacolo in Italia. E il calcio, fino a prova contraria, è uno degli eventi più seguiti nell’ex Bel Paese. Se non, in assoluto, il più seguito.
Le obiezioni non si fermano qui. Va detto che, allo stato, la realtà è drammaticamente in ritardo rispetto alla rapidità con cui la tessera del tifoso si vorrebbe introdurre. Infatti sono solo due i club che hanno già istituito il documento, ovvero l'Inter e il Milan. Con risultati non certo eclatanti, a dirla tutta.
Tutte le altre società sono ancora (mostruosamente) indietro. Anzi. Sono in preda a una crisi di nervi rispetto alle tante incombenze che il provvedimento comporta, soprattutto a livello di modifiche logistiche degli impianti. Il che rappresenta un grosso (impossibile) ostacolo da superare, come abbiamo accennato, soprattutto per i club di terza e quarta divisione. Che sono addirittura novanta (90!) e non si vede come potranno arrivare, in contemporanea, a tagliare questo (improbabile) traguardo.
La maggior parte delle società di serie A e serie B se ne sta dunque alla finestra. Per non parlare di quelle di Prima e Seconda Divisione. Proprio nessuno pensa a mettersi in movimento in questa direzione. Anche perché, al momento, incombe una crisi finanziaria dai contorni drammatici. Che potrebbe dar vita a uno tsunami devastante per il già debole sistema calcio italiano.
Le esigenze attuali sono quelle di far quadrare i bilanci e di riuscire a iscriversi. Impresa già di per sé titanica se si scorre, nella cronaca sportiva più attenta e meno legata alle squallide vicende “gossippare”, il numero di club a rischio di estinzione. Con piazze ansiogene che fanno pressione e sindaci impegnati a fare qualcosa (qualsiasi cosa) pur di salvare le maglie.
I tempi in vista del prossimo campionato - la serie A parte il 23 agosto, la serie B il giorno prima e la Lega Pro deve ancora decidere - sono talmente ristretti che non lasciano spazio ad alcuna speranza in questa prospettiva. Davvero la realtà supera ogni fantasia. Non c’è il tempo per avventurarsi in arzigogoli burocratici troppo complessi e che allontanerebbero altro pubblico da stadi già desertificati. Altro che tessera del tifoso.
L’invito pressante a chi ha (liberamente) deciso di occupare le stanze dei bottoni, e continua a premere per adottare un provvedimento alieno rispetto alle concrete possibilità di realizzarlo da parte di un contesto allo sbando, è di fermarsi. Presto, che è tardi. Ben altre sono allo stato le emergenze del calcio italiano.
Sergio Mutolo June 09 Stamattina ripercorrevo con la mente tutti gli stadi visitati e immaginavo tutti quelli mai visti... Negli anni li hanno svuotati sempre più di gente, di colore, e di passione. Tutto è cambiato.
Ripenso ancora alla prima volta a Manchester, al 7 a 1, ai nostri cori che rimbombavano sempre più forti ad ogni goal subito, ai loro timidi applausi, ai loro flebili cori, ai loro supporters, tutti rigorosamente seduti, come fossero in un grande teatro a cielo aperto...e poi ripenso a noi, ad un popolo che si era mosso in massa inseguendo un sogno, il solito, il nostro, quello di una vita, l'Associazione Sportiva Roma. Così ci vorrebbero, seduti e impassibili alle emozioni, immobili di fronte a quella atmosfera magica che in ogni stadio si respirava fino a qualche anno fa.
Già... Lo stadio... quello che dovrebbe essere la casa di ogni tifoso dove riporre le speranze di un attimo, dove la domenica ognuno di noi si regali quell'attimo di tifo popolare e di passione che negli anni ci hanno sempre contraddistinto. In ogni stadio sono custodite mille storie, storie di viaggi, di esultanze e di sconfitte, di sorrisi e imprecazioni, emozioni, ricordi condivisi.
E invece adesso tra coperture, stadi vietati, tornelli e cancellate, gli stadi si vanno svuotando sempre più, perdendo quel colore e quella passione che invece devono rimanere ben impresse nelle nostre menti, affinchè la memoria storica non si cancelli e i nostri ricordi rimangano sempre vivi, per dare a tutti noi quella consapevolezza che ci servirà per combattere questa che sarà forse la nostra ultima battaglia, quella contro l'incostituzionalità della Tessera del Tifoso, che con la sua retroattività nei confronti delle diffide priverà ogni curva, ogni settore, di fratelli, di amici che come noi hanno contribuito a colorare le curve e ad accendere la passione...
NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO!!! June 08
Comunicato diffuso dalla Curva Furlan Trieste...
L'introduzione della Tessera del Tifoso:
Il campionato 2009-2010 si aprirà con una novità fortemente voluta dal Ministero dell'interno del nostro Paese, la tessera del tifoso obbligatoria per tutti i Club di Serie A e di Serie B.
A cosa da diritto
· al possessore non si applicano le eventuali restrizioni alla vendita dei biglietti; · vengono snellite sia le procedure di acquisto dei biglietti che quelle di accesso allo stadio, attraverso la creazione di varchi dedicati; · è favorita la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici da parte delle società (accumulo di punti, diritto di prelazione per l'acquisto di biglietti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill, sponsor, ecc.).
I vantaggi per la sicurezza
· permette di "costituire" la categoria degli spettatori "ufficiali"; · garantisce l'aumento degli standard di sicurezza del pubblico, perché esclude dagli impianti i soggetti sottoposti a Daspo o a condanne per reati da stadio; · consente alle società sportive di avviare rapporti "virtuosi" con le tifoserie ufficiali, soprattutto per le trasferte; · nel tempo determinerà la costituzione, nell'ambito delle Società Sportive, dei c.d. "dipartimenti dei tifosi" che in altri grandi club europei hanno trovato applicazione con apprezzabili risultati. In pratica vogliono l'omologazione di tutti quelli che si recheranno allo stadio, i moduli per la richiesta sono già pronti sul sito dell'OMS con su richiesti tutti i dati sensibili personali.
Tra tali clausole e condizioni di partecipazione previste dal regolamento si evidenzia in particolare che:
all'atto della sottoscrizione della richiesta di adesione al Programma da parte della persona fisica interessata, la stessa deve:
esibire un valido documento d'identità;
auto-certificare di non essere destinatario di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n, 401, o di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, ovvero essere stato comunque condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.
Ovvero tutti quelli che hanno avuto una daspo dal 1989 in poi non potranno avere la tessera. In pratica da quello che si legge sopra, chi è stato riconosciuto innocente e magari anche risarcito (come a Trieste), non potrà comunque mai più mettere piede in uno stadio.
Ci vogliono imporre tutto questo ma noi diciamo no! Noi siamo liberi e vogliamo muoverci, pensare, vivere da uomini liberi, per niente schiavi di nessuno!
Curva Furlan Trieste June 06 On line le foto di ieri dell’addio al calcio di Vincent Candela…

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