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    September 30

    STADI...

    Articolo di Corrado Zunino apparso quest'oggi su Repubblica.it...
     
    La terza fase del calcio, l'era dei nuovi stadi, è iniziata. Ieri mattina, ancora un passo avanti con la presentazione dell'impianto della Roma intitolato a Franco Sensi, il presidente dell'ultimo scudetto, il padre di Rosella presidentessa in carica e contestata.
    La terza fase, il calcio finanziariamente maturo, nasce per seppellire l'epoca dei diritti tv che, a sua volta, aveva lasciato nel giurassico il lungo evo in cui i club fondavano i bilanci sui biglietti venduti al botteghino. Il calcio maturo dovrà vivere di stadio e con lo stadio, sette giorni su sette, anche la notte. Vivrà di partite viste a ridosso dei giocatori e soprattutto di consumi all'esterno della struttura. Oggi il cliente-spettatore nei vetusti impianti italiani spende 50 centesimi a domenica: l'obiettivo è di arrivare a otto euro, media inglese.
    La presentazione di ieri, a Trigoria, è la terza in tre anni. Nel 2007 venne rivelato il plastico del nuovo stadio della Juventus (cantiere oggi a metà dell'opera) e nel 2008 l'Eurodisney della Fiorentina (progetto, questo, da rifare dopo l'intervento della magistratura). L'accelerazione nell'autunno del 2009 dell'As Roma poggia su un evento politico consumato il 23 settembre scorso: alla commissione cultura del Senato è stata approvata all'unanimità la legge sugli stadi, presentata da Pd e Pdl insieme. Prevede una corsia preferenziale per chi costruisce - 10 mesi e arrivano tutti i pareri delle amministrazioni - più venti milioni l'anno per abbattere gli interessi alle società che chiederanno mutui. L'approdo dell'intera operazione è immaginato per l'estate 2016: la Federcalcio conta, grazie a nuovi e più sicuri stadi, di ottenere l'assegnazione dei campionati europei.
    Oggi la situazione si presenta come una caccia all'oro, forsennata: 39 club italiani, tutta la serie A, ma anche il Casarano e il Gallipoli, si sono affacciate alla questione stadi. Uno studio presentato in Parlamento parla di un investimento globale e privato da 6 miliardi di euro, quasi il doppio della spesa pubblica ipotizzata per il Ponte di Messina, cinque volte i costi affrontati nel 1990 per i dodici stadi dello scandaloso Mondiale '90. Ventiquattro club hanno già presentato un plastico, un rendering. Scorrendoli, i progetti si scoprono interessanti: vecchie "nuvole" rianimate da archistar come Fuksas e stadi cangianti al sole come quello, appunto, della Roma dell'architetto Zavanella, già autore del nuovo Delle Alpi e di quattro minori.
    Lasciati i progetti, però, si scoprono corredi attorno allo stadio da "sacco del Duemila". Un'enorme speculazione travestita da futuro.
    Se si prendono i dieci progetti più dettagliati, la somma delle aree interessate ai "nuovi stadi" è pari a 1.920 ettari: metà del territorio, per capire, su cui si produce tutto il vino della Basilicata. Ancora, la volumetria dichiarata dei tre disegni più importanti (Lazio più Roma più Fiorentina in ordine di impatto) è di 4 milioni di metri cubi di costruito, un terzo in più di ciò che si è edificato in Liguria negli ultimi sei anni.
    Ecco, lo stadio di proprietà italiano è una buona idea patrimoniale per sanare i bilanci in rosso dei nostri club e un segno architettonico forte della modernità, ma scatena appetiti mai sazi di imprenditori del calcio che si stanno affidando a rentier e palazzinari contando su amministrazioni pubbliche con le casse vuote e la necessità di consenso. Il rischio è lo stravolgimento di ampie aree della media periferia delle metropoli italiane.
    Un esempio plateale è il progetto Lazio di Claudio Lotito: ci lavora dal 2004, vuole investirci 800 milioni. Su 600 ettari (la città di Amalfi) di proprietà del suocero Mezzaroma (costruttore) e accatastati come agricoli, Lotito vuole edificare: il nuovo stadio Delle Aquile con quattro ristoranti nei torrioni, tre campi di calcio esterni, uno per il calcio a 5, sei campi da tennis, uno da rugby, uno da football americano, uno per l'hockey su prato e uno per l'arco, un diamante per il baseball, una pista di atletica, quattro piscine, un palazzetto per basket e volley. Poi, gli uffici del club, il museo della Lazio, un centro commerciale su due livelli, un albergo a 4 stelle, parcheggi per 40 ettari e altri 25 ettari per un parco giochi. Sulla collina (che ha vincoli paesaggistici) Lotito immagina una cementata di villette. Per raggiungere questa nuova città a nord di Roma si prevede una nuova stazione, un nuovo svincolo autostradale, un approdo in battello sul Tevere.
    Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in campagna elettorale aveva promesso due stadi privati ai club della capitale a costo zero per il Comune. Ora è imbarazzato. Il progetto Lotito insiste su un'area a rischio esondazione e il braccio destro di Alemanno, Claudio Barbaro, di fronte a questi volumi si è dimesso.
    A Firenze Della Valle vuole costruire anche la downtown dello shopping e un parco a tema che si rifà al calcio fiorentino e ai lanzichenecchi. L'area di Castello, prescelta, è sotto sequestro: la magistratura non ha gradito i precedenti accordi tra il proprietario Ligresti e l'ex sindaco Leonardo Domenici. Il neosindaco Matteo Renzi ripropone la stessa area (a dicembre sarà libera) allargando gli spazi verdi: "In un mese decidiamo e in quattro anni si può fare tutto". Ligresti ha pronte le licenze per le sue case.
    Ecco, Maurizio Zamparini allo Zen di Palermo insieme allo stadio vuole costruire il centro commerciale più grosso dell'isola, ramo suo. E a Bologna il costruttore Menarini (Cogei), fallito il progetto Romilia, sta cercando un'altra area e nuovi soci con denaro fresco: a questo gli serve Luciano Moggi, ha promesso al presidente che tirerà dentro l'affare Flavio Briatore.

    ITA(G)LIANI...

    Interessante articolo a firma Mauro Carbonaro tratto da Ultrasblog.biz...

    Nel calcio italiano per anni si è parlato di “modello inglese”, un modello in realtà dai mille punti interrogativi (la 'cultura inglese' vede le tifoserie più animate darsi appuntamento ad alcune centinaia di metri fuori dallo stadio, visti i divieti pressanti all’interno persino per una sigaretta), che però tanto piace alle istituzioni italiane.

    Negli ultimi mesi possiamo però essere “orgogliosi” di aver creato un vero modello italiano, ai limiti dell’anti-costituzionalità, pronto a distribuire ricchi appalti su cui speculare alla grande azienda di turno.

    Partiamo dal 2007. La morte dell’ispettore capo Filippo Raciti ha sconvolto l’Italia. Tutt’oggi sono ancora in corso le indagini, ma subito l’emergenza tifo organizzato riaffiora e si colloca sulle prime pagine di tutti i quotidiani d’Italia. Da lì a pochi mesi il decreto Pisanu porta il primo giro di vite, con l’istituzione di videocamere all’interno degli stadi, ma soprattutto con la realizzazione dei tornelli agli ingressi.

    Un vero e proprio paradosso, soprattutto alla luce dei fatti di Catania, avvenuti ben fuori lo stadio, con realizzazione di migliaia di tornelli negli stadi italiani, realizzati da società come la PirelliRE a Milano (cui presidente è Marco Tronchetti Provera, che è anche Consigliere di Amministrazione dell'Inter), dalla Zucchetti a Roma (già vincitrice di numerosi bandi per i torneilli di molte squadre di serie A e bandi nazionali con l'attuale governo) o come il caso del San Paolo di Napoli dove dietro la società che ha avuto in appalto il controllo dei varchi dello stadio di Fuorigrotta la Procura sta indagando per vagliare gli intrecci parentali tra prestanomi e organizzazioni camorristiche.

    A distanza di due anni, fa discutere la nuova strada del Ministro degli Interni Roberto Maroni per contrastare il problema tifosi. Da gennaio 2010, per entrare negli stadi italiani, nel caso specifico per entrare nel settore ospiti degli stadi, servirà essere titolari della “tessera del tifoso”.

    Una interpretazione controversa, che però non lascia molto spazio all’immaginazione, soprattutto per via dell’esemplificazione che lo stesso sito del “Ministero dell’Interno” fa della situazione e che serve a chiarire il dubbio “facoltativa-obbligatoria”. Poniamo un tifoso della Juventus viva a Roma. Il supporter può acquistare il tagliando della partita senza tessera, pur con il vincolo di non poter comprare il tagliando nel settore ospiti, ma in un qualsiasi altro punto dello stadio con tutte le difficoltà di assistere alla partita nei settori dei tifosi di casa.

    Rovesciamo invece la situazione, con un tifoso della Roma che vive appunto a Roma. Senza tessera del tifoso il cittadino non può acquistare il biglietto della trasferta, quindi seguire la squadra a Torino. Allo stesso tempo vedrebbe impedito l’accesso allo stadio di Torino perchè il 99% delle partite vige la restrizione "biglietti acquistabili solo nella regione", impedendo di fatto l’accesso in un luogo pubblico, quale è lo stadio. Ricordiamo anche che da alcuni anni non si può acquistare il biglietto il giorno stesso della gara in ottemperanza alle disposizioni del Ministero degli Interni con D.M. del 6.6.2005.

    Dopo i biglietti nominali, dopo l’istituzione del D.A.SPO. (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) che toglie la possibilità al tifoso di seguire la propria squadra prima ancora dello sviluppo del processo, dal prossimo anno servirà aver acquistato (la tessera sarà a pagamento) un badge senza il quale non sarà possibile l’ingresso negli stati italiani.

    Mai come questa volta il coro dei contrari è stato unanime: dalle curve italiane fino al tecnico della nazionale Marcello Lippi (che l’ha definita “ghettizzazione”), tutti hanno mostrato la propria disapprovazione, mettendo in discussione la costituzionalità di un provvedimento che vieta al libero cittadino di partecipare ad un evento sportivo senza essere previamente “schedato”. Molto scettico anche il presidente dell'Udinese Pozzo: "con i biglietti nominali la questura può interrogare i nostri database e sapere quello che le serve, per me questa tessera sarebbe un inutile doppione".

    Valutiamo nel dettaglio i punti più controversi della tessera che tra qualche mese diverrà obbligatoria:

    * Art. 16 della Costruzione Italiana: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Nel caso specifico, entrare in uno stadio italiano servirà il nullaosta della questura e servirà non aver mai avuto (in corso o già scontato) condanne per violenza o D.A.SPO.

    * L’Art. 9 della Legge Amato n°41 del 2007 rappresenterà il vero vincolo per ottenere la tessera. Secondo la norma non sarà più permesso vedere partite in Italia a “soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (il d.a.spo.), ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive”. Una vera condanna definitiva per chi ha ricevuto un D.A.SPO. o per chi ha ricevuto e scontato reati durante manifestazioni sportive.
    A questo punto però la domanda da porgere è questa: visto e considerato che il D.A.SPO. equivale ad uno stato di fermo preventivo, per quale ragione non si attende che il tifoso (cittadino) non termini il processo susseguente al D.A.SPO? Secondo quale logica il tifoso, nell’eventualità che il processo successivo lo scagioni completamente, non potrà in ugual modo mai più vedere una partita negli stadi italiani?

    * Terzo punto che si allaccia al contesto di chi guadagnerà con la tessera. La suddetta sarà considerata alla stregua di una carta ricaricabile (stile carta postepay). Ogni proprietario riceverà un proprio IBAN che consentirà di ricevere bonifici, accrediti di stipendio e trasferire denaro da una carta all’altra. Farà parte del circuito Visa ed è stata largamente appoggiata dal presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, Giancarlo Abete, nonché fratello di Luigi Abete, vicepresidente dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana) dal 2004 e presidente della BNL (Banca Nazionale del Lavoro). Ogni città avrà una banca sulla quale verranno aperti i conti correnti nuovi creati dalle tessere del tifoso acquistate, portando così soldi nelle casse bancarie, senza aver dovuto produrre nulla.

    * La nuova tessera nominale sarà basata su tecnologia RFID (Radio Frequency Identification) e consentirà la gestione degli accessi agli stadi. La piattaforma verrà realizzata dalla Telecom Italia, che permetterà, una volta effettuato l’ingresso nello stadio, di rilevare la posizione da veri sorvegliati speciali.

    * I costi: oltre i dieci euro per l’acquisto, la tessera avrà anche dei costi per il rinnovo (circa tre euro) a cui aggiungere i costi di ricarica.

    Considerazioni sparse che fanno pensare alle difficoltà italiane ad arginare fenomeni di massa e fanno riflettere sull’enorme giro di interessi e soldi che il calcio solleva ogni stagione. Anche molti presidenti di serie A e B hanno espresso perplessità nei riguardi della tessera, soprattutto prevedendo un calo dei presenti negli stadi, in alcuni casi stimati anche al 20-30%. Ma questo non rappresenterà un problema per la ricca imprenditoria italiana, anzi, sarà un vantaggio da sfruttare velocemente, promuovendo sempre più piattaforme satellitari e digitali, Sky e Mediaset Premium su tutte, pronte a soffocare pian piano il rito della domenica allo stadio.

    L’amarezza e il disappunto nasce anche nel vedere l’incapacità di affrontare questioni complesse, trovando come unica strada quella del divieto. Stravagante sarebbe affrontare con lo stesso atteggiamento il problema degli incidenti del sabato sera, degli incidenti sul lavoro (la tessera del lavoratore?), degli incidenti in autostrada, in un Paese che invece di andare avanti continua a rotolare all’indietro e perché no, finirà a riacquistare la “tessera del pane”.

    September 29

    VERITA'...

    Le verità nascoste all'opinione pubblica sul nuovo stadio...
     
    Il portavoce del gruppo federato Prc-Pdci-Socialismo 2000 alla Pisana, Ivano Peduzzi:
    “Siamo alla follia. Con il nuovo stadio verrà costruita una città grande quanto Bracciano completamente fuori dalle regole del Piano regolatore”. La denuncia arriva dal  a proposito del progetto del nuovo stadio giallorosso presentato oggi a Trigoria. Dopo appena due mesi dall’entrata in vigore del nuovo Prg la Regione è pronta a modificare la destinazione d’uso di 130 ettari vincolati all’agricoltura, senza nemmeno giustificare i motivi per cui non ha scelto il sito idoneo tra i 10 mila ettari edificabili indicati dal Piano. In sostanza, viene prevista la costruzione di circa 4000 appartamenti, che equivalgono a un insediamento di 15 mila abitanti, violando le regole del Prg a cui solo pochi mesi fa la stessa Regione ha dato il via libera. Come se non bastasse, è prevista anche la  costruzione di un nuovo mega-centro commerciale, che andrebbe ad aggiungersi ai 35 costruiti negli ultimi otto anni a Roma, già causa della chiusura di 5000 botteghe artigiane. Quanto al nuovo stadio c’è da considerare che l’Olimpico non è solo una bellissima struttura ma viene riempito completamente soltanto tre volte l’anno. Le sue sorti sarebbero inevitabilmente segnate dalla presenza del nuovo complesso giallorosso. Ho l’impressione che tutta questa operazione, anche usando strumentalmente la passione sportiva di tanti tifosi, abbia come fine solo quello di salvaguardare il patrimonio delle banche esposte con la famiglia Sensi”.
     
    Le parole di Roberto Della Seta, senatore del Pd e capogruppo in Commissione Ambiente al Senato.
    "Un grande, immenso regalo a chi specula sulle aree dichiarate da un giorno all'altro fabbricabili, un danno grave per la città. Si costruiranno milioni di metri cubi di cemento in un'area che in base al Piano regolatore entrato in vigore pochi mesi fa è agricola e non fabbricabile. Questa è la ragione vera della localizzazione proposta, perchè il valore di quei terreni da un giorno all'altro salirà di cento volte. Ma questo che per la signora Sensi e per pochi, soliti noti sarà un affare da sei o sette zeri, per i romani si tradurrà in un danno secco: lo stadio, il mega-centro commerciale, le migliaia di appartamenti, sorgeranno infatti dove non arriva la metropolitana, e dunque saranno raggiungibili quasi soltanto in automobile. Dovere di Comune e Regione è ricondurre l'idea del nuovo stadio entro regole certe e trasparenti; c'è un Piano regolatore che prevede e localizza molte nuove cubature, collegate alla rete dei trasporti pubblici. Se Sensi oggi o Lotito domani vogliono farsi un loro stadio, scelgano una di queste centralità. Roma non ha proprio bisogno di altro cemento oltre a quello, ed è tanto, già programmato".
     
    Le parole di Enrico Fontana, capogruppo di Sinistra e libertà alla Regione Lazio.
    "Neppure un ettaro di Agro romano deve essere sacrificato per speculazioni immobiliari. Le società sportive della Roma e della Lazio hanno diritto di presentare i loro progetti, ma spetta alle istituzioni decidere cosa realizzare, come e dove. Tre sono le priorità irrinunciabili: tutela dell'ambiente, nessuna speculazione immobiliare e mobilità pubblica garantita Il progetto presentato questa mattina dalla presidente Rossella Sensi non sembra soddisfarne nemmeno una e stravolge le previsioni del piano regolatore di Roma». "Ci sono molti esempi di stadi realizzati in altri paesi, ma non ci risulta nessun caso in cui allo stadio si accompagnino megacentri commerciali o nuovi insediamenti residenziali, di cui Roma non ha davvero bisogno - aggiunge Fontana - In particolare preoccupa il fatto che gli interventi proposti dalla Roma siano vicini a quelli già previsti dal piano regolatore sulla centralità di Massimina e Pescaccio, per oltre un milione e mezzo di metri cubi di cemento". "Condividiamo le aspettative di tutti i tifosi della Capitale che hanno diritto di vivere il loro sport preferito in impianti confortevoli e moderni - conclude Fontana - ma nessuno può pensare di risolvere con speculazioni immobiliari i problemi di bilancio delle società di calcio. E non saranno certo generici impegni con cui si negano cementificazioni o tentativi di 'ammantare di verdè il progetto presentato a soddisfarci"

    COSENZA...

    Ricevo e pubblico...
     

    SECOLO D'ITALIA...

    Un articolo-intervista interessante di Giovanni Tarantino (Secolo d'Italia)...

    "Un altro calcio è possibile. «Un altro calcio esiste già» e tiene fortemente in considerazione il tifoso, la cultura popolare del tifo e la sua funzione di conservazione della memoria storica delle società. Un calcio che è «cultura e storia innanzitutto» e in quanto tale è agli antipodi dei tentativi di «destrutturazione del tifo organizzato» – la citazione per quanto triste è testuale – attuata da qualche tempo da ministro dell’interno Roberto Maroni.
    Guardare a questo modello di calcio, a detta di molti, è doveroso: ne vale della salvaguardia della genuinità dello stesso e della possibilità di continuarlo a considerare come uno sport. La pensa così anche Anthony Weatherill, un signore inglese sin dalla nascita addentro alle vicende calcistiche – è nipote di Sir Matt Busby, leggendario allenatore del Manchester United, squadra per la quale fa il tifo Weatherill – ideatore della «vera» Carta del Tifoso, uno strumento che, in prima istanza, tendeva ad anteporre la necessità di appartenenza dei supporters al proprio club e che teneva conto delle esigenze di che antepone la passione per il calcio a tutto il resto, successivamente storpiata e stravolta nell’accezione maroniana, che le ha fornito il nuovo appellativo di tessera e che ne vuole fare uno strumento di controllo, schedatura e in definitiva di repressione. Quella che oggi viene ostracizzata in tutte le curve, e non solo, unite al motto di «No alla tessera del tifoso».
    Ma facciamo un passo indietro. «Quando alcuni anni fa cominciai ad osservare il fenomeno del tifo con occhi da imprenditore – afferma Weatherill –, alcune cose rimasero subito impresse nella mia mente. La prima era una grande passione che si manifestava nei modi più svariati, da parte di uomini di ogni età e di ogni ceto sociale. Tanto da far definire il calcio come la liturgia laica della domenica, con i suoi riti e le sue varie fedi. La seconda era il tifo: rispetto a quando seguivo il calcio da bambino stava andandosi sempre più trasformando in modo radicale. Erano entrati in maniera prepotente la televisione e il marketing a regolare la vita dei vari campionati di calcio. Il calcio diventava, in conseguenza a ciò, sempre più oggetto di consumo, almeno secondo chi lo gestiva. La terza era il progressivo scollamento, a causa della seconda trasformazione, da parte dei tifosi dalla vita della propria squadra . I calciatori non erano più idoli che incarnavano una storia e dei colori sociali, ma delle semplici star. Quasi fenomeni da concerto rock, più che atleti su cui lenire le  fatiche quotidiane e colorare i  sogni. Risultato? Gli stadi italiani, che quando io ero bambino erano quasi sempre pieni, andavano sempre più svuotandosi. Tutto diventava sempre più televisivo, più fenomeno  da stadio di piccole frange violente in cerca di una qualche identità perduta. Mi accorsi in modo definitivo, dopo qualche tempo, che mancava il racconto, mancava la storia».
    Una considerazione condivisa da molti, nell’analisi del calcio moderno. Non mancano tuttavia gli esempi di chi prova a riportare all’attenzione certi aspetti valoriali del mondo del calcio: certi aspetti del mondo ultras che esortano a sostenere la maglia come icona della tradizione del proprio club. Si può pensare anche all’operato di Action Now-Play old style, l’associazione no profit che da tempo cerca di fare filtrare il concetto di Fair play – del quale è stato eretto a simbolo il Subbuteo – nel mondo delle istituzioni, malgrado le resistenze dei privati che investono nel calcio e che non comprendono l’importanza di un programma di educazione al Fair play. Educare e non reprimere: un concetto che ancora oggi chi detiene il potere del calcio non riesce ad afferrare. Del resto, è sotto gli occhi di tutti, la militarizzazione degli stadi italiani.
    Ma il tentativo di Weatherill non si ferma di fronte alle difficoltà: «Ogni progetto, anche sul piano imprenditoriale deve avere alla base una buona idea commerciale, ha sì una buona dose di cinismo, ma deve avere anche un cuore filosofico da cui partire. E deve avere anche un minimo di codice etico che la regoli. Altrimenti l’imprenditore diventa solo un semplice capitano di una nave con la patente corsa: un pirata, insomma. I tifosi hanno cominciato a vedere alcuni imprenditori e dirigenti che si succedevano alla guida delle società di calcio: come dei pirati. E un giorno hanno scoperto che loro stessi, i tifosi, erano il bottino.   E da questa crisi di fiducia che parte l’idea della Carta del Tifoso. Da questo mondo che è cambiato così all’improvviso da far riporre nel cassetto le passioni più genuine. Il calcio televisivo è sempre più consumato, parlato, ma sempre più in deficit. Noi rappresentiamo una maggioranza silenziosa».
    Così Mr Weatherill comincia a girare l’Italia in lungo e in largo, per ben quattro anni, parla con i tifosi, con gli ultras, e si accorge che anche le rivalità più profonde hanno delle origini storiche e culturali che si sono nel corso degli anni manifestate anche attraverso il calcio.
    «In un contesto che è figlio dell’Italia dei guelfi e dei ghibellini – afferma ancora Weatherill – ho scoperto storie come quella della rivalità tra città come Cava e Salerno, che distano pochi chilometri ma che si sono sviluppate urbanisticamente entrambe con convergenze verso l’esterno per evitare il contatto, forte è la rivalità tra i due comuni». Ecco da dove provengono le rivalità calcistiche. Da qui l’idea di base: «La Carta del Tifoso potrebbe essere il punto di partenza di ogni racconto. Ognuno aveva una storia da raccontare, un’esigenza da venire soddisfatta. Questi tifosi credono al progetto Carta del Tifoso, credono alla loro Carta del Tifoso. Non credono alle varie carte che alcune società di serie A hanno emanato in questi giorni. I tifosi non vogliono che la carta sia un banale biglietto elettronico per entrare allo stadio, o uno scontato biglietto del tram o per un museo che magari non hanno alcun interesse a visitare. Tutto questo, ai loro occhi, sa solo di controllo delle loro mosse, più che di una concreta possibilità di veicolare la passione per i loro colori.  I tifosi che hanno creduto al  progetto della Carta sono la maggioranza, e non meritano di essere ancora una volta presi in giro da chi ha solo pensato di rubare un’idea, per applicarla poi male.  Se c’è una cosa che ci sta insegnando quest’ultima grave crisi economica è che l’etica deve tornare ad avere un posto di primo piano in tutti i progetti imprenditoriali. La  Carta del Tifoso  non può essere a disposizione di  ambizioni ambigue . La Carta del Tifoso, qualsiasi Carta del Tifoso, non può essere fatta senza una collaborazione e una presenza attiva dei tifosi. Sarebbe un controsenso».

    TORONEWS...

    Ricevo e pubblico un interessante articolo tratto da Toronews.net a firma Alessandro Salvatico...

    Continua a far discutere la “Tessera del tifoso”, ed è sempre più caos intorno al provvedimento voluto dal Governo. Dopo Cairo, Zamparini e Pulvirenti, ora è la volta di Gianpaolo Pozzo a pronunciarsi contro: “Se questa cosa non è nata con lo scopo di dare maggiori servizi al tifoso, allora complicargli la vita mi sembra inutile”, dice a “Radio anch’io Sport” il presidente dell’Udinese. “Con i biglietti nominativi, i club hanno un database al quale possono accedere le questure. La Tessera svuoterebbe gli stadi, che sono fatiscenti e con i tornelli, aggiungiamo altro e poi ci credo che la gente preferisce guardare la partita in tv, anziché andare allo stadio”. A meno che, aggiungiamo noi, non sia proprio questo l’obiettivo occulto, come suggerisce qualcuno. “Non capisco perché non siano già sufficienti i biglietti nominativi”, conclude Pozzo, “me lo spieghi Masucci!”.

    Roberto Masucci è il segretario dell’Osservatorio per le manifestazioni sportive, quell’organo protagonista spesso di decisioni che sembrano estratte a sorte da un cesto, come vietare trasferte a tifoserie gemellate e consentirne altre oggettivamente pericolose. La risposta, richiesta è: “La Tessera del tifoso non è obbligatoria, ma è un’opportunità”. Ossia: “Chi non la vorrà, potrà acquistare il biglietto normale, con le limitazioni che questo porta”. Ad esempio, per le trasferte, il fatto di non poter accedere al settore ospiti. Giancarlo Abete è invece contento e gioioso per la prossima attuazione (forse) del provvedimento: “La rivoluzione è il biglietto nominativo, la Tessera è un’opportunità (ancora con questo termine) che porterà ad allontanare dallo stadio gli indesiderabili”, l’opinione del presidente Figc. Dopodiché, si entra nel politichese: “Il fatto che siano partite Inter, Juve e Milan sta a dimostrare che chi ha maggiore struttura organizzativa è favorito, altri sono preoccupati perchè non hanno un’organizzazione idonea. Bisogna fare una rivoluzione culturale globale. E’ una questione di rapporti complessi tra società e tifosi organizzati. Alcuni club hanno difficoltà a valorizzare il fatto di essere favorevoli alla tessera, ma bisogna superare questa logica e molti club ci sono riusciti. Bisogna crescere e assumersi le proprie responsabilità”. Ognuno traduca da sé.

    In mezzo a tanto caos, non vacillano le certezze del primo promotore dell’iniziativa, il ministro Roberto Maroni, che certo comincia a dubitare ma non lo dà a vedere: “Se c’è una proposta alternativa delle squadre, me la facciano presente e la verificheremo, altrimenti mi spiace per loro ma il provvedimento si attuerà”, dice l’uomo di Governo. “Sono convinto delle mie posizioni e delle mie idee, e quindi nessuna contestazione e nessuna provocazione farà mutare la mia posizione”. Che si potrebbe leggere come un “sono pronto a cambiare idea, ma nulla mi farà cambiare idea”. E l’idea dei milioni di soggetti direttamente coinvolti (i tifosi)? Nessuno la chiede.

    September 28

    BENEVENTO…

    Continua la protesta…

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    Benevento - Varese

    POZZO...

    «La tessera del tifoso è inutile, con i biglietti nominali i controlli ci sono già, la tessera è un doppione». Il patron dell'Udinese Gianpaolo Pozzo, ai microfoni di Radio Anch'io lo sport, boccia senza mezzi termini la novità in arrivo da gennaio. «La tessera non è nata per dare maggiori servizi - ha proseguito - ma a complicare la vita ai tifosi. I controlli si possono fare già con i dati dei biglietti nominativi. La novità dovrebbe essere solo una comodità in più, non un obbligo. Allora ci diano la possibilità di prenderla facoltativamente». A Pozzo ha risposto il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete, che invece ha definito «opportuna» l'introduzione della tessera. Anche se ha ammesso che «la vera rivoluzione è stato il biglietto nominativo. La tessera è un'opportunità per servizi aggiuntivi». Quanto ai dubbi che continuano a sollevarsi da più parti ha spiegato: «C'è una situazione complessa nel rapporto fra club e gruppi di tifosi» chiarisce il n.1 della Figc, che ha aggiunto che le societa, che non sono abituate a dare servizi personalizzati, non hanno nè gli stadi nè una struttura organizzativa idonei«. E sulla richiesta di non obbligatorietà dei club: »Hanno difficoltà a superare ad accettarne la logica senza cedere alle intimidazioni di gruppi di tifosi che in realtà tifosi non sono«. A Pozzo ha risposto anche il segretario dell'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive Roberto Massucci: »Per la polizia il biglietto nominale è sufficiente ma per le società sportive è insignificante. Il calcio condivide il nuovo progetto - ha concluso - deve solo renderlo più accattivante«.

    TARANTO...

    Articolo tratto da CalcioPress.net a firma Antonello Napolitano...
     

    C’era lo sciopero del tifo ieri allo Iacovone. L’intento era di protestare contro le nuove multe elevate nei confronti di alcuni ragazzi della curva nord. La loro colpa: aver esposto uno striscione con la scritta “Antonello vive”. Per chi non lo sapesse, Antonello era uno dei trascinatori della curva scomparso qualche anno fa.

     

    La legge è legge, e nessuno può obiettare che quei ragazzi l’ abbiano violata. Tuttavia esiste il buon senso. Esiste anche una gamma di violazioni minori, che le autorità di polizia spesso tollerano: dai parcheggiatori abusivi alla guida senza casco o cintura. E’ evidente come il mancato rispetto  di talune regole possa comportare un costo sociale ben più alto.

     

    Per quanto ci si possa sforzare, non riusciamo a capire quali conseguenze quello striscione avrebbe potuto  causare alla collettività. Lo comprenderemmo se lo stesso avesse inneggiato alla violenza, al razzismo o all’intolleranza. Ma “Antonello vive” è solo un modo per ricordare una persona che non c’è più. Eppure a qualche ragazzo, l’aver voluto perseverare quel

    ricordo è costato 166,00 euro.

     

    Ieri è toccato anche ai pacifici ultras della Reggiana incappare nei rigori della legge. Improvvisamente, un fitto plotone di agenti del reparto mobile con in testa i caschi blu, ha fatto la sua apparizione nel settore ospiti per far rimuovere dei piccoli striscioni.

     

    Nessuno di questi recava frasi offensive o che inneggiassero all’odio. Per quasi tutta la gara è stato un continuo confronto tra le parti. Solerti funzionari hanno tallonato tutti coloro che reggessero una pezza per farli desistere dall’illegalità. Immaginiamo che molti di loro saranno in seguito mutati o diffidati. Venti minuti dopo l’inizio della ripresa, i tifosi reggiani hanno abbandonato il settore loro riservato.

     

    Il gesto è stato dapprima salutato, con applausi e slogan, e poi imitato anche dagli ultras del Taranto. Ma non è tutto. In tribuna, altri agenti si sono preoccupati di far spostare da un gradone un disabile su sedia a rotella. Meno male che più tardi il sindaco Stefano si è adoperato affinché tutti i disabili entrassero sul terreno di gioco.

     

    Ci sfugge la logica di tutto ciò. Perché non tollerare gli striscioni, visto che non recavano frasi offensive e non c’era stata nessuna manifestazione di violenza? Persino il presidente D’Addario ha affermato di essere stanco di taluni divieti e di questa “guerra” che contrappone gli ultras alla polizia. Non è stato rischioso far entrare un plotone di celerini in tenuta antisommossa? Non si era detto che la stessa presenza della polizia in qualche modo, per i più esagitati, potrebbe rappresentare un incitamento alla violenza?

     

    Ma il problema non è generato dalle forze di polizia, che spesso non hanno nemmeno i fondi per alimentare i loro automezzi, ed il cui compito in fin dei conti è far rispettare la legge. Se poi al loro interno, c’è qualcuno  che ha deciso di dare sfogo al suo zelo, multando e diffidando chi issa innocui striscioni, per questi non possiamo che provare un sentimento di tristezza. Anche perché i reati gravi non sembrano diminuire. E se i furti e le rapine, secondo quanto rende noto il Viminale, calano è forse solo perché la gente è stanca di sporgere denunce che non avranno seguito.

     

    Non è contro la polizia, tra le cui fila c’è tanta gente seria e preparata, che vogliamo infierire. Il problema è la politica, di destra e di sinistra, che si ritrova unita nel promuovere una repressione a tutto campo il cui obiettivo sembra essere oltre la semplice eliminazione dei  teppisti.

     

    Combattere la violenza negli stadi è, infatti, cosa ben diversa dal voler eliminare ogni forma di colore ed allegria al loro interno. Il sospetto è che si voglia allontanare sempre più la gente dagli stadi per favorire la diffusione delle pay-tv. 

     

    Non permettere l’esposizione di striscioni di qualsiasi natura comincia a diventare un problema serio di democrazia. Lo striscione è uno strumento di libera espressione e, se non contiene incitamenti all’odio, la sua esposizione non deve essere vietata o soggetta ad alcuna autorizzazione. Questa legge va cambiata e subito. Non è un problema degli ultras, ma di tutti i cittadini che ancora hanno a cuore la libertà di pensiero. La maggior parte dei quali non si accompagna ad “escort” o tira coca.

    MASSUCCI...

    "Fin'ora i gruppi ultra' sono l'unico tipo di aggregazione allo stadio. Io pero' credo che sia giunto il momento di una nuova community di tifosi ufficiali che faccia capo alla societa' sportiva". Roberto Massucci, segretario dell'Osservatorio per le Manifestazioni Sportive, intervenendo a 'Radio Anch'io Sport' parla della tessera del tifoso. Per Massucci non e' corretto parlare di schedatura. "La vendita dei servizi anagrafici - precisa - fa arrabbiare le persone che allo stadio si sentono in disaccordo con la Polizia. E' un'eliminazione di persone che e' giusto fare". Per l'adozione della tessera del tifoso e' fondamentale il ruolo delle societa' sportive. "Puo' diventare uno strumento in mano alle societa' per la gestione dei tifosi, in cui si avrebbero riflessi positivi per i prossimi anni - spiega il segretario dell'Osservatorio - in questo senso il Barcellona e' un esempio, perche' ha fatto diventare soci i suoi tifosi ed e' il club che ha creduto di piu' nel processo di fidelizzazione. Se poi il problema e' il termine 'cliente', stara' alle societa' trovare il termine piu' accattivante per i tifosi". Rispondendo allo scetticismo di alcuni presidenti di societa' calcistiche, Massucci ha precisato che la tessera non e' obbligatoria. "Tecnicamente non lo e' perche' non e' una norma dello Stato - sottolinea - e' un'opportunita' perche' senza di questa ci sono delle limitazioni per andare in trasferta ad esempio. Un tifoso sceglie se essere privilegiato o se fare i controlli. E' chiaro che serve una collaborazione convinta delle societa'", ha concluso.
     
    Fidelizzati con cappellino ufficiale, seduti in silenzio al proprio posto a sgranocchiare noccioline...
    Allo stadio vacci te!!
    September 27

    FROSINONE…

    Ricevo e pubblico…

    FROSINONE DICE NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO


    Noi, una storia da raccontare. Ci si dava appuntamento. Ci si incontrava. Si preparavano gli striscioni insieme, con il più bravo sempre pronto a trasformare in grafica ogni pensiero. Si andava dalla pirotecnica. Si compravano i fumogeni. La domenica si andava allo stadio, sempre e solo la domenica. Si entrava insieme.
    Gomito a gomito. Qualcuno usava il megafono, guidava cori d´amore per quella maglia giallo blu nel campo e la curva rispondeva. Forte. Compatta. Unita.
    Un boato assordante capace allo stesso tempo di intimorire l´avversario in campo e guidare i Leoni alla vittoria!
    Come non ricordare le coreografie con il Latina, i botta e risposta, gli striscioni goliardici capaci di caratterizzare un derby da serie A anche se pur sempre giocato in serie minori. Cancellate tutto. Fate pulizia.
    Niente fumogeni. Niente megafoni. Niente striscioni. Niente domeniche, ma martedì, venerdì, sabato e un biglietto da timbrare per entrare.
    Gesto tanto simile e fin troppo usuale per chi ogni giorno passa le sue ore in fabbrica ed ogni settimana attende la sua febbre a 90.
    Siamo andati avanti. Imperterriti, nonostante tutto.
    Chi lancia i cori ha mani più grandi e voce più forte. Chi vuole cantare, canta ancora. Nessun silenzio, nessuna privazione.
    Certo alcuni ci hanno lasciato, perché vedere morire un proprio fratello su un´autostrada ed essere additati comunque come criminali, non è proprio quel che ci si aspetta dalla Dea Giustizia. Ma ai signori che vedono nel tifoso il cancro del mondo, tutto questo non basta.
    Oggi si parla di Articolo 9, di tessera del tifoso. Nemici certo, della passione del calcio, nemico ancor di più, il ragazzo della curva che non vuol sentire, il "distinto" che pensa "non mi interessa", l´uomo in tribuna che resta indifferente.
    Nemici non da combattere, ma da informare.Mi rivolgo a te "distinto" e te "uomo della tribuna", che avrai pensato di sentirti esonerato dalla diffida e dalla tessera del tifoso, perché tanto, in fin dei conti, tu quelli che cantano e fanno cori nemmeno li conosci.
    E tanto meglio se vengono diffidati.
    Ma non è così. Da domani, da Gennaio precisamente, tu vedrai diffidato il tuo amico che va in curva perché ha dimenticato di rispettare il posto a lui assegnato, o semplicemente perché non ha voglia di star seduto ma preferisce stare in piedi.
    E tu ragazzo della "curva", anche tu. In fondo non sei mai stato diffidato. E quindi la cosa non ti riguarda. Perché è bene ricordare che se qualcuno ha ricevuto una diffida negli ultimi 5 anni lo stadio gli verrà vietato.
    Immagina una curva silente, composta, seduta o vuota, senza chi lancia i cori e priva del gruppo sempre lì in mezzo, come un mediano di spinta, a
    spingere il cuore al di là dell´ostacolo. Pensaci. E´questo il calcio che ti piace?
    Noi rivogliamo poter cantare, urlare, usare il megafono, il tamburo, essere puniti per gli errori che facciamo, ma non criminalizzati e ricercati come panacea di tutti i mali.
    La Tessera del tifoso farà morire la passione, allontanerà la gente dallo stadio e alimenta il cervello del "menefreghista" a ragione per luoghi comuni.
    Non vi illudete signori, anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti!

     

    UA_FROSINONE

    OSPEDALE…

    La protesta si estende sin dentro gli ospedali…

    MARONI CONTESTATO...

    IMMIGRATI: CONTESTAZIONE CONTRO MARONI A MILANO

    Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e' stato contestato da un piccolo gruppo di persone nell'aula magna dell'Universita' Cattolica di Milano nella quale e' in corso la 'Seconda conferenza nazionale su immigrazione'. "Buffone!", "No ai respingimenti", "No all'identificazione", sono state le frasi rivolte al ministro Maroni, non appena ha iniziato a trattare il tema delle politiche adottate dal Governo sui minori non accompagnati che giungono in Italia. I contestatori sono stati fatti allontanare dalle forze dell'ordine e il ministro Maroni ha ripreso il suo intervento.

    Quando ad un reato di poco conto si applica una pena che è superiore alle pene comminate per reati veramente gravi, è chiaro che trattasi di un provvedimento infondato sul piano giuridico. Il piacere schizofrenico di ammazzare il clandestino (tipicamente leghista) non può assumere una configurazione giuridica. Il diritto è un patrimonio di studi e di cultura. La giustizia fai da te, non vale in una cultura del diritto. Se una persona a cui è scaduto il permesso di di soggiorno deve pagare un pena superiore a chi ha truffato, falsificato i bilanci, rovinato le famiglie, azzannato le forze dell'ordine ecc. allora vuol dire o che siamo rincretiniti tutti o che c'è qualcosa che non va. Quando una norma balorda entra in vigore siamo tutti danneggiati. Non c'è nessuno che ne può trarre vantaggio. Tranne i razzisti.


    September 26

    RADICALI...

    Al Ministro dell'interno - Premesso che:

    dal 1989 è vigente una disciplina speciale per le manifestazioni sportive che ha introdotto nell'ordinamento italiano specifici provvedimenti di prevenzione (cosiddetto Daspo - divieto di accedere alle manifestazioni sportive) e specifiche fattispecie penali;

    il decreto-legge n. 8 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 80 del 5 aprile 2007, dispone, al comma 1 dell'art. 9 ("Nuove prescrizioni per le società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio") che "È fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell'interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive";

    con il decreto del Ministero dell'interno del 15 agosto 2009 sono state definite, ai sensi dell'articolo 9, comma 2, del decreto-legge citato, "le modalità di verifica, attraverso la questura, della sussistenza dei requisiti ostativi di cui al comma 1 dei nominativi comunicati dalle società sportive interessate";

    con la determinazione n. 27 del 17 agosto 2009, l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha determinato che, a partire dal campionato in corso, le società di calcio devono garantire la disponibilità della tessera del tifoso, strumento approvato dall'Osservatorio il 23 aprile 2008 quale modalità di attuazione del citato articolo 9, che prevede il nulla osta preventivo da parte della questura ai fini del rilascio da parte delle società di calcio;

    con medesima determinazione n. 27 l'Osservatorio chiariva che "sono temporaneamente escluse dal programma quelle persone condannate per reati da stadio anche con sentenza non definitiva, fino al completamento dei 5 anni successivi alla condanna medesima" e che "la tessera del tifoso non può essere, altresì, temporaneamente rilasciata a coloro che sono attualmente sottoposti a DASPO, per tutta la durata del provvedimento stesso";

    sul modulo di richiesta della tessera del tifoso, pubblicato sul sito del Ministero dell'interno nella pagina dell'Osservatorio sulle manifestazione sportive, è previsto che il cittadino richiedente deve autocertificare "di non essere destinatario di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (divieto di accesso ai luoghi ove si disputano manifestazioni sportive), di non essere sottoposto alle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423", nonché di non essere stato comunque condannato anche con sentenza non definitiva per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive (e quindi senza il limite temporale dei 5 anni indicato nella determinazione n. 27 dell'Osservatorio);

    sul modulo di richiesta della tessera del tifoso messo a disposizione dalla Lega Calcio Pro è previsto che il cittadino richiedente deve autocertificare, ai sensi e per gli effetti di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, "di non essere stato destinatario di DASPO (provv. art. 6 Legge 401/89 - misure di prevenzione), di non essere sottoposto a misure di prevenzione ai sensi della legge n. 1423 del 1956, di non essere stato condannato (anche con sentenza non definitiva) per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive";

    considerato che:

    il decreto-legge n. 8 del 2007 in nessuna sua parte menziona la tessera del tifoso né un preventivo nulla osta generalizzato da parte della questura, ponendo in capo ai club un divieto di vendita dei biglietti a determinati soggetti, peraltro non facendo distinzioni tra spettatori di "casa" e spettatori "ospiti";

    il decreto del Ministero dell'interno del 15 agosto 2009 in nessuna sua parte menziona la tessera del tifoso né fa distinzioni tra spettatori di "casa" e spettatori "ospiti", individuando nella data di inizio della stagione calcistica 2009-2010 il termine a partire dal quale si applicano le disposizioni;

    l'articolo 9 del citato decreto-legge letteralmente esclude dalla possibilità di ottenere titoli di accesso agli stadi soggetti che, anche nel remoto passato, siano stati destinatari di un Daspo, ovvero abbiano subito una condanna - anche solo di primo grado - per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, circostanza che appare in contrasto con diverse norme costituzionali, atteso che provvedimenti di tale tipo possono essere stati adottati anche più di dieci anni orsono;

    l'interpretazione restrittiva fornita dalla determinazione del 17 agosto 2009 dell'Osservatorio non appare conforme alla norma di legge, rispetto alla quale è gerarchicamente subordinata, e ciò nonostante non sembra essere sufficientemente esaustiva, atteso che il soggetto che è stato condannato negli ultimi 5 anni per reati "da stadio" ha nella normalità dei casi già scontato - per il medesimo fatto - la misura interdittiva del Daspo, che, è noto, viene normalmente emesso sulla base della semplice denuncia ex art. 6, comma 1, della legge n. 401 del 1989;

    la ratio legislativa prevede il nulla osta della questura quale verifica delle condizioni che escludano la pericolosità attuale del soggetto richiedente;

    il terminale CED del Ministero dell'interno tiene conto solo dei cosiddetti "precedenti di polizia", senza dar conto dell'esito di eventuali procedimenti penali e della sorte dei Daspo;

    sul quotidiano "La Gazzetta dello sport" è apparso un articolo in cui si riportava che 10 euro costituiscono il costo medio per il rilascio della tessera del tifoso, e che la stessa sarà utilizzabile anche per una serie di servizi commerciali che nulla hanno a che vedere con gli obblighi di legge, tra cui anche l'utilizzo come carta di credito,

    si chiede di conoscere:

    perché non sia stato previsto, anziché un sistema di controllo generalizzato da parte delle questure, una modalità che consenta di controllare solo i soggetti cui non possono essere venduti i biglietti, ad esempio attraverso la comunicazione da parte della questura alle società calcistiche dell'elenco aggiornato delle persone cui è fatto divieto di accesso allo stadio;

    se sia attualmente operativo il sistema informatico che, ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Ministero dell'interno del 15 agosto 2009, deve consentire i collegamenti tra la questura e le società calcistiche ed i concessionari del servizio di vendita dei biglietti ai fini del rilascio del nulla osta, ed in caso contrario se ed in quale modo oggi avvenga la verifica dei requisiti ostativi nella vendita dei titoli di accesso allo stadio, sia per il settore ospiti che gli altri settori dello stadio;

    perché la "tessera del tifoso" sia stata definita obbligatoria dal Ministero in indirizzo nonostante il citato decreto ministeriale dell'interno del 15 agosto 2009 individui differenti modalità per verificare la sussistenza dei requisiti ostativi alla vendita dei biglietti di una partita di calcio;

    come mai, visto che l'articolo 9 del decreto-legge n. 8 del 2007 non fa distinzione tra biglietti del settore "ospiti" o biglietti per gli altri settori dello stadio, la "tessera del tifoso" sia obbligatoria solo per l'acquisto dei biglietti del "settore ospiti";

    se in occasione delle partite tra Genoa e Sampdoria, Inter e Milan, Torino e Juventus, Roma e Lazio, i tifosi della squadra ospite dovranno avere la tessera del tifoso;

    quali modalità vengano oggi adottate per assicurare la verifica da parte della questura dei requisiti ostativi nel caso della vendita di biglietti per i settori diversi dal "settore ospiti", nonché se il Ministro in indirizzo preveda di rendere obbligatoria la "tessera del tifoso", a partire dalla stagione 2010-2011, anche per i settori diversi da quello "ospiti";

    se possano ottenere il nulla osta della questura per il rilascio dei biglietti i cittadini che si trovino nelle seguenti condizioni: a) essere stati destinatari di un provvedimento di Daspo interamente scontato; b) essere stati destinatari di un Daspo annullato per illegittimità; c) aver subito una condanna - anche non definitiva - negli ultimi 5 anni per reati da stadio ed aver scontato il Daspo comminato per il medesimo episodio; d) aver subito una condanna da stadio già espiata; e) essere sottoposto a misure di prevenzione ai sensi della legge n. 1423 del 1956; f) aver patteggiato la pena in un processo per reati da stadio; g) essere stato destinatario di un Daspo della durata di tre mesi; h) essere stato destinatario di una diffida ai sensi dell'articolo 6, comma 1, ultimo capoverso della legge n. 401 del 1989;

    in base a quale norma non possa essere rilasciata la tessera del tifoso, o anche un titolo di accesso agli stadi, alla persona sottoposta alle misure di prevenzione di cui alla legge n. 1423 del 1956;

    quali siano le ragioni per le quali si prevede eventualmente di considerare tra i motivi ostativi al rilascio del nulla osta l'aver subito una condanna per reati da stadio, con o senza il limite temporale quinquennale, qualora il Daspo sia stato già scontato per quel fatto e dunque sia cessata la presunzione di pericolosità del soggetto;

    con quali modalità sia assicurato il diritto di coloro che sono stati assolti nei procedimenti penali o hanno avuto il Daspo sospeso o revocato da parte dell'autorità giudiziaria amministrativa a far accertare l'assenza di motivi ostativi;

    chi sia il soggetto abilitato a comunicare al cittadino il diniego del nulla osta, se tale provvedimento contenga le relative motivazioni, nonché quale sia il rimedio giuridico esperibile dal cittadino avverso il diniego illegittimo al rilascio della tessera del tifoso a seguito di mancato nulla osta della questura;

    se per le partite relative alle competizioni internazionali i tifosi stranieri dovranno avere la tessera del tifoso e, in caso contrario, se si intendano adottare per le partite ritenute a rischio le medesime limitazioni che si adottano per le partite tra squadre italiane;

    se il Ministro ritenga opportuno intervenire, per quanto di competenza, per:

    a) per proporre al Parlamento la modifica dell'articolo 9 del decreto-legge del 2007 nelle parti ad avviso degli interroganti palesemente incostituzionali, a cominciare dal riferimento anche a chi ha subito provvedimenti Daspo e condanne già scontate;

    b) per far uniformare e modificare i modelli per la richiesta della tessera del tifoso predisposti da Lega Calcio ed Osservatorio, che obbligano i cittadini ad autocertificare circostanze contraddittorie, tra cui di non essere sottoposto a misure di prevenzione ai sensi della legge n. 1423 del 1956, mentre non prevedono il riferimento ai cinque anni dalla condanna come invece fa la determinazione del 17 agosto 2009 dell'Osservatorio stesso;

    c) per chiarire che la suddetta tessera del tifoso non può costituire un aggravio economico per il cittadino, e deve quindi essere rilasciata gratuitamente dalle società calcistiche anche senza prevedere obbligatoriamente l'utilizzo a fini commerciali diversi dall'acquisto dei biglietti di calcio.


    September 25

    PARMA...

    Da SportParma.com...
     

    Conferenze stampa, striscioni, curve in silenzio e manifestazioni di piazza non sono servite a far cambiare idea al Governo e soprattutto al ministro dell'Interno Maroni.

    Da una parte migliaia di tifosi stanchi del calcio moderno e di tutte le sue speculazioni, dall'altra le istituzioni che allo stadio ci vanno perché hanno uno o più biglietti gratis. Due mondi completamente diversi che, come se non bastasse, evitano di dialogare tra loro. Eppure il mondo calcio non può fare a meno dei tifosi e degli ultras, è una questione (fenomeno) sociale che andrebbe sì regolato con leggi appropriate e sicure, ma non distrutto attraverso sistemi definiti moderni ma che in realtà scatenano proteste e rabbia.
    Ieri il ministro maroni ha detto: “Il mondo ultras è contrario alla tessera del tifoso, ma si tratta di un'opposizione del tutto immotivata. La tessera è una svolta culturale; è un sistema di buonsenso, la vittoria del tifoso vero, non violento. Il titolare potrà godere di procedure veloci, sia per l'acquisto di biglietti, sia per l'accesso allo stadio; usufruirà poi di eventuali promozioni offerte dalla società». Tra due settimane partirà una campagna di sensibilizzazione  favore della tessera del tifoso. Apriti cielo: il mondo ultras non ci sta e medita forme di protesta eclatanti come disertare lo stadio. Un muro contro muro che al momento non produce niente, se non ulteriore odio. Parlare di incontri e discussioni democratiche tra Stato e tifosi in questo Paese sembra quasi un'eresia.


    Maroni ha aumentato la dose: «Destrutturare le tifoserie organizzate che fanno pressioni sulle società di calcio per avere privilegi e che hanno determinato negli anni passati azioni di violenza». Ma questo, ha riconosciuto Maroni, “è un problema di non facile soluzione e mi rendo conto che è più facile agire in altri Paesi, dove gli stadi sono di proprietà delle società di calcio“. In proposito è stato citato l'esempio dello stadio "Emirates" di Londra, “dove di fatto sono scomparse le curve perché è difficile l'aggregazione delle tifoserie organizzate”. Certo che uno stadio senza curve non è uno stadio. Certo è che tutte queste leggi nascondono l'incapacità dello Stato di gestire la situazione in modo diverso, magari attraverso l'applicazione e il rispetto rigido delle leggi esistenti. La famosa “certezza della pena”.

    VERITA'...

    Sempre Maroni sulla Tessera del Tifoso...
     
    Ma l'obiettivo finale, è e resta destrutturare i gruppi del tifo organizzato: "Anche io ho fatto parte da giovane di una tifose­ria organizzata del Varese, ma andare allo stadio era motivo di gioia e festa. Non un modo o momento che servi­va per organizzare una trattati­va con la società per ottenere privilegi, biglietti gratis e simili. E' giusto colpire questi gruppi che fanno pres­sioni sulle società e che si rendono spesso protagonisti di episodi di violenza".
     
    I tornelli, i biglietti nominali, la normativa anti striscioni, e infine la tessera.
    L'obiettivo è distruggere il movimento nella sua totalità, e quella dei gruppi che fanno pressioni sulle società è soltanto una scusa, se così fosse si combatterebbero solo i diretti interessati.
    L'Ultras oggi costituisce uno di pochi movimenti liberi e antagonisti della nostra società, e in un mondo dove tutto deve essere conforme, dove tutto si può controllare, occorre eliminare gli ultimi avamposti di libertà presenti negli stadi.
    Possono far sparire le "curve" come avvenuto nell'Emirates Stadium, perche', come dice Maroni: " e' difficile l'aggregazione delletifoserie organizzate...", ma non possono eliminarci.
     
    QUINDI ORA CHE SEI USCITO ALLO SCOPERTO ADESSO PIU' CHE MAI...
     
    NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO!

    FANDONIE...

    Le dichiarazioni del Ministro dell'Interno, Roberto Maroni:
     
    "Sono tutte fandonie. Non mi risulta che chi è colpito da Daspo non possa più ottenere la tessera del tifoso. Chi è stato colpito da Daspo ha compiuto un reato abbastanza grave, ma una volta finito il tempo della diffida potrà avere la tessera".
     
    Le vere fandonie sono solo le vostre interpretazioni.
    La legge parla chiaro e l'articolo 9 è legge se non sbaglio.
    Quindi se il 23 Settembre in fretta in furia si rettifica e si fa chiarezza su questo punto tanto contestato vuol dire soltanto una cosa...
    Che chi si è battuto fino ad ora avrà pure una qualche ragione...per non dire che ha pienamente colpito nel segno!
    Oltre a ciò può anche essere diffidato (e viene diffidato), ad esempio, chi ha acceso un fumone a scopo folkloristico, chi ha scavalcato un vetro, chi per due volte nella stessa stagione non si è seduto al proprio posto. Altro che "reati abbastanza gravi".
    E in ogni caso, "aver commesso" significa che ci dovrebbe essere stata una condanna: la legge invece consente di diffidare sulla base di una denuncia o anche senza denuncia!
    Forse non è molto informato.
    September 24

    RADICALI CON NOI...

    Il ministro dell'Interno Roberto Maroni «continua a disinformare, declamando ai media regole e divieti che non corrispondono alle norme vigenti. La tessera del tifoso non è obbligatoria perchè non esiste nella legge: è solo una iniziativa commerciale della Lega Calcio che piace al ministro». È quanto affermano Marco Perduca, senatore Radicale eletto nel Pd e Mario Staderini, della Direzione di Radicali Italiani «Anzi, il decreto ministeriale del 14 agosto prevede un sistema differente per avere il nulla osta, basato su collegamenti informatici tra i botteghini e la questura, adottato peraltro in contrasto con le norme del Garante della privacy. Il ministro farebbe bene a rispondere alle domande che oggi ha ignorato in Commissione». «Il sistema informatico previsto dalla legge è gia in funzione? Le società rispettano l'obbligo legislativo di chiedere il nulla osta anche per i biglietti nei settori di casa? Perchè la tessera del tifoso è riservata al settore ospiti quando invece la legge prevede il nulla osta della questura per tutti i settori? Cosa accadrà nei derby, centomila persone dovranno fare la tessera nelle prossime settimane? La tessera -si chiedono Perduca e Staderini- sarà gratuita o bisognerà pagare 10 euro? Ma soprattutto, quanti stadi ancora non rispettano le norme di sicurezza e perchè vengono ancora concesse deroghe?». «Di fronte al silenzio -concludono- saranno i giudici a smontare pezzo per pezzo, insieme alle bugie ed alle contraddizioni, un impianto normativo illiberale ed anticostituzionale. Quanto all'ammissione che l'articolo 9 della legge 41/07 è errato, aspettiamo Maroni in Parlamento per modificarlo»

    CASMSSSSSSSSS....

    Il Casms ha determinato la chiusura del settore ospiti, con vendita del tagliando consentita ai soli residenti e l'incedibilità dello stesso, per i seguenti incontri di calcio, considerati ad alto rischio: Roma-Napoli (Serie A del 4/10/09) Chievo-Atalanta (Serie A del 27/9/09); Spezia-ProVercelli (2a Div/A del 27/9/09); Pescara-Ternana (1a Div./B del 4/10/09); Sorrento-Benevento (1a Div./A del 4/10/09) Sambonifacese-Pro Belvedere Vercelli (2a Div/A del 4/10/09); Brindisi-Siracusa (2a Div/C del 4/10/09). Per la gara Roma-Napoli il Comitato ha determinato esclusivamente per gli abbonati la possibilità di acquistare, presso le ricevitorie autorizzate e sino alle ore 19 del giorno precedente l'incontro, due tagliandi da destinare a persone residenti nella provincia. Per l'incontro Atalanta-Milan (serie A del 4/10/09), considerato a rischio, è stata decisa la vendita del tagliando ai soli residenti nella provincia di Bergamo. Pertanto l'accesso al settore ospiti è consentito ai soli possessori della tessera del tifoso.

    LETTERA APERTA...

    Da il Quotidiano.net (Sole 24 Ore)...
     
    LA LETTERA DI UNO SFORTUNATO TIFOSO DEL BRESCIA
     

    "Caro ministro Maroni mi aiuti io non cerco vendetta, semmai giustizia"

     

    Ill.mo Ministro degli Interni
    p.c. Presidente della Repubblica
    p.c. Presidente del Consiglio
    p.c. Ministro di Giustizia
    p.c. Sindaco di Brescia
    p.c. Prefetto di Brescia
    p.c. Questore di Brescia
    p.c. Sindaco di Verona
    p.c. giornali e tv

    scrivo questa lettera alla vigilia dell’anniversario di una data che mi ha cambiato la vita: il 24 settembre del 2005.
    Mi presento: sono Paolo Scaroni, abito a Castenedolo, piccolo paese della provincia di Brescia.
    Ero un allevatore di tori.
    Ero un ragazzo normale, con amicizie, una ragazza, passioni, sani valori -anche sportivi- e la giusta curiosità. Facevo infatti molto sport e viaggiavo quando potevo.
    Ero soprattutto un grande tifoso del Brescia.
    Una persona normale, come tante, direbbe Lei.

    Oggi non lo sono più (per la verità tifoso del Brescia lo sono rimasto, sebbene non possa più vivere la partita allo stadio com’ero solito fare: cantando, saltando, godendo oppure soffrendo).

    Tutto è cambiato il 24 settembre del 2005, nella stazione di Porta Nuova a Verona.
    Quel giorno, alla pari di migliaia di tifosi bresciani -fra i quali molte famiglie e bambini- avevo deciso di seguire la Leonessa a Verona con le migliori intenzioni, per quella che si preannunciava una sfida decisiva per il nostro campionato di serie B. Finita la partita, siamo stati scortati in stazione dalla polizia senza nessun intoppo o tensione. Dopo essermi recato al bar sottostante la stazione, stavo tornando con molta serenità al treno riservato a noi tifosi portando dell’acqua al resto della compagnia (era stata una giornata molto calda ed eravamo quasi tutti disidratati). Tutti gli altri tifosi erano già pronti sui vagoni per fare velocemente ritorno a Brescia. Mancavano pochi minuti ed i binari della stazione erano completamente deserti. Cosa alquanto strana visto il periodo, l’orario e soprattutto la città in cui eravamo, centro nevralgico per il passaggio dei treni.
    Improvvisamente, senza alcun preavviso o motivo apparente, sono stato travolto da una carica di “alleggerimento” del reparto celere in servizio quel giorno per mantenere l’ordine pubblico e picchiato a sangue, senza avere nemmeno la possibilità di ripararmi. Sottratto al pestaggio dagli amici (colpiti loro stessi dalla furia delle manganellate), sono entrato in coma nel giro di pochissimo e quasi morto.
    Dopo circa venti minuti dall’aver perso conoscenza sono stato caricato su un’ambulanza -osteggiata, più o meno velatamente, dallo stesso reparto che mi aveva aggredito- e trasportato all’ospedale di Borgo Trento a Verona. Lì sono stato operato d’urgenza. Lì sono stato salvato. Lì sono tornato dal coma dopo molte settimane. Lì ho passato alcuni mesi della mia nuova vita. Una vita d’inferno.
    Nel frattempo la mia famiglia, in uno stato d’animo che fatico ad immaginare, subiva pressioni e minacce affinché la mia vicenda mantenesse un basso profilo.
    Ai miei amici non andava certo meglio, nonostante tutti gli sforzi per far uscire la verità.
    Ovviamente, alcune cose di cui sopra le ho sapute molto tempo dopo la mia aggressione. Il resto l’ho scoperto grazie al lavoro del mio avvocato.
    Dalla ricostruzione dei fatti e tramite le tante testimonianze, emerge un quadro inquietante, quasi da non credere; ma proprio per questo da rendere pubblico.
    In seguito alle gravissime lesioni subite, presso la Procura della Repubblica di Verona è iniziato un procedimento a carico di alcuni poliziotti e funzionari identificati quali autori delle lesioni da me subite. Nonostante il Giudice per le Indagini Preliminari abbia respinto due volte la richiesta d’archiviazione, il Pubblico Ministero non ha ancora esercitato l’azione penale contro gli indagati.
    Mi domando per quale ragione ciò avvenga e perché mi sia negata giustizia.
    Oggi, dopo avere perso quasi tutto, rimango perciò nell’attesa di un processo, nemmeno tanto scontato, considerati i precedenti ed i tentativi di screditarmi. Oltretutto i poliziotti erano tutti a volto coperto, quindi non identificabili (com’è possibile tutto questo?), sebbene a comandarli ci fosse una persona riconoscibilissima.
    Dopo le tante bugie e cattiverie uscite in modo strumentale sul mio conto a seguito della vicenda, aspetto soprattutto che mi venga restituita la dignità.
    Ill.mo Ministro degli Interni, sebbene la mia vicenda non abbia destato lo stesso scalpore, ricorda un po’ le tragedie di Gabriele Sandri, di Carlo Giuliani, ed in particolare di Federico Aldrovandi (accaduta a poche ore di distanza dalla mia), con una piccola, grande differenza: io la mia storia la posso ancora raccontare, nonostante tutto.
    Le dinamiche delle vicende sopra citate forse non saranno identiche, ma la volontà di uccidere sì, è stata la medesima. Altrimenti non si spiega l’accanimento di queste persone nei miei confronti, soprattutto se si considera che non vi era una reale situazione di pericolo: era tutto tranquillo; ero caduto a terra; ero completamente inerme. Ma le manganellate, come descrive il referto medico, non si sono più fermate.
    Forse, ho pensato, oltre alla vita volevano togliermi anche l’anima.
    Per farla breve, in pochi secondi ho perso quasi tutto quello per cui avevo vissuto -per questo mi sento ogni giorno più vicino a Federico- e senza un motivo apparente. Sempre ovviamente che esista una giustificazione per scatenare tanta crudeltà ed efficienza.
    Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia non avrò molti margini di miglioramento. Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna.
    Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
    Ho perso la ragazza.
    Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano.
    Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza.
    Quella sicurezza che Lei invoca ogni giorno, e tenta d’imporre sommando nuove leggi e nuove norme a quelle già esistenti (fino a ieri molto efficaci, almeno per l’opinione pubblica).
    Peccato però che queste leggi non abbiano saputo difendere me, Federico, Carlo e Gabriele dagli eccessi di coloro che rappresentavano, in quel momento, le istituzioni.
    Ill.mo Ministro degli Interni, alcune cose mi martellano più di tutto: ogni giorno mi domando infatti cosa possa spingere degli uomini a tanto. Non ho la risposta.
    Ogni giorno mi domando se qualcuna di queste tragedie potesse essere evitata. La risposta è sempre quella: sì.
    A mio modesto parere, ciò che ha permesso a queste persone di liberare la parte peggiore di sé è stata la sicurezza di farla franca.
    Sembra un paradosso, ma in un Paese come il nostro in cui si parla tanto di “certezza della pena”, di “responsabilità” e di “omertà”, proprio coloro che dovrebbero dare l’esempio agiscono impuniti infrangendo ogni legge scritta e non, disonorano razionalmente la divisa e l’istituzione rappresentata, difendono chi fra loro sbaglia impunemente.
    Ill.mo Ministro degli Interni, dopo tante elucubrazioni, sono giunto ad una conclusione: se queste persone fossero state immediatamente riconoscibili, responsabili perciò delle loro azioni, non si sarebbero comportate in quella maniera ed io non avrei perso tanto.
    Le chiedo quindi: com’è possibile che in Italia i poliziotti non portino un segno di riconoscimento immediato come accade nella maggior parte delle Nazioni europee?
    Ill.mo Ministro degli Interni, io non cerco vendetta, semmai Giustizia.
    Mi appello a Lei ed a tutte le persone di buon senso affinché questi uomini vengano fermati ed impossibilitati nello svolgere ancora il loro “dovere”.
    Chiedo quindi che si faccia il processo e nulla sia insabbiato.
    Cordiali saluti.
    Paolo Scaroni, vittima di uno Stato distratto.