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November 01 STEFANO CUCCHI...Di seguito una dichiarazione diffusa a mezzo stampa dal segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero...
"Sull'assassinio di Cucchi assistiamo oggi a vergognosi tentativi di depistaggio e di scaricabarile da parte di alcune frange delle forze dell'ordine. Tutto questo è inaccettabile e chiediamo che l'inchiesta per appurare la verità venga fatta immediatamente. Ogni ora che passa allontana la possibilità di accertare la verità. Viste le preventive assoluzioni annunciate dal ministro La Russa, visti i vergognosi fatti di Genova e il caso di Federico Aldovrandi chiediamo al Presidente della Repubblica di farsi garante della celerità e della correttezza".
October 30 INFO-BIGLIETTI...CAMPIONATO STAGIONE 2009/2010 F.C. INTER – A.S. ROMA DELL’ 8 NOVEMBRE Ore 20.45 STADIO COMUNALE “G. MEAZZA”
PUNTI VENDITA: PREZZO SETTORE OSPITI (TERZO ANELLO BLU): MODALITA’: • VENDITA DI UN SOLO TAGLIANDO PER ACQUIRENTE DIETRO PRESENTAZIONE DI UN VALIDO DOCUMENTO DI IDENTITA’; • IL TITOLO ACQUISTATO NON POTRA’ ESSERE CEDUTO. COMUNICATO CURVA SUD...La Curva Sud, in occasione della partita Roma-Bologna effettuerà cinque minuti di silenzio per ricordare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda della morte di Stefano Cucchi, il ragazzo morto dopo il suo arresto a Roma nei giorni scorsi.
ULTRAS NEL BENE E NEL MALE...Inchiesta andata in onda sul canale satellitare Current TV (piattaforma Sky)...
PER RENDERE MEGLIO L'IDEA...Articolo tratto dal quotidiano Liberazione a firma Checchino Antonini ...
Aveva già gli occhi neri il mattino dopo l’arresto, Stefano Cucchi, 31 anni. Morto dopo quattro giorni di ricovero nel reparto penitenziario del Pertini. Il viso sfigurato, due vertebre rotte. I familiari non lo hanno potuto visitare. Ora vorrebbero le foto dell’autopsia e la salma, prima che sia ricomposta. Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio ma il suo corpo sfigurato, a sua madre che cerca ancora verità, dice tutt’altro. Fino a l’altro ieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Tor Pignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente "Stefano era morto", in ospedale. Più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell’autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate. Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobre lo pescano con 20 grammi di sostanze nel vicino quartiere Appio Claudio. Le modalità dell’arresto e del sequestro non sono ancora note alla famiglia. All’una e mezza di notte di notte, il citofono di casa Cucchi segnala l’arrivo di Stefano. Non è solo. Con lui ci sono i militari che lo hanno arrestato. Perquisiranno solo la sua cameretta, senza per altro trovare nulla. Uscendo, uno di loro cerca di rassicurare la madre: "Signora non si preoccupi. Per così poco è capace che domani sia a casa ai domiciliari". Dettaglio importante: Stefano "era pulito", racconta Ilaria nella sala d’aspetto dell’obitorio di Piazzale del Verano. Ossia "camminava sulle sue gambe, non aveva segni sul viso". E ricorda quanto fosse esile suo fratello. Basso e magrissimo. Il mattino appresso suo padre va a Piazzale Clodio all’udienza per direttissima. Stefano aveva il viso livido e gli occhi gonfi. L’udienza è rinviata al 13 novembre. Si torna a Regina Coeli. Il sabato sera, l’indomani, i carabinieri arrivano a casa Cucchi per comunicare il ricovero al Pronto soccorso dell’Isola Tiberina. Si scoprirà, invece, che era stato portato al Pertini. Motivo ufficiale: dolori alla schiena dovuti a una caduta precedente all’arresto di cui in casa nessuno sa nulla. Ma una lastra dirà che aveva due vertebre rotte, una sacrale e una lombare, due vertebre basse. Si può camminare per tre giorni con due vertebre rotte, andare a casa, poi in carcere, quindi al processo e di nuovo in galera? Bisognerebbe sapere quanto siano profonde quelle lesioni. Ma sicuramente il dolore sarebbe stato evidente. E per capire quando si siano verificate ci sarebbe da osservare l’emorragia attorno alle vertebre. Quella sera i genitori di Stefano sono scappati in ospedale ma fu spiegato loro - era la prima volta che si trovavano in quelle condizioni - che era un carcere a tutti gli effetti. Non era possibile vederlo, né avere notizie senza una carta del pm. La stessa cosa si sarebbero sentito dire la domenica mattina. Lunedì la carta non è ancora arrivata. "Ma perché è qui?", riescono a domandare a una poliziotta. "Non vi preoccupate, vostro figlio è tranquillo". Mercoledì arriva l’autorizzazione ma vale per il giorno successivo. Ma Stefano muore all’alba. All’ora di pranzo - un bel po’ di ore dopo - arrivano i carabinieri a portare il dispositivo per la nomina di un consulente di parte per gli "accertamenti urgenti non ripetibili", l’autopsia. C’è qualcosa che non quadra. Ilaria ha sempre più domande in testa e nessuna risposta. La sera prima una volontaria le aveva telefonato per riferire un messaggio di Stefano. Voleva parlare con suo cognato, il marito di Ilaria, appunto. Il ragazzo cercava aiuto per affidare a qualcuno la sua cagnetta. "Ma quando esco la rivoglio", aveva precisato. Poi aveva chiesto un bibbia. "Noi siamo molto religiosi", conferma Ilaria. La volontaria non ha saputo dire granché delle condizioni fisiche di Stefano. Dice che era sempre sotto il lenzuolo. Dopo un’inutile corsa sotto la pioggia a Piazzale Clodio - "credevamo fosse lì l’autopsia" - Ilaria e i suoi arrivano al Pertini. Una dottoressa conferma la versione della volontaria: pare che Stefano stesse per ore sotto le lenzuola. "Non si voleva nutrire - ha detto - gli portavamo la carne ma lui la lasciava". E avrebbe rifiutato le cure. Suonano beffarde le parole della dottoressa ai genitori che nemmeno hanno potuto assistere un figlio moribondo: "Perché non vi siete rivolti a noi?". Dopo un braccio di ferro col posto di polizia, finalmente il pm autorizza i familiari a vedere la salma. Dietro il vetro divisorio, Stefano rivela il viso deformato, nero, "come bruciato". Un occhio pesto, l’altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. "Per forza non mangiava!", esclama la sorella. Il corpo era nascosto da un lenzuolo. L’autopsia è durata più di cinque ore e stavolta il pm ha negato ai consulenti di parte di effettuare foto. Ci saranno solo quelle del perito del pm. All’uscita dall’obitorio il medico di parte avrà poche parole. Conferma la natura traumatica degli ematomi sul viso ma nega emorragie interne. Insomma, quelle botte non spiegherebbero la morte. Sarebbe evidente una "sofferenza polmonare" ma per capire meglio si dovranno aspettare gli esami istologici, le cartelle cliniche, i rilievi tossicologici. Le domande di Ilaria sono troppe, e sempre più inquietanti. ATTENZIONE LE IMMAGINI CHE SEGUONO POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA' (fonte delle fotografie CnrMedia) LO STATO CONTINUA AD UCCIDERE...Dal blog di Beppe Grillo...
Roma- Storie di ordinaria repressione...
October 29 CASMSSSSSS...ll Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (Casms) ha disposto la vendita del biglietto singolo per i tifosi ospiti per le partite Inter-Roma (8 novembre) e Milan-Cagliari (22 novembre) oltre alla chiusura del settore ospiti per la partita Palermo-Catania del 22 novembre. Biglietto singolo per tutti gli spettatori anche per Atalanta-Juventus del 7 novembre. La decisione del Casms è stata motivata dal fatto che questi match sono stati considerati «ad alto rischio». UDINESE-ROMA…On-line le foto della trasferta infrasettimanale a Udine…
P.S. Un sentito ringraziamento va ai ragazzi dei Friulani al Seguito con cui abbiamo condiviso pre e post partita. Vi aspettiamo a Roma! RADICALI CON NOI...CALCIO: TESSERA TIFOSO; PERDUCA E STADERINI (RADICALI) MANIFESTAZIONE ULTRA' 14/11 PER RISPETTO DELLA COSTITUZIONE
"La manifestazione indetta per il 14 novembre prossimo da parte di tutte le tifoserie va ben oltre la critica alla tessera del tifoso, è una mobilitazione nazionale per il rispetto della Costituzione. Cercheremo per quanto possibile di sostenere anche questa fase popolare di opposizione alle misure annunciate a ferragosto da parte del Ministro Maroni che a oggi non son state tradotte in norme certe. A tal proposito nei prossimi giorni torneremo a sollecitare una risposta alle quattro articolate interrogazioni parlamentari in merito a cui il Viminale non risponde da due mesi. Compatibilmente coi lavori del VIII Congresso di Radicali italiani - che si terrà a Cianciano dal 12 al 15 novembre e al quale sin d'ora invitiamo una delegazione dei manifestanti - cercheremo anche di essere presenti, perché cittadini (e tifosi), alla mobilitazione per il rispetto dei diritti di tutti gli italiani di poter assistere alle manifestazioni sportive senza l'obbligo di registrazione o anti-costuzionali bandi a vita. Come già dimostrato nei mesi scorsi, i tifosi son capaci di manifestazioni pacifiche, siamo certi che per il 14 si possa arrivare anche ad arricchirle con la nonviolenza." October 26 FINO ALLA VITTORIA...Dal sito Eurosport.com un interessante articolo a proposito di tessera del tifoso e striscioni...
Gli striscioni e la tessera del tifoso sparita...Venerdì prossimo i 42 presidenti di A e B diranno no alla tessera del tifoso e lo comunicheranno al ministro Roberto Maroni: come noto, il numero 1 del Viminale voleva renderla obbligatoria per le trasferte dal prossimo gennaio. Ma di fronte al no compatto dei club e alle proteste degli ultrà, è pronto a fare slittare tutto all'inizio della stagione 2010-'011. Sempre che il progetto, nel frattempo, non venga definitivamente accantonato. Intanto il senatore e giurista del Pdl, Domenico Benedetto Valentini, si è fatto firmatario di un disegno di legge presentato alla Commissione Affari costituzionali del Senato: nel nuovo articolo 9 della legge 41/2007 si specifica infatti che il Daspo deve essere "in atto". Solo in quel caso non si possono acquistare biglietti e avere la tessera del tifoso. Prima era una norma assurda e troppo penalizzante. Chi ha sbagliato e pagato, non deve essere bollato a vita. "Con le regole attuali-sostengono infatti gli ultrà-un daspato sarebbe privato a vita della tessera del tifoso". Lo stesso Maroni si era accorto che l'articolo 9 (voluto da Amato) era sbagliato, e quindi da cambiare. Detto questo, il progetto tessera del tifoso subirà uno stop, forse definitivo. I tifosi l'hanno capito e difatti non protestano nemmeno più. Altro problema, gli striscioni: la normativa attuale è stata voluta in tempi di emergenza ma sarebbe saggio adesso ridiscuterla. Basta burocrazia, ci vuole buon senso. Negli stadi devono tornare gli striscioni allegri, gli sfottò, l'ironia. Altrimenti è una tristezza che non giova certo all'immagine del nostro calcio. Pare che ci sia un'apertura per quanto riguarda gli impianti sotto i 7500 posti, anche se non tutte le questure si comportano allo stesso modo. Per gli impianti grandi, nessuna novità (positiva) al momento. Anche perché di questa sacrosanta battaglia dovrebbero farsi portatori soprattutto i club. Sono loro che devono andare da Maroni e chiedergli di cambiare la normativa. Ora ci sono gli steward, basterebbe un controllo nell'antistadio e si potrebbe fare passare solo gli striscioni senza insulti, senza violenza. Ci vuole poco, a volte. Quando c'è la volontà. Ma la realtà è che i primi a fregarsene sono proprio i club. A loro vanno bene gli stadi semivuoti e senza folclore: tanto prendono i soldi dalle tv... October 25 FULHAM-ROMA…October 24 CASMSSSSSSSSSSS...Roma-Bologna in programma domenica 1 novembre sarà soggetta a limitazioni per i tifosi ospiti.
La decisione è stata prese dal Casms (il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive) che ha stabilito la vendita del biglietto singolo per i supporters del Bologna che decideranno di seguire la propria squadra in trasferta nella Capitale. Identico provvedimento anche per Cagliari-Atalanta e Genoa-Fiorentina mentre ai tifosi del Napoli saranno vietate le prossime due trasferte di Firenze eTorino. STADI E AFFARI...Interessante articolo a firma Fulvio Bianchi tratto dalla rubbrica SpyCalcio (Repubblica.it)...
A rischio la legge sugli stadi Euro 2016, meglio rinunciare?
La nuova legge sugli stadi è passata al Senato con voto bipartisan (d'altronde la stessa legge è bipartisan, Butti-Rognoni): ma adesso ecco che stanno nascendo problemi enormi, e chissà se risolvibili, alla Camera. Presto il testo dovrebbe finire alla VII Commissione cultura, scienza e istruzione: la presiede l'onorevole Valentina Aprea (Pdl), ne fanno parte anche Claudio Barbaro, che di sport ne capisce, Gabriella Carlucci, Luciano Ciocchetti, Manuela Di Centa (membro Coni e Cio), Giovanni Lolli (ex sottosegretario, fra i firmatari della legge), Andrea Sarubbi (Pd, esperto di calcio in quanto tifoso juventino...). Ma cresce l'elenco dei politici che sono contrari, o quantomeno perplessi: l'ex ministro Giovanna Melandi (Pd), la senatrice Brugnano (Idv), l'on. Ciocchetti (Udc), l'noprevole Girogetti (Lega Nord), l'on Realacci (Pd), il senatore Della Seta (Pd), l'on. Granata (Pdl). Lo stesso ex presidente Figc, e membro Cio, Franco Carraro, ha fatto rilievi assai pesanti sul testo. In più durissima è stata Legambiente: "Questa legge non c'entra nulla con lo sport, è la più grande speculazione edilizia del dopoguerra". A Roma intanto il Ministero dei Beni Culturali ha bocciato le zone scelte da Roma e Lazio per "costruire" i nuovi stadi: una comica. Il sottosgretario, con delega allo sport, Rocco Crimi, ha tentato di spegnere subito il fuoco che vorrebbe bruciare la nuova legge sugli stadi, attesa ormai da tantissimi anni: "Il disegno di legge non deroga al regime vincolistico vigente. Non approveremo un testo che non rispetti l'ambiente e il territorio". Ma pare proprio che il cammino non sarà per niente agevole: se ci fossero modifiche sostanziali, la legge dovrebbe tornare al Senato ed è chiaro che non verrebbe mai approvata entro fine anno, come sperava Crimi. In questo caso, sarebbe un durissimo colpo alla candidatura italiana per gli Europei del 2016: prima edizione con 24 squadra, servono 9 stadi più tre riserve. Carraro, di recente, è stato lapidario: "Abbiamo tutto tranni gli stadi... E poi ci vuole l'appoggio del governo". Gli stadi non ci sono, e non è certo cosa da poco. E il governo, di questi tempi, ha altre grane per occuparsi degli Europei di calcio. Che fare? La Figc entro il 15 febbraio deve presentare il dossier: si è svegliata in ritardo e ora sta cercando di recuperare terreno. Il project manager, Michele Uva, ha fatto il giro d'Italia parlando con gli enti locali: la situazione, in alcune città, non è per niente rosea. E senza legge, senza appoggio di Berlusconi, come possiamo presentarci davanti all'Uefa? Giancarlo Abete, n.1 del calcio, è persona intelligente e di buon senso: vale la pena portare ancora avanti questa candidatura? Non si rischia la seconda figuraccia? La Francia ha l'appoggio di Sarzoky, in più gli stadi. Noi, come al solito, stiamo a litigare. Peggio, comunque, quello che sta succedendo per l'Olimpiade 2020: lì siamo alla farsa. Calciopoli: giudice fra ricusazione e Csm Un giudice sotto tiro: è Maria Casoria, presidente della nona sezione del tribunale di Napoli, che si occupa del maxi-processo a Calciopoli. La Casoria è un giudice scrupoloso, che tiene udienze-fiume e che ha già fissato (22) dibattimenti sino a giugno del prossimo anno con la speranza di poter arrivare a sentenza nel 2010. Ma adesso deve affrontare due ostacoli, impegnativi: i pm Narducci e Capuano (che ha sostituito Beatrice, trasferito a Roma) l'hanno ricusata perché secondo loro, con le sue dichiarazioni, avrebbe anticipato addirittura l'assoluzione degli imputati (Moggi, Lanese, Pairetto, Bergamo, Mazzini, presidenti di club, eccetera). Accusa durissima, e quasi senza precedenti nella storia della giustizia italiana. Ora deciderà la Corte d'appello che aveva già respinto una ricusazione simile delle parti civili. Non si sa quindi che farà il presidente martedì 27 quando riprenderà il processo: potrebbe anche astenersi. Ma la Casoria deve superare anche un altro ostacolo: il consigliere Ciani, avvocato generale presso la Corte di Cassazione, ha sul suo tavolo da un paio di giorni la pratica e deve decidere se fare aprire un provvedimento disciplinare presso il Csm nei confronti della Casoria ma anche degli altri due giudici della nona sezione. Il motivo? La decisione di escludere le parti civili, decisione che è stata ritenuta "abnorme" dalla Cassazione che poi le riammesse. Insomma, il processo di Napoli va avanti in mezzo ai veleni. E i tempi rischiano di allungarsi. Tessera tifoso: fra convegni e bocciature Tessera del tifoso: settimana decisiva. Lunedì a Coverciano, in occasione del seminario Ussi, si terrà un dibattuto su questo argomento di stretta attualità, che ha provocato (e provoca) infinite polemiche. Interverranno Mario Macalli, vicepresidente Figc e presidente Lega (che è favorevole alla tessera), poi Francesco Tagliente, questore di Firenze, Pietro Ieva, presidente dell'Osservatorio e Roberto Massucci, che dell'Osservatorio è stato da anni un punto di riferimento importante. Tagliente e Massucci sono stati fra i principali ideatori della tessera del tifoso: e l'hanno difesa anche ultimamente. Ma il problema è che venerdì a Milano si terrà l'assemblea della Lega Calcio e nell'occasione i 42 presidente di A e B chiederanno al ministro Roberto Maroni di fare slittare l'obbligo della tessera del tifoso alla prossima stagione. Come noto, Maroni vorrebbe (o voleva...) che fosse indispensabile da gennaio, almeno per chi va in trasferta. Respinto, con perdite. Le società non ne vogliono sapere (tranne Inter e Milan, anche se quella rossonera non è a norma) e non fanno alcuno passo avanti, collaborando poco o niente col Viminale. Gli ultrà hanno già contestato. Probabile che il progetto venga rimesso in un cassetto, e chissà per quanto. Maroni si è spinto troppo in avanti e poi non ha avuto la forza di difendere la sua decisione. Un brutta figura che si poteva evitare. In un ambiente, quello dei tifosi, già in ebollizione. O si ha il coraggio, o è meglio lasciar perdere. DA IL MANIFESTO...Interessante intervista a Lorenzo Contucci a fima Giacomo Russo Spena apparsa sul Manifesto...
Per Lorenzo Contucci: «Gli impianti sportivi del futuro sono concepiti in funzione del dio denaro». «Si vuole operare una vera e propria sostituzione dei tifosi di calcio, in favore delle categorie più agiate. Una sorta di pulizia etnica di classe». Lorenzo Contucci, avvocato di molti ultras ed esperto del pacchetto antiviolenza, non vuole sentir parlare della nascita di “stadi polifunzionali e produttivi” in Italia: «Non sono contrario agli impianti di proprietà - dice ma con questa legge i criteri di costruzione non terranno presente le passionalità dei supporter. Campo Testaccio era la struttura della Roma ma era scoperto, di legno e con prezzi popolari». L’intento è quello di far ritornare le famiglie negli impianti e di emarginare il tifo violento? Detesto l’idea di poter comprare un telefonino in uno stadio, come se non ci fossero abbastanza centri commerciali per la città. La gente comune continuerà ad andare allo stadio solo occasionalmente. Del resto il solo costo dei biglietti per una famiglia di 4 persone si aggira sui 200 euro. Quanti potranno permetterselo? E nessun impatto ci sarà sulla violenza: da diverse decadi gli incidenti avvengono fuori gli stadi e non dentro. Ma in Inghilterra funziona così da anni. Innanzitutto lì gli stadi sono sempre stati di proprietà e, a differenza di quanto propone questa legge, non sono stati costruiti in periferia e con i soldi pubblici. Molti club d’Oltremanica hanno adesso i conti in rosso. È il capitalismo esasperato che ha rovinato tutto. L’Emirates, il nuovo impianto dell’Arsenal, è popolata solo da chi può permetterselo. Chi ha un basso salario non può andarci. La sorprende che la proposta venga da uno schieramento bipartisan? No. Vedo sempre meno differenze tra centrodestra e centrosinistra su provvedimenti del genere. Intanto gli ultras vanno all’attacco. Quel che si teme, a ragione, è che i nuovi stadi tengano conto di tutto tranne che dei veri tifosi. Il rischio è la perdita pressoché totale della passionalità, che ha bisogno del concentrarsi sull’evento e non sulla nuova marca di jeans in vetrina. Vede similitudini con la tessera del tifoso? Entrambe le norme hanno alla base il medesimo progetto economico: gli stadi del futuro sono concepiti in funzione del dio denaro. Chi dissente deve esser fatto fuori. Molti ultras sono ormai rassegnati a perdere definitivamente il loro giocattolo. TESSERA DELTIFOSO...Dal sito Diritto.it a firma Domenico Bilotti...
Tessera del tifoso verso ulteriori profili di incostituzionalità
Il diffuso allarmismo sociale relativo alle violenze commesse in occasione di eventi sportivi ha avuto la funzione pratica di detonatore per quelle tendenze di riforma, e rimodulazione aspra, degli strumenti legislativi volti al contenimento del tifo organizzato.
Questa ipotesi di politica legislativa ha radici antiche, e risale al 1989[1], quando, pochi mesi dopo il nuovo codice del rito penale, che teoricamente doveva servire ad adeguare il processo penale italiano agli standard garantistici ed accusatori propri degli altri ordinamenti e di specifiche convenzioni internazionali[2], veniva invece concepita una legge che affrontava in modo non lieve il fenomeno della violenza sportiva, delineando sempre più concretamente la possibilità di usare norme ad hoc, anche in deroga ai principi generali dettati dalla Costituzione. La creazione di una classe normativa dedicata alle manifestazioni sportive, e agli eventuali illeciti commessi da supporters organizzati, si è definitivamente consolidata nel 2005, con un’accoppiata, sempre più scontata nella legislazione delle nuove emergenze, D.L.-legge ordinaria[3]: in questo caso, l’applicazione della normativa italiana sembrava essere pronta ad estendersi anche alle competizioni sportive disputate all’Estero. Il che, se non altro per opportunità strategica, si dimostrava strategia poco apprezzata, sia per l’obbligo perlomeno programmatico di leale cooperazione che dovrebbe informare i rapporti tra Stati, sia per il concreto rischio di conflitto di giurisdizione.
Le modifiche che risalgono al D.L. n. 8/2007 (cd “Amato-Melandri”), lungi dall’intervenire sulle dinamiche inflative che stanno contraddistinguendo la giustizia relativa a presunti fatti di violenza avvenuti negli stadi o in occasione di eventi sportivi, prevedono una lunga serie di inasprimenti a limitazioni già esistenti, e sostanzialmente ripropongono la strategia dilatoria già sperimentata: introduzione di norme ad hoc, che sono idonee a determinare procedimenti sin qui extra ordinem, modifiche più o meno incisive ad articoli del Codice sostanziale[4].
Il dibattito giurisprudenziale e dottrinario degli ultimi anni ha riguardato soprattutto la misura del DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPortive), ciò specialmente perché essa si è dimostrata minare la nozione codicistica e costituzionale di flagranza del reato -introducendo ipotesi di flagranza differita sino a 48 ore- e, non secondariamente, perché lo strumento “DASPO” è stato individuato in modo almeno parzialmente inesatto dalla stessa giurisprudenza costituzionale, che gli ha attribuito natura preventiva[5], ma che non ha affrontato in modo soddisfacente il necessario rispetto del principio ex art. 16 Cost[6].
Né è sin qui emersa una netta strategia di coordinamento idonea a limitare i potenziali conflitti tra questo peculiare divieto e altre disposizioni costituzionali, come quelle desumibili in base al successivo art. 19[7], o ad altre “sezioni” ancora del testo costituzionale[8].
Chiariti gli antecedenti storici, non stupisce il tentativo di adottare per via amministrativa l’ulteriore “strozzatura” agli accessi della “tessera del tifoso”.
La terminologia adoperata nelle fonti ministeriali rimanda al tifoso ritualmente tesserato -recte, ad oggi: tesserando- come supporter “fidelizzato”. Per la sociologia dei movimenti collettivi e per l’antropologia culturale potrebbe trattarsi di una conferma, retroattiva, di intuizioni sviluppate da gran tempo. Sulla componente metropolitana del tifo sportivo, tralasciati gli istant books[9] che hanno spesso accompagnato singoli episodi luttuosi, ma che non forniscono ragguagli sostanziali fruibili anche dal giurista, è ormai accertata l’ansia di controllo e commercializzazione del fenomeno. Anzi, le tesi più significative sostengono la biunivocità della direzione[10].
Va inoltre precisato che parlare di “fonti ministeriali” significa avvalorare il deficit di performatività del decreto ministeriale sul punto[11], e perciò doversi richiamare alla direttiva[12], anch’essa a rischio di valutazione extra ordinem, in quanto non solo specificativa del già stabilito in atto ministeriale (e lo strumento non sembra congruo), ma persino, sì dettagliata, introduttiva dell’aliquid novi che non dovrebbe contraddistinguere la fonte esplicativa. Risulterà dall’analisi dei punti qualificanti[13]:
1. il primo punto della richiamata direttiva sembra subordinare la richiesta della tessera ad una scelta in capo all’acquirente del singolo tagliando o dell’intero abbonamento. Posto che, però, non vi è discrimine alcuno tra le due opzioni, è da chiedersi come mai nelle precedenti stagioni sportive si rivelò invalsa la pratica di garantire l’accesso per determinate manifestazioni ai soli titolari dell’abbonamento annuale e non anche ad acquirenti occasionali, la cui eventuale pericolosità sociale -sempre che possa essere questa la ratio giustificativa della previsione- dovrebbe a maggior ragione non essere correlata alla specificità dell’evento calcistico in atto[14];
2. al secondo punto si introduce un profilo apparentemente premiale nel possesso della tessera, ovverosia l’accesso alle tribune attraverso ingressi preferenziali. Ma delle due l’una: o la norma intende restare provvisoria e residuale, elitaria, per cui pochi titolari si troveranno certamente avvantaggiati rispetto alle normali code d’ingresso, o se il fenomeno resterà settario ed eventuale non può certo essere la più rapida confluenza allo stadio il grimaldello attraverso cui promuoverne la diffusione[15];
3. la “tessera” ha valenza identificativa solo rispetto alla manifestazione sportiva, salvo “[…] contingenti valutazioni degli Ufficiali ed Agenti di P.S. […]”;
4. nella prima parte del punto quarto sembra essere introdotto un principio di reciprocità tra società sportive (garantire l’ingresso ai rispettivi titolari delle tessere durante un incontro), e subito dopo però si enuncia espressamente il principio di prevalenza dei propri “fidelizzati”[16];
5. nei riguardi dei non tesserati, le società calcistiche, quasi venissero investite di autonoma potestà regolamentare, possono aumentare gli stewards, o (pare) addirittura prevedere orari d’accesso differenziati o comunque anticipati[17];
6. dal primo gennaio del 2010, probabilmente ancora una volta in conflitto col principio tutelato ex art. 16 Cost., i biglietti d’accesso al “settore ospiti” potranno essere destinati soltanto a possessori della tessera del tifoso[18]. Si noti che, magari per refuso, non si specifica se gli “ospiti” tesserati debbano esserlo necessariamente per conto della società sportiva che gioca in trasferta oppure no[19];
7. dalla stessa data, potrà abbonarsi soltanto chi è già in possesso della tessera predetta (l’automatismo è apparente, perché l’indicazione dovrà allora riferirsi all’anno 2010/2011, essendo concluse le campagne abbonamenti generali destinate all’annata in corso).
A corredo di quest’analisi testuale può allora argomentarsi che, se il difetto di comprensibilità giuridica è pure a monte, dietro la disciplina generale e contemporaneamente speciale relativa al fenomeno del tifo sportivo, proprio quegli atti destinati a fornire i dovuti chiarimenti operativi sembrano riproporre, o accrescere, incertezze, lacune e finanche perplessità d’ordine costituzionale suscitate dalle fonti primarie. Il che potrebbe non giovare in alcun modo al contenimento degli episodi di violenza.
[1] Cfr. l. 401/1989 (di multiforme contenuto, assimilabile al cd fenomeno della “legislazione [o “decretazione”] omnibus”, difatti “INTERVENTI NEL SETTORE DEL GIUOCO E DELLE SCOMMESSE CLANDESTINI E TUTELA DELLA CORRETTEZZA NELLO SVOLGIMENTO DI COMPETIZIONI AGONISTICHE”).
[2] L’intento va giustamente rapportato alla (tardiva) novella costituzionale -cfr. l. cost. 2/1999, la quale, come noto, irrobustiva il sistema di tutele e garanzie previsto ex art. 111 Cost.
[3] Il gioco delle modifiche in sede di conversione non migliora la leggibilità delle norme, né la fluidità del sistema. Cfr. D.L. 162/2005 et L. 210/2005.
[4] Cfr. artt. 339 (circostanze aggravanti relativi ai reati ex artt. 336-338 CP) & 583 (circostanze aggravanti relative alla lesione personale, altro settore dell’ordinamento oggetto di frequenti modifiche)CP, in specie art. 583-quater, ulteriormente “rimaneggiato” dalla l. 41/2007 di conversione con modifiche del decreto richiamato.
[5] L’iter argomentativo, pure consolidato, pare apodittico, perché non si discute di astratta ammissibilità dell’intervento della Pubblica Sicurezza, bensì della natura dei suoi provvedimenti. “[…] Il presupposto della eccezionale necessità ed urgenza, richiesto dall’art. 13 della Costituzione, affinché l’autorità di pubblica sicurezza possa temporaneamente adottare provvedimenti incidenti sulla libertà personale, al contrario di quanto ritiene il remittente, è pienamente vigente nell’ordinamento giuridico, rappresentando attualmente sia un presupposto dell’azione amministrativa, sia un criterio per il relativo giudizio di convalida effettuato dall’autorità giudiziaria. Come la Corte ha già avuto modo di affermare con riferimento ad altre misure restrittive della libertà personale emanate da autorità di pubblica sicurezza (sentenza n. 64 del 1977), il fatto stesso che tali misure siano qualificate dalla legge come facoltative – come accade nel caso di specie – obbliga il soggetto titolare del potere a "verificare la ricorrenza in concreto della necessità ed urgenza dell’intervento", consentendo, conseguentemente al giudice della convalida di verificarne l’effettiva esistenza. Il fatto che la legge, in ossequio all’art. 13 della Costituzione, abbia definito tassativamente i casi in cui il questore può imporre l’obbligo di comparizione, implica infatti che la stessa autorità di pubblica sicurezza debba motivare il provvedimento in relazione all’esistenza di situazioni di eccezionale necessità ed urgenza. La non automaticità del provvedimento e, quindi, la necessità di una sua ponderata motivazione e conformazione, richiedono anzitutto che l’autorità amministrativa, in presenza di un soggetto al quale ha irrogato il divieto di accesso, valuti comunque le ragioni di necessità e di urgenza che richiedono anche l’adozione dell’obbligo di comparizione […]”. Cfr. C. Cost. n . 512/2002 (grassetto sottolineato mio).
[6] Non rischia d’esser spropositato l’inquadramento della diffida nell’ambito delle “[…] limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza […]”? E se ragione della diffida fosse il contenuto di uno striscione, tuttavia non inneggiante a forme di odio razziale? È infatti innegabile che alcuna “[…] restrizione può essere determinata da ragioni politiche […]”.
[7] Dato il giorno tendenzialmente deputato alle manifestazioni sportive (quello domenicale), l’obbligo di comparizione potrebbe intralciare la presenza del destinatario ad una funzione religiosa, per quanto siffatta ipotesi possa apparire residuale o comunque facilmente arginabile, anche ove l’interessato alleghi le “gravi e documentate esigenze” che impediscano la comparizione materiale. Quid iuris nel valutare la documentabilità (o documentazione?) delle stesse, e la loro gravità, che induce a circoscriverle ad ambiti ancora più specifici, come le esigenze medico-sanitarie?
[8] Potrebbe prospettarsi, ripetendo certo le avvertenze di mera configurabilità avanzate nella nota precedente, un eventuale conflitto tra la misura irrogata e la qualificazione del voto ex art. 48 Cost, specie in caso di consultazione svolgentesi in un solo giorno settimanale.
[9] Ovviamente non si vuole avanzare una critica di tipo editoriale, anzi, pure singoli episodi possono essere inquadrati in uno studio più generale. Tuttavia, con qualche perplessità, cfr. M. STEFANINI, Ultras. Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri, Milano, 2009.
[10] Un’analisi ancora più articolata si trova in V. MARCHI, Il derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio, Roma, 2005, anche con alcuni profili di politica del diritto. Sul tifo come riscatto partecipativo dello spettatore all’evento, nel contesto d’un rifiuto d’applicazione di termini mercatori, cfr. per tutti C. DIONESALVI, Comunicazione e potere nello spettacolo calcistico, Cosenza, 1997.
[11] Cfr. D.M. (Interni) 15 agosto 2009 (cd “Decreto Maroni”).
[12] Cfr. http://www.altalex.com/index.php?idnot=47267.
[13] Ovviamente si intende avvalorare come l’istituzione e messa a regime della “tessera del tifoso” possa innegabilmente costituire fonte lesiva di diritti costituzionalmente garantiti, ma il rilievo, dal punto di vista giurisdizionale, non è invocato da parte della Corte Costituzionale, la quale non solo -come noto- non estende la propria attività sino ad atti regolamentari, ma addirittura, secondo giurisprudenza recente, neanche ove l’eventuale norma regolamentare (o di provenienza ministeriale) fosse espressamente richiamata in norma di legge o d’atto avente forza di legge. Cfr. ord. N. 389/2004.
[14] “[…]a chiunque la richiederà, contestualmente all’acquisto di un biglietto o all’esibizione dell’abbonamento […]”. Il sottolineato (mio) lascia intendere che, se l’abbonamento va esibito ed esso solitamente è sottoscritto prima dell’inizio della stagione regolare, le società, per ragioni impiantistiche oppure organizzative, non erano pronte a partire con tali “tesseramenti” sin dall’inizio della stagione in corso.
[15] “[…] dovranno essere previste “corsie dedicate” per i possessori della “tessera del tifoso” e dei loro familiari o accompagnatori […]”… E se l’accompagnatore fosse a sua volta un tesserato? O, invece, persona sfornita dei requisiti oggettivi e soggettivi necessari per ottenere il tesseramento?
[16] Cfr. “[…] le società che adotteranno il programma “tessera del tifoso” consentiranno la circolarità della tessera tra le tifoserie (fermo restando il principio della “prevalenza” dei propri fidelizzati), favorendo cosi l’accesso allo stadio ai possessori del titolo, anche se rilasciato da altre società o organismi sportivi del calcio […]”. Si noti incidentalmente che neanche l’organismo emittente sembra individuato sic et simpliciter, non comprendendosi se per “organismi sportivi del calcio” vadano intesi quelli già esistenti o altri in corso di istituzione per secondare l’iter applicativo del decreto.
[17] Cfr. “[…] al fine di garantire elevati standard di sicurezza per tutti gli spettatori i controlli presso i varchi dello stadio riservati ai tifosi sprovvisti della “tessera del tifoso” dovranno essere improntati al massimo rigore, anche prescrivendo alle società sportive l’obbligo di aumentare il numero degli stewards e di avviare campagne di comunicazione tese ad anticipare l’arrivo dei tifosi allo stadio […]”.
[18] Cfr. “[…]a decorrere dal 1 gennaio 2010 le società potranno vendere o cedere a qualsiasi titolo i tagliandi riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della “tessera del tifoso” […]”.
[19] La precisazione è meno peregrina delle apparenze, essendo consuetudine nel tifo calcistico che taluni gruppi organizzati seguano occasionalmente squadre diverse dalla propria in quanto “gemellati” (legati da rapporti di amicizia in qualche modo incoraggiati dai vari clubs e gruppi sportivi) coi sostenitori della formazione in trasferta. October 21 TESSERA DEL TIFOSO...Da leggere con estrema attenzione...
Prima importante vittoria...
Sulla tessera del tifoso bisogna evitare forme di persecuzione, senza però recedere dal rigore e dalla severità. Questo il significato del ddl di modifica dell'articolo 9 della Legge 41 del 2007, che oggi è stato presentato in una conferenza stampa nella Sala Nassyria dai senatori Domenico Benedetti Valentini, primo firmatario del disegno di legge, Franco Mugnai, Andrea Augello e Francesco Paolo Bevilacqua e dalla presidente dell'Adcs (Associazione Difesa Consumatori Sportivi), Antonella Bellucci. Il disegno di legge presentato interviene nel modificare l'art.9 della legge 4 aprile 2007 che ha introdotto misure di prevenzione e repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche, tra cui la tessera del tifoso.
Il ddl, formato da un singolo articolo, prevede due modifiche: la prima, spiega, si riferisce alla parte in cui si fa riferimento al divieto alle società di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso o tessere del tifoso a soggetti che «siano in atto destinatari di provvedimenti» come Daspo e non più «che siano stati». La seconda modifica riguardo l'inserimento che specifica come l'inibizione dalle competizioni sportive è valida «fino al completamento dei 5 anni successivi alla data di condanna». «Con questo ddl -ha spiegato il senatore Benedetti Valentini- abbiamo puntato a ristabilire il diritto dei tifosi, che dopo aver scontato la loro pena devono avere la possibilità di tornare allo stadio. Questo non significa recedere da posizioni di rigore o severità ma piuttosto impedire che i cittadini possano trovarsi nella situazione di essere marchiati a vita». «Il criterio di severità -dice il senatore Mugnai- rigore ed efficienza al riguardo va confermato come ispiratore delle norme e delle articolate modalità di attuazione sul campo». Nessun arretramento ma come continua il senatore Augello «cerchiamo di evitare che nel nostro ordinamento rimanga una normativa che nei fatti configura una damnatio memorie. Con questa modifica non vengono meno le esigenze di prevenzione e repressione ma piuttosto si è cercato di recepire le osservazioni che sono giunte da più parti, rettificando una normativa che rischia di comprimere le facoltà di chi ha già subito provvedimenti adeguati». «In effetti -spiega il senatore Bevilacqua- sia il Governo che il ministero dell'Interno si erano fatti carico della necessità di operare modifiche che sono state fatte attraverso una seria di interventi amministrativi. È chiaro però che solo grazie ad una modifica legislativa è possibile ristabilire il corretto equilibrio della legge, evitando che ai tifosi sia impedito per sempre l'accesso agli stadi anche qualora avessero scontato la loro pena». Un disegno di legge che ha incontrato il pieno sostegno dell'Associazione Difesa Consumatori Sportivi che con la sua presidente Bellucci ha ribadito la necessità che sul tema tessera del tifoso sia necessario fare chiarezza «perchè la restrizione non può essere applicata a chi abbia già scontato o a chi poi sia stato assolto nel procedimento oppure a chi abbia avuto revocato il Daspo». INFO BIGLIETTI...UDINESE CALCIO - A.S. ROMA CAMPIONATO STAGIONE 2009/2010 DEL 28 OTTOBRE 2009, ORE 20.45 STADIO “FRIULI”
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MILAN-ROMA…On-line le foto della partita di domenica… |
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