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November 26 CASMSSSSSSSSS...Nel campionato di serie A solo una gara a rischio sicurezza, Palermo-Cagliari, in programma il 6 dicembre, per la quale il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (Casms) ha deciso la chiusura del settore ospiti. Il Casms ha inoltre preso atto "del deplorevole comportamento posto in essere dai tifosi del Bari in ambito autostradale, in occasione della trasferta a Roma, e da quelli del Genoa, in ambito ferroviario, in occasione delle trasferta a Livorno, già rimarcato dall'Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive nella riunione di ieri". GABRIELE SANDRI...Da Libero-news.it...
La procura generale della Toscana e i difensori dell'agente Luigi Spaccarotella hanno depositato le richieste di Appello alla sentenza di primo grado con la quale, il 14 luglio scorso, il poliziotto e' stato condannato a sei anni di reclusione per omicidio colposo per la morte del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso con un colpo di pistola l'11 novembre del 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino (Ar).
Anche la procura di Arezzo e' intenzionata a depositare la richiesta di appello. Non sarà mica che oltre al danno qualcuno vuole aggiungere la beffa? Queste persone che pensano di far diventare innocente un assassino sappiano sempre che noi non abbasseremo mai la guardia, noi non dimentichiamo! GABRIELE VIVE!
November 25 TESSERA DEL TIFOSO/1...Dal sito dell'ADCS (Associazione Difesa Consumatori Sportivi) il comunicato finale sul congresso tenuto ieri a Roma... TESSERA DEL TIFOSO: DAL CONVEGNO ORGANIZZATO DALL’ADCS (ASSOCIAZIONE
CONSUMATORI SPORTIVI) A ROMA TANTE INDICAZIONI IMPORTANTI “La Legge Sui Tifosi”, ovvero la
controversa introduzione della Tessera del Tifoso è stata questa mattina
oggetto di un partecipato convegno a Roma, organizzato dall’Associazione Difesa
Consumatori Sportivi a cui hanno preso
parte politici, tifosi, società sportive e associazioni. Ne è scaturito un dibattito interessante dal quale, pur nel rispetto delle diverse posizioni, si sono cercate le soluzioni più idonee in vista della imminente obbligatorietà della tessera. Unanimemente accolto con favore lo slittamento voluto dal Ministro Maroni, che ha spostato i termini dell’introduzione della tessera al prossimo campionato. “Non vorrei però che la proroga-ha detto il presidente di ADCS Antonella Bellucci associazione che ha organizzato il convegno-sia dovuto soltanto a logiche commerciali. Il convegno di oggi lo abbiamo voluto perché la nostra associazione si ripropone di difendere e sostenere i diritti dei consumatori sportivi e saremo attenti affinchè la Tessera del Tifoso non diventi uno strumento che nuoce gli interessi di chi ama lo spettacolo sportivo e va allo stadio. Il rischio è quello che si vada, ed uso volutamente un termine forte verso “l’omicidio della passione” seguendo non solo la tutela dell’ordine pubblico ma anche motivi di interesse. Fino ad oggi solo l’Inter (ed il Figline Valdarno ndr) hanno introdotto la tessera del tifoso e sono contenta che la società nerazzurra abbia garantito fino adesso la gratuità della stessa. La strada da percorrere però è molto lunga e mi auspico che questo rinvio (da gennaio a luglio) possa servire a tutte le forze che interagiscono sulla questione di trovare le giuste soluzioni.” Chiamata in causa l’Inter risponde per bocca di Pierfrancesco Barletta e di Simona Trovati, dirigenti che si sono trovati in prima linea nell’introduzione della tessera del tifoso. “Siamo soddisfatti di quanto sta avvenendo-hanno dichiarato-perché abbiamo già raggiunto le 20.000 tessere pur essendo per ora facoltativo tesserarsi. Visto che l’età media dell’utenza è di 38 anni possiamo affermare come la tessera sia stata sottoscritta in maniera eterogenea. Ci auspichiamo che possa servire al ritorno delle famiglie negli stadi. La tessera infatti, oltre a garantire l’acquisto dei biglietti per ogni gara ai loro possessori, offre una serie di servizi che riteniamo possano fidelizzare i nostri tifosi.” Hanno espresso ovviamente forti dubbi nei confronti della tessera gli avvocati Lorenzo Contucci e Alessio Spatafora, che si sono spesso trovati a difendere tifosi colpiti da DASPO ed altri provvedimenti restrittivi. “Vogliono farci credere-sostengono-che la tessera del tifoso sia a totale tutela di chi va allo stadio. Noi la vediamo come un mezzo per “riacquistare” attraverso una card quella libertà che dopo l’omicidio Raciti è stata tolta a chi frequenta gli stadi. L’emergenza di allora oggi è istituzionalizzata. Possibile che solo pagando una card si possa accedere liberamente in uno stadio? Crediamo inoltre che quello che vale per le grandi società, ed i privilegi che la tessera offre ai tifosi delle grandi società, non valga per i sostenitori dei piccoli club. Andare allo stadio di 1^ o 2^ divisione non comporta certo problemi di prevendita o di tutto esaurito. Quando la tessera non avrà troppi legami con il marketing allora potremo riparlarne.” Al dibattito hanno preso parte anche alcuni rappresentanti politici, di entrambi gli schieramenti, che hanno presentato proposte di legge di modifica all’attuale normativa sulla tessera del tifoso. Paola Frassinetti ne ha recentemente presentata una alla camera insieme all’altro deputato della PDL Claudio Barbaro. “La tessera del tifoso può essere un utile sistema per fermare la violenza negli stadi, a patto però che non si tramuti in un provvedimento ingiustamente restrittivo. La nostra proposta di legge intende rivedere gli elementi di criticità dell'art. 9 e cioè che la diffida presa in uno stadio non diventi un provvedimento a vita.” Più critico ancora il radicale Marco Perduca. “ Dobbiamo capire se siamo davvero in uno stato di diritto-ha affermato-Apprezziamo il rinvio ma la legge così non va. La legislazione d’emergenza introdotta in questi anni a colpi di decreti si è rivelata, oltre che inutilmente autoritaria, cervellotica e discriminante, come dimostrano le interrogazioni parlamentari ancora senza risposta. Ed ha contribuito a creare un clima d’odio nei confronti delle forze dell’ordine. E’ inoltre dimostrabile come la tessera non garantisca il reale controllo di chi entra in uno stadio. Ci impegneremo a portare nelle istituzioni quelle richieste di buon senso che vengono dai ragazzi delle curve, a cominciare dalla modifica delle norme anticostituzionali ancora vigenti.” Davvero sentito l’intervento di Anthony Weatherill, l’inglese ideatore, in tempi non sospetti e con ben altre finalità, della “Carta del Tifoso”. “Che dolore vedere il calcio essere diventato tutt’altro che uno sport. Le società non hanno capito che il vero business è la protezione della passione. Ho visto gli amici dell’Inter molto soddisfatti per aver raggiunto 20.000 tessere, ma sanno di avere sette milioni di tifosi in tutto il mondo? Credo che i tifosi siano i veri proprietari delle squadre di calcio. Del resto nel mondo oggi il 50% dei club sono di proprietà dei tifosi. Speriamo che se ne accorgano presto anche in Italia ed Inghilterra prima che il calcio muoia. Mi sto battendo per difendere l’idea della “carta del tifoso” che ho ideato trent’anni fa con ben altri obiettivi rispetto a quelli attuali.” TESSERA DEL TIFOSO...Dal sito OsservatoriosullaLegalità.org a firma Biagio Rizzo... La tessera del tifoso è una card dedicata a tutti i tifosi di calcio e rappresenta una modalità di fidelizzazione messa in atto dai club calcistici al fine di creare la categoria degli “spettatori ufficiali”. I possessori della tessera possono godere di una serie di vantaggi: percorsi preferenziali e con controlli limitati negli impianti sportivi, ottenimento di sconti su altre manifestazioni organizzate dalle società, sconti su enti convenzionati (es. ferrovie dello Stato, Autogrill) ed agevolazioni commerciali nei punti vendita (raccolta punti, sconti negli store ufficiali delle società), diritto di prelazione e possibilità di poter acquistare altri tagliandi oltre al proprio. In sostanza, si tratta di una tessera multi-servizi con lo scopo di rendere il supporter sempre più legato alla società, in un’ottica di commercializzazione e consolidamento del rapporto società-tifoso. La tessera, che inizialmente sarebbe dovuta entrare in vigore obbligatoriamente il 31 dicembre di quest’anno, è stata contestata aspramente da tutte le tifoserie organizzate, ma anche da molti addetti ai lavori, che ne hanno sottolineato gli aspetti ambigui. Vediamo perché. La tessera del tifoso unisce all’aspetto commerciale un risvolto legato alla sicurezza ed al controllo (forse sarebbe meglio dire “schedatura”) del tifoso che, a detta di molti, risulterebbe tra l’altro inutile(perché duplica altri provvedimenti in vigore), fino a sfiorare importanti profili di costituzionalità. Secondo gli ideatori invece, la tessera è un utile strumento che contribuirà ad aumentare gli standard di sicurezza all’interno degli stadi. Per ottenere la tessera è necessario ottenere il nulla osta dalla Questura, che autorizza le società a rilasciare la carta. La questura rilascia l’autorizzazione solo dopo una serie di verifiche: è necessario non essere destinatari di DASPO ( divieto di accedere a manifestazioni sportive) in corso o non aver subito condanne per “reati da stadio” negli ultimi cinque anni. Secondo il disegno originario, dal 31 dicembre la tessera sarebbe dovuta essere obbligatoria per accedere al settore ospiti degli impianti sportivi e quindi, di fatto vietava le trasferte ad i non possessori della card. Questo è stato uno degli spunti che ha provocato più di tutti l’ira degli ultras, che hanno fatto sentire la loro voce organizzando una serie di manifestazioni, scioperi e sit-in contro l’ennesimo provvedimento repressivo nei loro confronti. Procedendo con ordine, risulta vantaggioso riferire un po’ di storia della tessera, e capire da dove essa prenda le mosse: ovviamente l’idea nasce in Inghilterra, la nazione che forse più di tutte dovette affrontare il problema della violenza ultras e che, prima di tutte, adottò strumenti (a volte discutibili) per risolverla. Uno dei provvedimenti adottati dalle autorità per combattere il fenomeno degli hooligans fu, per l’appunto, la tessera del tifoso (membership card). Il Chelsea FC fece da società pilota al progetto, creando una fidelizzazione del tifoso al marchio della società. Trattandosi di una sorta di contratto normato dalla disciplina civilistica britannica, la società Chelsea FC poteva rifiutarsi di concedere la “membership card” a singoli tifosi che risultavano non graditi, ad esempio per pregresse intemperanze o comportamenti connotati da violenza o ubriachezza. Veniamo ora all’analisi dei fondamenti normativi della tessera. L’articolo che, di fatto, la istituisce è contenuto all’interno della Legge Amato n. 41/2007 ( quella emanata all’indomani della morte dell’ispettore Raciti a Catania), precisamente all’articolo 9: “E' fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili dell'emissione, distribuzione, vendita e cessione del titolo di accesso […], di mettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'art. 6 della legge 13 dicembre 1989 n. 401[DASPO] ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive”. E’ utile ricordare che il Daspo è provvedimento amministrativo, immediatamente efficace, che vieta l’accesso ad una manifestazione sportiva, per un periodo di tempo. Dalla lettera dell’articolo sembrerebbe che il tifoso, che in passato è stato raggiunto da DASPO o che è stato condannato per reati “da stadio” anche con una sentenza non definitiva, non potrà mai più acquistare la Tessera del Tifoso e di conseguenza non potrà accedere allo stadio, in trasferta. La norma è oscura e quanto meno ambigua. E’ giusto che un tifoso, raggiunto da DASPO regolarmente scontato, o che magari abbia vinto il ricorso al Tar con conseguente annullamento del provvedimento non possa, oggi, acquistare la Tessera del Tifoso? Possono comprare la tessera coloro i quali hanno avuto una sentenza di condanna di primo grado ma poi sono stati assolti in appello o chi, invece, ha patteggiato la pena? Può acquistare la tessera chi ha avuto un Daspo di tre mesi tra un campionato e l’altro e non ha fatto ricorso solo per poter riprendere ad andare allo stadio la stagione successiva? Le intenzioni del legislatore, dunque, non risultano chiare e proprio per questo è intervenuto l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive che, attraverso un documento, ha attenuato la portata repressiva della legge, indicando che risultano esclusi dalla possibilità di acquistare la Tessera del Tifoso solo coloro che hanno, al momento dell'acquisto, un DASPO in corso. Non puntualizzano nulla, invece, riguardo le sentenze di condanna per reati da stadio, anche non definitive. E’ chiaro che occorrerebbe una correzione alla norma, sostituendo il “siano stati destinatari” con un più congruo “siano destinatari” di provvedimenti. In ogni caso, per quanto riguarda le condanne ai reati da stadio la norma è chiara e non ammetterebbe deroghe: chi è stato condannato, anche nel solo primo grado non potrà più acquistare la Tessera del Tifoso. Risulta palese la violazione dell’articolo 27 della Costituzione che sancisce la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Il problema maggiore si verifica nei confronti di chi non è mai stato condannato o nemmeno raggiunto da DASPO, ma subisce la notifica di una diffida (c.d. “preventiva”) basata sull'ultimo capoverso dell’art. 6 c. 1 l. 401/89 (legge che introdusse il DASPO) come introdotto dalla Novella Amato: “Il divieto di cui al presente comma può essere, altresì, disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi [es. semplice frequentazione di un gruppo ultras, frequentazione contemporanea di un gruppo politico e ultras assieme, frequentazione di un settore della curva ritenuto non pacifico ecc.] risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tale da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse”. Queste persone non avranno diritto alla tessera, senza aver avuto la possibilità di difendersi in un regolare processo. Ecco perché il movimento ultras è in fibrillazione. Vede nel provvedimento un subdolo tentativo di eliminare le tifoserie organizzate a vantaggio del semplice tifoso consumatore e, dal punto di vista giuridico, teme la reintroduzione della c.d. “pericolosità presunta”, da tempo eliminata nel nostro ordinamento e l’aggiramento di ogni dimensione temporale data dalla legge stessa al DASPO. Anche dal punto di vista culturale il provvedimento in esame risulta discutibile, perché è il frutto di quel concetto di “animalizzazione” del tifoso, privato di alcuni diritti, perché imprevedibile e pericoloso. In questo senso il tifoso va ad inserirsi nella tipica legislazione settoriale che tende a normare, ma forse anche a ghettizzare alcune categorie di soggetti ritenute pericolose per l’ordine sociale: si pensi all’extracomunitario, al bullo, al guidatore del sabato sera. In conclusione, è proprio l’ambiguità del provvedimento a renderlo criticabile. La tessera del tifoso è progetto di fidelizzazione del tifoso in ottica commerciale da un lato e strumento per contrastare la violenza negli stadi dall’altro. Una doppia valenza che non lascia intravedere la vera ratio della norma. E’ sacrosanto, benché inquietante, per le società di calcio proseguire sulla strada del consumismo estremo (d’altronde sono delle aziende ed in quanto tali adottano una logica di profitto) e, in quest’ottica, la tessera del tifoso si inserisce perfettamente nel meccanismo turbo-capitalista in atto nel calcio-business moderno. Ma perché legare a questo progetto un fine statale, collettivo come quello della pubblica sicurezza? Forse il progetto del tifoso-consumatore passa strategicamente dal controllo e dalla selezione dei tifosi? Questo interrogativo aleggia, purtroppo, attorno a questo contestato provvedimento. E’ notizia di pochi giorni fa che l’entrata in vigore della tessera è stata fissata per la prossima stagione calcistica. I motivi dello slittamento risiedono probabilmente nelle proteste di molte tifoserie, ma più realisticamente dalla pressione di alcune società, contrarie alla tessera e dalle dichiarazioni scettiche di alcuni esponenti di rilievo del mondo calcistico. Il pericolo, per il momento, è scampato. Rimane, comunque, il vulnus giuridico dell’articolo 9, non certamente colmabile dai comunicati riparatori del ministero. L’impressione è che, a ridosso dell’entrata in vigore della tessera, le polemiche divamperanno più forti di adesso, con i tifosi organizzati nuovamente sul piede di guerra per non vedere calpestati i loro diritti. November 24 STEFANO CUCCHI...Da Repubblica.it emergono inquietanti verità in attesa di risposte...
Lesioni al cranio, alla mandibola e alla colonna vertebrale. "Lesioni non registrate nel verbale della prima autopsia", affermano gli avvocati della famiglia di Stefano Cucchi, il giovane che sarebbe stato pestato nei sotterranei del tribunale di Roma ed è morto al reparto penitenziario dell'ospedale Pertini il 22 ottobre scorso. Stavolta, dopo la riesumazione della salma, con la seconda autopsia, le ossa rotte sono state "trovate". I legali Dario Piccioni e Fabio Anselmo insistono sul fatto che le lesioni al cranio e alla mandibola "non erano state notate" nel precedente esame. Confermate, invece, le fratture alla colonna vertebrale ed alle mani. Sono stati prelevati campioni dal corpo per altre indagini e soprattutto per valutare quei segni che sembrano bruciature di sigaretta. Dunque il corpo di Stefano non verrà riconsegnato alla famiglia prima della prossima settimana. Gli esami medico-legali supplementari sono stati svolti da un pool di esperti all'istituto di medicina legale de La Sapienza. Come perito della commissione parlamentare d'inchiesta ha partecipato anche il professor Vincenzo Pascali, del policlinico Gemelli. I nuovi accertamenti, che si dovrebbero concludere entro la fine della settimana, saranno svolti sotto l'occhio vigile dei consulenti dei sei indagati: tre agenti di polizia penitenziaria, accusati di omicidio preterintenzionale, e tre medici del Pertini, indagati per omicidio colposo. Un esame del Dna è stato fatto sulle macchie di sangue trovate sui jeans indossati da Cucchi. Dopo quello col supertestimone africano, sabato prossimo un nuovo incidente probatorio per trasformare in prova la testimonianza di un detenuto albanese, che dice di aver sentito "un italiano lamentarsi e piangere". |
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